{"id":25840,"date":"2014-03-27T00:00:00","date_gmt":"2014-03-26T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/barack-a-spasso-per-il-mondo\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:58","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:58","slug":"barack-a-spasso-per-il-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/03\/barack-a-spasso-per-il-mondo\/","title":{"rendered":"Barack a spasso per il mondo"},"content":{"rendered":"<p>Gli europei vorrebbero essere rassicurati. Di fronte ad una Russia minacciosa, con un Mediterraneo in pieno subbuglio, dalla Libia alla Siria, gli europei stanno sviluppando una forte domanda di America, quella tradizionale della Guerra Fredda, che garantiva stabilit\u00e0 e certezza dei rapporti internazionali anche di fronte alle crisi pi\u00f9 difficili. <\/p>\n<p>E naturalmente, almeno per quel che riguarda Vladimir Putin, Barack Obama ha fatto svariate dichiarazioni e appoggiato un ridispiegamento di alcune forze della Nato verso Est, soprattutto a maggior garanzia delle tre repubbliche baltiche. Ma la reazione \u00e8 rimasta in qualche modo sotto tono, senza ad esempio prevedere l\u2019arrivo in Europa di altre forze americane.<\/p>\n<p><b>Conflitto Arabia Saudita-Qatar <\/b><br \/>Lo stesso si pu\u00f2 dire delle crisi arabe, Obama ha concentrato la sua attenzione sul Golfo, da dove arriva la maggior parte dei finanziamenti alle varie fazioni e partiti arabi contrapposti, e i cui equilibri sono in qualche modo resi fragili dai negoziati in corso con l\u2019Iran.<\/p>\n<p>Ma il suo tentativo di affrontare i problemi collettivamente, con una riunione del Consiglio di Cooperazione del Golfo, si \u00e8 scontrato con il conflitto politico in atto tra Arabia Saudita e Qatar, che inserisce un nuovo elemento di divisione molto difficile da risolvere (se i sauditi sono l\u2019alleato di riferimento degli Usa nell\u2019area, il Qatar ospita le maggiori basi americane ed \u00e8 legato ad alcune delle pi\u00f9 importanti <i>think tanks<\/i> di Washington). N\u00e9 aiuta il sostanziale fallimento del tentativo di riprendere i negoziati di pace tra israeliani e palestinesi.<\/p>\n<p>A Est come a Sud Obama si muove quindi con grande circospezione e lancia segnali agli europei perch\u00e9, in una situazione di cos\u00ec grande incertezza, siano piuttosto loro a suggerire la direzione da prendere e ad assumersi maggiori responsabilit\u00e0. <\/p>\n<p>Un messaggio che se da un lato rassicura chi temeva una rapida escalation della crisi, dall\u2019altro lato non risolve il problema del deficit militare e soprattutto decisionale degli alleati europei, costretti a trovare in proprio le risorse e la strategia che un tempo sarebbe stata servita \u201cchiavi in mano\u201d dall\u2019alleato transatlantico.<\/p>\n<p><b>Crisi in Ucraina<\/b><br \/>N\u00e9 gli europei sono gli unici a preoccuparsi. Anche in Asia, la crisi ucraina e l\u2019annessione russa della Crimea sono guardati con preoccupazione. La questione non \u00e8 tanto il potere degli Stati Uniti, che resta incontrastato, ma la loro volont\u00e0 di impegnarsi, la loro dedizione, che in alcuni casi pu\u00f2 essere inferiore a quella dell\u2019avversario. <\/p>\n<p>Questo \u00e8 stato certamente il caso della Crimea, mentre \u00e8 ancora aperto il giudizio per quel che riguarda il resto dell\u2019Ucraina. Ma potrebbe presentarsi un caso analogo con la Cina, per il controllo di qualcuna delle tante micro-isolette contestate tra Pechino e gli alleati asiatici degli Usa nel Pacifico? C\u2019\u00e8 una linea rossa effettiva, e dove passa?<\/p>\n<p>Non \u00e8 sempre possibile n\u00e9 utile stabilire con chiarezza e in modo astratto simili \u201clinee\u201d. Questa anzi potrebbe diventare una ricetta pericolosa, o diminuendo la credibilit\u00e0 nell\u2019appoggio americano (pensiamo a quanto \u00e8 accaduto con la \u201clinea rossa\u201d evocata da Obama in Siria) o irrigidendo la situazione strategica e obbligando a pericolose escalation militari. <\/p>\n<p>Ma \u00e8 importante che gli alleati siano certi della disponibilit\u00e0 di fondo degli americani ad appoggiarli e soprattutto del fatto che non verranno prese decisioni alle loro spalle o a loro insaputa.<\/p>\n<p>In altri termini, quello che gli europei (e gli alleati asiatici degli Usa) realmente vorrebbero da Obama \u00e8 la garanzia di un maggiore coinvolgimento e il funzionamento di un sistema di consultazioni continuo ed efficace, che gli americani considerino in qualche modo vincolante e pienamente impegnativo, anche nelle situazioni di maggior rischio.<\/p>\n<p><b>Alleanza atlantica<\/b><br \/>Questa dopotutto \u00e8 sempre stata la maggior funzione della Nato. Ma l\u2019impressione degli ultimi anni \u00e8 stata quella di un progressivo allentarsi dell\u2019impegno americano, senza rinnegare nulla, ma lasciando sorgere dubbi fastidiosi sulla effettiva dedizione di Washington alla sicurezza degli alleati. <\/p>\n<p>Un sentimento che si \u00e8 alimentato, per quel che riguarda l\u2019Europa, dai tanti segnali di un cosiddetto riorientamento verso Ovest, verso il Pacifico, delle priorit\u00e0 strategiche americane. N\u00e9 hanno aiutato le rivelazioni sul massiccio spionaggio elettronico ai danni degli alleati, oltre che degli stessi cittadini americani, rispetto al quale la reazione di Obama \u00e8 stata, almeno sino ad ora, molto tiepida.<\/p>\n<p>Questa visita in Europa e nel Golfo rimane un\u2019occasione importante per riprendere il filo delle relazioni transatlantiche, in particolare se, anche grazie al nuovo clima di crisi nei rapporti con la Russia, Obama riuscir\u00e0 a superare le molte opposizioni interne e ad accelerare la conclusione del nuovo grande accordo di libero scambio tra Europa ed America. <\/p>\n<p>Sarebbe un segnale importante che potrebbe riuscire a mettere in sordina molti dei dubbi ancora aperti.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli europei vorrebbero essere rassicurati. 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