{"id":25860,"date":"2014-03-30T00:00:00","date_gmt":"2014-03-29T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/exit-strategy-dallo-stato-confusionale-europeo\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:58","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:58","slug":"exit-strategy-dallo-stato-confusionale-europeo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/03\/exit-strategy-dallo-stato-confusionale-europeo\/","title":{"rendered":"Exit strategy dallo stato confusionale europeo"},"content":{"rendered":"<p>In Europa, la crisi si manifesta sotto forme diverse, con economie che arrancano, alcune di esse vicine addirittura all\u2019implosione, partiti anti-sistema in ascesa, un crescente scollamento tra politica e societ\u00e0 ed il sostegno al processo di integrazione europea che registra i minimi storici di popolarit\u00e0. A tutto ci\u00f2 fa da contraltare una crescente frammentazione tra e all\u2019interno dei singoli stati. <\/p>\n<p>Le origini di tali problemi vanno ricercate nel passato. Nel corso degli anni, il progetto europeo si \u00e8 fatto molto pi\u00f9 grande,  mentre la competizione con l\u2019esterno si \u00e8 intensificata in un mondo che si globalizza rapidamente. Il permissivo consenso su cui esso ha per vari decenni riposato non pu\u00f2 pi\u00f9 essere dato per scontato.<\/p>\n<p><b>Euro e integrazione<\/b><br \/>La creazione dell\u2019euro ha rappresentato il pi\u00f9 audace atto d\u2019integrazione e il fattore trainante all\u2019origine di ci\u00f2 \u00e8 stato rappresentato dalla politica piuttosto che dall\u2019economia. Appare oggi chiaro come gli europei abbiano voluto l\u2019unione monetaria, ma non i mezzi necessari a renderla fattibile nel lungo periodo. In tal senso, l\u2019euro ha rappresentato un madornale errore di cui ora paghiamo lo scotto. <\/p>\n<p>Era s\u00ec un disegno imperfetto, ma \u00e8 pur sempre vero la sorte non ha arriso, dato che il primo vero banco di prova \u00e8 giunto in concomitanza con la pi\u00f9 grande crisi finanziaria dopo quella del 1929. Risultato di colossali fallimenti tanto dei mercati quanto delle istituzioni certamente non solo in Europa, la crisi nel suo corso ha messo a nudo la debolezza dell\u2019edificio voluto a Maastricht, cos\u00ec come la fragilit\u00e0 dei rapporti inter-governativi ed inter-statuali. <\/p>\n<p>Ha contribuito altres\u00ec a svelare tutta una serie di \u201ccasi problematici\u201d all\u2019interno della famiglia europea e ha mostrato i limiti del potere politico rispetto ad un\u2019economia priva di confini, la quale detta il passo e spesso detta anche le regole. <\/p>\n<p>Tuttavia, contrariamente alle previsioni degli euro-scettici, il peggio \u00e8 stato sinora evitato. Il crollo dell\u2019euro avrebbe prodotto incalcolabili conseguenze politico-economiche dentro e fuori dell\u2019unione monetaria. Molti \u201catti impensabili\u201d sono stati posti in essere al fine di evitare tutto ci\u00f2. <\/p>\n<p>D\u2019altro canto, le misure di assestamento si sono rivelate pi\u00f9 dolorose e si sono protratte pi\u00f9 a lungo nella zona euro che altrove. I leader politici europei hanno cercato di guadagnare tempo, dimostrando un forte istinto di sopravvivenza ogniqualvolta si siano avvicinati al bordo del precipizio, ma scarsa visione strategica. Chi paga il conto dell\u2019uscita dalla crisi? Questo rimane il nodo politico pi\u00f9 spinoso. <\/p>\n<p><b>Rischi dell\u2019eurozona<\/b><br \/>L\u2019Europa \u00e8 divisa tra creditori e debitori, tra eurozona e gli altri. I contrasti solcano profondamente anche gli Stati, dato che le ineguaglianze continuano a crescere. La fiducia \u00e8 bassa, l\u2019economia imperfetta e la politica tossica. Nel frattempo, l\u2019austerit\u00e0 imposta ai paesi debitori ha avuto ripercussioni devastanti sulle loro economie, societ\u00e0 e sistemi politici. \u00c8 fuor di discussione che questi paesi abbiano vissuto troppo a lungo di tempo e denaro presi a prestito.<\/p>\n<p>Alcuni ritengono o sperano che il peggio sia ormai alle spalle. I mercati appaiono da qualche tempo relativamente calmi, mentre gli Stati iniziano a riemergere da dolorosi programmi di aggiustamento e sono comparsi i primi segnali di ripresa economica. Questo \u00e8 lo scenario ottimista. <\/p>\n<p>Altri, tuttavia, paiono meno ottimisti. Essi ci ricordano come il rischio deflazione per l\u2019Europa incomba, mentre la crescita rimarr\u00e0 probabilmente modesta, fragile ed ineguale nel prossimo futuro. Le lunghe fila degli inoccupati non saranno in grado di trovare occupazione in tempi relativamente contenuti e l\u2019estremismo politico ha il vento in poppa. <\/p>\n<p>Il debito pubblico \u00e8 ora molto pi\u00f9 alto di quanto fosse all\u2019inizio della crisi e quello privato rimane anch\u2019esso elevato. L\u2019Europa sembra dover affrontare l\u2019avvenire con scarse probabilit\u00e0 di successo.<\/p>\n<p>La Germania \u00e8 emersa come il paese indispensabile ed il prestatore di ultima istanza &#8211; e la cancelliera Angela Merkel come il leader indiscusso dell\u2019Europa in crisi. Nel Vecchio Continente gli equilibri di potere si sono modificati. La Germania gode di vantaggi strutturali in un\u2019unione monetaria che opera quale moderna versione del <i>gold standard <\/i>e poco altro. <\/p>\n<p>Tuttavia, l\u2019esperienza storica suggerisce che tale meccanismo potrebbe non avere vita lunga, a meno che l\u2019unione monetaria europea non acquisisca una base di legittimit\u00e0 tanto fiscale quanto politica su cui poggiare. <\/p>\n<p>Le forze centrifughe appaiono forti sia tra che all\u2019interno dei singoli paesi. Ci\u00f2 che mantiene ancora unita l\u2019Europa \u00e8 il collante politico che si \u00e8 solidificato nei vari decenni di stretta cooperazione e, fattore ancor pi\u00f9 importante, la paura dell\u2019alternativa.<\/p>\n<p>Allo stato attuale, serpeggia una diffusa insoddisfazione circa lo stato di salute dell\u2019Unione e, agli occhi di molti europei, il processo d\u2019integrazione si \u00e8 tramutato in un gioco a somma negativa. <\/p>\n<p>Ciononostante, la maggioranza rimane ancora convinta del fatto che i costi della disintegrazione sarebbero anche pi\u00f9 alti. In un certo senso, tutto ci\u00f2 costituisce una sorta di equilibrio del terrore, un equilibrio tuttavia instabile ed incline a provocare incidenti di percorso.<\/p>\n<p><b>Nuovo patto per l\u2019Europa<\/b><br \/>L\u2019Europa ha bisogno di un nuovo grande Patto per tagliare il suo nodo gordiano. L\u2019iniziativa pu\u00f2 muovere solo dai forti, non di certo dai deboli. In che misura i tedeschi saranno disposti a (o in grado di) sottoscrivere il progetto europeo? In che misura i paesi debitori dimostreranno volont\u00e0 o capacit\u00e0 di riformarsi? <\/p>\n<p>Questi costituiscono tasselli essenziali del rompicapo europeo, quantunque non sufficienti. Il nuovo grande patto richieder\u00e0 un\u2019ampia coalizione di paesi e delle principali famiglie politiche europee, che riconoscano il valore del progetto europeo e la necessit\u00e0 di dargli nuova forma in un contesto che evolve molto rapidamente.<\/p>\n<p>L\u2019economia improntata all\u2019offerta e l\u2019obiettivo di un consolidamento fiscale di lungo termine devono essere urgentemente accompagnati da misure volte ad incoraggiare la domanda e stimolare la crescita. In assenza di risposte credibili alle questioni del debito e della ricapitalizzazione degli istituti bancari, in assenza di un chiaro programma per rafforzare la dimensione economica dell\u2019unione economico-monetaria, le prospettive di crescita rimarranno incerte, se non fosche, e la realizzabilit\u00e0 del progetto dell\u2019euro si incriner\u00e0 ulteriormente.<\/p>\n<p>Il progetto europeo deve diventare ancor pi\u00f9 inclusivo, in modo da poter ovviare sempre pi\u00f9 alle necessit\u00e0 di coloro che escono sconfitti da un lungo processo di trasformazione economica culminato nella grande crisi degli ultimi anni. Ad oggi, l\u2019agenda conservatrice dell\u2019Europa non appare in grado di fornire risposte adeguate. <\/p>\n<p>A meno di cambiamenti, i partiti anti-sistema ed i movimenti di protesta continueranno ad avere buon gioco, cos\u00ec come il nazionalismo ed il populismo. Rappresenterebbe un segnale di estrema miopia l\u2019etichettare tutte le forme di protesta come populiste, e cos\u00ec semplicemente sdoganarle. Il populismo e l\u2019euroscetticismo montanti dovrebbero, al contrario, fungere da monito per ferite infettatesi ormai da tempo. Monito che potrebbe trasformarsi in allarme rosso a seguito dei risultati delle elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo previste per il prossimo maggio. <\/p>\n<p><b>Futuro del vecchio continente<\/b><br \/>L\u2019euro costituisce ormai un tema che determiner\u00e0 il successo o il fallimento dell\u2019Europa. \u00c8 altres\u00ec diventato il vanto del progetto europeo, il che fa pensare che difficilmente cambier\u00e0 nell\u2019immediato futuro. Dobbiamo pertanto tirare le necessarie conclusioni. Allo stato attuale, la <i>governance <\/i>dell\u2019euro non appare n\u00e9 efficace n\u00e9 legittimata. Urgono efficaci strumenti di politica, istituzioni comuni pi\u00f9 forti, maggiore responsabilit\u00e0 democratica ed organi esecutivi in grado di agire con poteri discrezionali. Ci\u00f2 garantirebbe il bilanciamento con una serie di politiche nazionali le quasi risultano anch\u2019esse necessarie. <\/p>\n<p>E tutto ci\u00f2 porta ad un nuovo trattato sull\u2019euro, il quale dovrebbe risultare in grado di affrontare le prove democratiche nei paesi membri, a condizione che nessun paese possa avere il diritto di impedire ad altri di andare avanti e che ogni parlamento nazionale &#8211; e\/o i cittadini, qualora venisse indetto un referendum in proposito &#8211; venga messo di fronte ad una scelta chiara, cio\u00e8 \u201cdentro\u201d o \u201cfuori\u201d. La legittimazione democratica deve essere conquistata, non pu\u00f2 essere concessa. <\/p>\n<p>Alcuni paesi europei, in particolare il Regno Unito ma anche altri, non sembrano avere la voglia o la prontezza necessarie per compiere un tale passo in avanti. Dovrebbe esserci spazio per questi attori sotto il pi\u00f9 ampio ombrello dell\u2019Ue mediante una revisione dei trattati esistenti. Maggiore flessibilit\u00e0 e differenziazione saranno necessari in un\u2019Ue a 28 o pi\u00f9.<\/p>\n<p>Se si persiste nell\u2019attuale stato confusionale, l\u2019Europa rimarr\u00e0 debole, divisa al proprio interno e sempre pi\u00f9 incline a guardarsi l\u2019ombelico: un continente in declino ed in fase di invecchiamento, sempre pi\u00f9 irrilevante in un mondo in continuo cambiamento e con vicini poveri ed altamente instabili. La sfida non consiste semplicemente nel salvare la comune divisa. <\/p>\n<p>Consiste nell\u2019elaborare una pi\u00f9 efficace gestione dell\u2019interdipendenza, nel placare i mercati, nel creare le condizioni per uno sviluppo sostenibile e societ\u00e0 pi\u00f9 coese, nel rafforzare la democrazia e trasformare l\u2019integrazione regionale una volta ancora in un gioco a somma positiva: obiettivi sicuramente ambiziosi, ma anche una sfida che vale la pena accettare. <\/p>\n<p>Pi\u00f9 integrazione dove serve e pi\u00f9 responsabilit\u00e0 nazionale o locale ogniqualvolta sia possibile: questo potrebbe essere il motto per l\u2019Europa. Se ce la facessimo, avremmo persino utili lezioni da impartire al resto del mondo.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p><font size=\"1\">Traduzione di Leonardo Tiengo<\/font>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In Europa, la crisi si manifesta sotto forme diverse, con economie che arrancano, alcune di esse vicine addirittura all\u2019implosione, partiti anti-sistema in ascesa, un crescente scollamento tra politica e societ\u00e0 ed il sostegno al processo di integrazione europea che registra i minimi storici di popolarit\u00e0. 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