{"id":25920,"date":"2014-04-02T00:00:00","date_gmt":"2014-04-01T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/le-urne-di-kabul-alla-sfida-della-governabilita\/"},"modified":"2019-10-02T15:49:11","modified_gmt":"2019-10-02T13:49:11","slug":"le-urne-di-kabul-alla-sfida-della-governabilita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/04\/le-urne-di-kabul-alla-sfida-della-governabilita\/","title":{"rendered":"Le urne di Kabul alla sfida della governabilit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Il 5 aprile gli afghani hanno votato per eleggere il successore di Hamid Karzai alla presidenza della Repubblica Islamica dell\u2019Afghanistan: buona l\u2019affluenza alle urne, sia maschile che femminile, nelle aree urbane del paese, meno forte e pi\u00f9 problematica nelle aree periferiche e remote &#8211; il vero Afghanistan.<\/p>\n<p>Nel complesso, circa duecento gli attacchi portati a termine dai taliban nella giornata dell\u2019appuntamento elettorale, altrettanti i seggi chiusi in anticipo per problemi di sicurezza; una situazione che, in generale, conferma l\u2019instabilit\u00e0 afghana. <\/p>\n<p>Un\u2019instabilit\u00e0 che si accompagna al tentativo di \u201cdialogo politico\u201d con i gruppi di opposizione armata e ai tentativi di revisione (e riduzione) dei diritti costituzionali &#8211; in particolare quelli delle donne &#8211; al fine di convincere i gruppi insurrezionali ad accettare una soluzione negoziale (argomento a cui i media hanno dato scarso risalto, ma che la stessa Comunit\u00e0 internazionale ha messo in conto).<\/p>\n<p><b>Karzai a colloquio con i taliban <\/b><br \/>Stati Uniti e attori regionali guardano con favore a un \u201c<i>balance of power<\/i>\u201d tra i gruppi etno-religiosi afghani: un bilanciamento \u201cadeguato\u201d tra gruppi di potere pashtun e le altre minoranze.<\/p>\n<p>Hamid Karzai, sospeso il dialogo formale con Washington, ha avviato un intenso colloquio con i taliban. Non \u00e8 esclusa un\u2019intesa volta a preservare gli equilibri di potere nell\u2019area di Kandahar, dove i Karzai mantengono interessi politici ed economici.<\/p>\n<p>Sul fronte opposto, i taliban hanno dimostrato di poter contrastare con la forza elezioni \u201cillegittime\u201d e \u201canti-islamiche\u201d: una minaccia che, sebbene ridimensionata rispetto alla propaganda insurrezionale pre-elettorale, ha aumentato il livello di preoccupazione generale.<\/p>\n<p><b>Pashtun e tagichi <\/b><br \/>I pashtun, gruppo predominante al sud e all\u2019est, storicamente al potere in Afghanistan e sostenuti dall\u2019esterno dal Pakistan, confermano di volersi muovere su linee di demarcazione etno-culturale. In particolare, il gruppo dei \u201cDurrani\u201d di Kandahar (del quale fa parte la stessa famiglia Karzai) ha avviato una \u201ccollaborazione inter-etnica\u201d per ridurre la dispersione di voti e aumentare la possibilit\u00e0 di accesso di un proprio candidato alla presidenza. <\/p>\n<p>Tra Qayum Karzai (fratello dell\u2019attuale presidente), Gul Agha Sherzai, Muhammad Nader Na\u2019im e Zalmai Rassul, la scelta \u00e8 ricaduta su quest\u2019ultimo, nonostante un primo orientamento su Qayum Karzai (ritiratosi dalla competizione in favore di Rassul: difficile non immaginare un ruolo attivo di Hamid Karzai in tale scelta razionale).<\/p>\n<p>Tra i tagichi, l\u2019importante gruppo etnico e di potere antagonista ai pashtun, presente prevalentemente a nord e a ovest del paese e sostenuto da alcuni attori regionali (tra i quali Iran, Russia e Tajikistan), gli equilibri sono mutati con la scomparsa di Muhammad Qasim Fahim, l\u2019influente signore della guerra anti-taliban, nonch\u00e9 vice-presidente dell\u2019Afghanistan e garante del sostegno a Karzai da parte delle comunit\u00e0 del nord. <\/p>\n<p>Fahim era destinato a giocare un ruolo importante nell\u2019Afghanistan post-elettorale; una scomparsa che ha lasciato spazio di manovra a un altro influente tagico: Ismail Khan, anche lui potente signore della guerra, gi\u00e0 governatore di Herat e candidato vice-presidente nella lista di Sayyaf, uomo capace di accendere gli animi inquieti di quella componente tagika indisposta al \u201cdialogo\u201d con i taliban.<\/p>\n<p><b>Abdullah e Ghani favoriti <\/b><br \/>Oltre la met\u00e0 degli elettori si \u00e8 dichiarata disposta a sostenere un candidato propenso al dialogo con i gruppi insurrezionali ed ha auspicato la vittoria di un soggetto propenso alle buone relazioni con il Pakistan; il 60%  guarda con favore a relazioni durature con gli Stati Uniti. <\/p>\n<p>Nel complesso, l\u2019interesse dell\u2019opinione pubblica afghana \u00e8 aumentato, sebbene il 58% delle schede elettorali inserite nelle urne non corrisponda necessariamente al 58% di elettori (il riferimento ai brogli elettorali \u00e8 esplicito); ma questo non cambia la sostanza di un processo elettorale comunque debole e il cui peso e ruolo sono stati amplificati da un\u2019attenzione mediatica distratta e, in molti casi, superficiale.<\/p>\n<p>Dunque, quale il futuro politico dell\u2019Afghanistan?<\/p>\n<p>\u00c8 probabile che nessuno dei candidati otterr\u00e0 pi\u00f9 del 50% cento dei voti &#8211; di ci\u00f2 avremo conferma nelle prossime settimane; ma \u00e8 altres\u00ec probabile che ci\u00f2 imporr\u00e0 accordi negoziali tra le parti, in particolare con gli esclusi dal probabile ballottaggio.<\/p>\n<p>Abdullah, l\u2019ex ministro degli Esteri, met\u00e0 tagico e met\u00e0 pashtun, e Ashraf Ghani Ahmadzai, ex ministro delle Finanze di etnia pashtun, sono dati per favoriti: il primo in grado di raccogliere il consenso dell\u2019elettorato tagico e di quello, seppur limitato, femminile, il secondo pi\u00f9 convincente per quello di estrazione urbana e delle regioni settentrionali a prevalenza uzbeca (uno dei due candidati vice-presidenti \u00e8 il potente uzbeco Dostum).<\/p>\n<p>E Zalmai Rassoul, ministro degli Esteri uscente, pashtun apprezzato anche dai tagichi, rappresenta la terza potenziale incognita, anche grazie al sostegno di Qayum Karzai.<\/p>\n<p>Poche speranze rimangono per gli altri concorrenti, il cui ruolo potrebbe riservare qualche sorpresa proprio in occasione del secondo turno elettorale: Abdul Rab Rassul Sayyaf e Gul Agha Sherzai.<\/p>\n<p>Nel complesso, date le premesse, \u00e8 facile prevedere un\u2019inquieta fase post-elettorale a causa delle irregolarit\u00e0 e dei brogli che verranno denunciati, ma nessun cambiamento radicale nella politica afghana. <\/p>\n<p>Dato per scontato che un\u2019unica coalizione politica non riuscir\u00e0 a prevalere, lo stato di incertezza sar\u00e0 amplificato dalle dinamiche multilivello che spingeranno ad accordi in vista del ballottaggio dove il candidato pi\u00f9 accreditato, Abdullah, potrebbe vedersi contrapposto a un\u2019unica grande coalizione pashtun.<\/p>\n<p>Molto dipender\u00e0 da come gli stessi pashtun nel sud del paese hanno votato, anche in relazione alla forte influenza dei taliban e alla difficolt\u00e0 nel controllo della regolarit\u00e0 del processo elettorale in quella parte dell\u2019Afghanistan.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 5 aprile gli afghani hanno votato per eleggere il successore di Hamid Karzai alla presidenza della Repubblica Islamica dell\u2019Afghanistan: buona l\u2019affluenza alle urne, sia maschile che femminile, nelle aree urbane del paese, meno forte e pi\u00f9 problematica nelle aree periferiche e remote &#8211; il vero Afghanistan. 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