{"id":25940,"date":"2014-04-03T00:00:00","date_gmt":"2014-04-02T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lezione-siriana-per-la-sicurezza-collettiva\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:55","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:55","slug":"lezione-siriana-per-la-sicurezza-collettiva","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/04\/lezione-siriana-per-la-sicurezza-collettiva\/","title":{"rendered":"Lezione siriana per la sicurezza collettiva"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 ancora possibile salvare la Siria multietnica? Sarebbe gi\u00e0 molto se si riuscissero ad alleviare le tremende sofferenze di una larga parte della popolazione civile. La spietata guerra civile in Siria assomiglia ormai ad un \u201ctutti contro tutti\u201d, visti gli scontri tra le stesse fazioni ribelli e il ruolo crescente di quelle radicali.<\/p>\n<p>A tre anni di distanza dall\u2019inizio di questa tragedia, rischiamo di dimenticare che la rivolta contro il regime di Bashar Assad fu inizialmente pacifica e che la brutale risposta del regime (a cominciare dal ricorso sistematico alla tortura) contribu\u00ec in modo decisivo allo scoppio della guerra civile.<\/p>\n<p><b>Responsabilit\u00e0 di proteggere<\/b><br \/>Se la Russia, storico alleato di Damasco, avesse indotto il regime a pi\u00f9 miti consigli (letteralmente), anzich\u00e9 rifornirlo costantemente di armi, e se avesse immediatamente appoggiato iniziative forti di pressione sul regime, quest\u2019ultimo, molto probabilmente, sarebbe stato costretto ad avviare un confronto con l\u2019opposizione. <\/p>\n<p>A sprecare tempo prezioso ha contribuito anche l\u2019errore, da parte di alcuni paesi occidentali, di annunciare che l\u2019uso di armi chimiche sarebbe stata la \u201clinea rossa\u201d da non superare (peraltro, l\u2019uso indiscriminato di armi convenzionali da parte del regime contro la popolazione civile ha mietuto molte pi\u00f9 vittime).<\/p>\n<p>La Russia fa valere un principio tradizionale del diritto internazionale, secondo il quale stati terzi possono aiutare un governo, ma non gli insorti (salvo poi fomentare la secessione della Crimea !). <\/p>\n<p>Nel 2005, tuttavia, l\u2019Assemblea generale delle Nazioni Unite proclamava la responsabilit\u00e0 di ciascun governo di proteggere da crimini internazionali la popolazione civile sottoposta alla sua autorit\u00e0. Che il diritto internazionale vieti ormai alle autorit\u00e0 di uno stato di massacrare la popolazione civile che vi si trova \u00e8 indubbio. Meno sicuro \u00e8 se la comunit\u00e0 internazionale sia obbligata a reagire attraverso il sistema di sicurezza collettiva. <\/p>\n<p>Il Consiglio di Sicurezza, Cds, pu\u00f2 nondimeno decidere di intervenire anche in virt\u00f9 del suddetto principio della responsabilit\u00e0 di proteggere, che figur\u00f2 del resto fra le motivazioni dell\u2019autorizzazione ad intervenire in Libia tre anni fa. <\/p>\n<p><b>Interferenze esterne in Siria<\/b><br \/>\u00c8 sconcertante che la Russia (spalleggiata dalla Cina) appoggi un regime sanguinario come quello siriano. Occorre tuttavia riflettere anche sul modo in cui altri importanti attori hanno affrontato sia l\u2019intervento in Libia che l\u2019inizio della tragedia siriana: se la finalit\u00e0 fondamentale dei princ\u00ecpi del diritto internazionale \u00e8 oggi quella di tutelare pace e sicurezza e di proteggere le popolazioni civili, gli obiettivi degli interventi debbono essere guidati da queste preoccupazioni e non da quella di rovesciare un regime. <\/p>\n<p>N\u00e9 la soluzione pu\u00f2 essere armare gli insorti: l\u2019andamento sul campo ha dimostrato come le interferenze esterne (in particolare da parte di vari membri della Lega araba) abbiano finito con l\u2019accentuare la dimensione interetnica del conflitto (sunniti contro sciiti).<\/p>\n<p>La comunit\u00e0 internazionale dovrebbe spegnere un conflitto sul nascere (e mostrare la massima determinazione con chi si azzardi a commettere crimini contro la popolazione civile), non gettare benzina sul fuoco. <\/p>\n<p>Il problema \u00e8 anche istituzionale. Com\u2019\u00e8 noto, il potere di veto permette ai membri permanenti del Cds di fare il bello e il cattivo tempo anche a fronte di sofferenze atroci come quelle a cui si assiste in Siria. <\/p>\n<p>\u00c8 sempre meno tollerabile che questioni cruciali &#8211; a volte per la vita di milioni di persone &#8211; siano in bal\u00eca degli interessi di questo o quello fra i cinque membri permanenti. Nel caso della Siria, persino l\u2019Assemblea generale delle Nazioni Unite ha rimproverato il Cds della sua inerzia.<\/p>\n<p>E quand\u2019anche quest\u2019ultimo riesca ad autorizzare un intervento, \u00e8 difficile imporre agli stati di restare entro i limiti (legali) di ci\u00f2 che \u00e8 stato autorizzato. In Libia, dall\u2019obiettivo dichiarato di proteggere la popolazione civile di Bengasi si arriv\u00f2 (su impulso soprattutto di Francia e Gran Bretagna) ad un appoggio a tutto campo agli insorti e al rovesciamento del regime, ovvero un esito non esplicitamente contemplato dalle risoluzioni approvate dal Cds.<\/p>\n<p>La rigidit\u00e0 di Russia e Cina nel caso della Siria non \u00e8 affatto giustificabile, ma \u00e8 in parte favorita da quel che \u00e8 accaduto in Libia e dalle reticenze che questo ha suscitato anche presso altri, importanti paesi.<\/p>\n<p><b>Riforma del Consiglio di sicurezza<\/b><br \/>Occorre dunque riformare il Cds e ridimensionare il potere di veto dei membri permanenti; passare dalla mera discrezionalit\u00e0 all\u2019obbligo di adottare tempestivamente misure adeguate per affrontare non solo le minacce alla pace e alla sicurezza, ma anche le violazioni massicce dei diritti umani; sottoporre ad un controllo internazionale le operazioni condotte dai singoli stati in modo che restino entro i binari di quanto \u00e8 stato deciso a livello collettivo. <\/p>\n<p>Peraltro, quanto pi\u00f9 tempestivamente si interviene con misure incisive, tanto pi\u00f9 alte saranno le chance di evitare un intervento militare. E se le circostanze dovessero far apparire la via militare come l\u2019unica efficace, quanto pi\u00f9 tempestivo e deciso \u00e8 l\u2019intervento, tanto maggiori saranno le possibilit\u00e0 di prevenire massacri (come insegnano &#8211; in male &#8211; la Bosnia o il Ruanda).<\/p>\n<p>Si tratta notoriamente di una sfida difficilissima, anche perch\u00e9 per modificare lo statuto delle Nazioni Unite occorre l\u2019approvazione dei cinque membri permanenti! Una riforma del genere presupporrebbe inoltre una maggiore disposizione della comunit\u00e0 internazionale ad assumersi pienamente le proprie responsabilit\u00e0 in materia di pace e diritti umani. <\/p>\n<p>Non sappiamo quanto si riuscir\u00e0 ancora a salvare di ci\u00f2 che resta della Siria multietnica. Per evitare che tragedie simili si ripetano occorrer\u00e0 nondimeno ripensare senza ipocrisie tanto l\u2019attuale sistema di sicurezza collettiva quanto il modo \u201cdisinvolto\u201d in cui sono state affrontate alcune delle maggiori crisi degli ultimi anni.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 ancora possibile salvare la Siria multietnica? Sarebbe gi\u00e0 molto se si riuscissero ad alleviare le tremende sofferenze di una larga parte della popolazione civile. La spietata guerra civile in Siria assomiglia ormai ad un \u201ctutti contro tutti\u201d, visti gli scontri tra le stesse fazioni ribelli e il ruolo crescente di quelle radicali. 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