{"id":25990,"date":"2014-04-07T00:00:00","date_gmt":"2014-04-06T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-dragone-sommerso-a-prato\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:54","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:54","slug":"il-dragone-sommerso-a-prato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/04\/il-dragone-sommerso-a-prato\/","title":{"rendered":"Il dragone sommerso a Prato"},"content":{"rendered":"<p>Un centro di ricerca a Prato per lo scambio tecnologico con la Cina nel settore tessile e dei nuovi materiali. Una collaborazione con alcune delle maggiori universit\u00e0 e centri di ricerca cinesi. Un volo diretto Pisa-Shangai per collegare, senza intermediari, la storia del tessile italiano con una delle pi\u00f9 importanti citt\u00e0 dell\u2019Asia e con la vicina Zhejiang, una delle pi\u00f9 attive provincie della Repubblica Popolare nel campo dell\u2019abbigliamento. <\/p>\n<p>Sono i progetti che la Regione Toscana e le amministrazioni di Pisa, Prato e Firenze stanno mettendo in campo per dare sempre pi\u00f9 corpo e basi legali a una partnership tanto proficua quanto problematica, che oggi ancora divide nell\u2019analisi dei vantaggi e dei danni arrecati al settore tessile italiano dall\u2019avvento del \u201cMade in Italy cinese\u201d.<\/p>\n<p><b>Processo di agglomerazione<\/b><br \/>La prima vera ondata migratoria cinese a Prato si registra intorno all\u2019inizio degli anni Novanta. Ci\u00f2 coincide con una fase di declino e successiva ristrutturazione del distretto tessile, dovuta a una crisi del tipo di specializzazione locale (la lavorazione della lana rigenerata) e a una successiva ripresa accompagnata dallo sviluppo di un comparto a minor valore aggiunto (quello della maglia), che ha portato con s\u00e9 un incremento della domanda di forza lavoro poco qualificata, specialmente per l\u2019attivit\u00e0 di cucitura.<\/p>\n<p>Attratti dalla possibilit\u00e0 di inserirsi in un comparto lasciato libero dai lavoratori locali e caratterizzato dalla semplicit\u00e0 del processo produttivo e dal basso capitale necessario per mettersi in proprio, molti cinesi provenienti da altre parti d\u2019Italia o d\u2019Europa o direttamente dalla Cina (specialmente dalla cintura della citt\u00e0 di Wenzhou, provincia dello Zhejiang) diedero vita a un rapido processo di agglomerazione, che nel giro di pochi anni ha visto aumentare esponenzialmente sia il numero di individui che il numero di nuove imprese.<\/p>\n<p><b>Pronto moda<\/b><br \/>A livello imprenditoriale, <a href= \"http:\/\/www.rivisteweb.it\/doi\/10.1425\/74212\" target= \"blank\"><b><u> \u00e8 stato osservato<\/u><\/b><\/a> come l\u2019ascesa cinese a Prato sia interessante perch\u00e9 non va ad inserirsi all\u2019interno della specializzazione che pi\u00f9 caratterizzava il &#8211; distretto &#8211; quella tessile &#8211; ma in un tipo di produzione al tempo minore &#8211; l\u2019abbigliamento &#8211; che si sviluppa su larga scala proprio grazie all\u2019arrivo dei cinesi. <\/p>\n<p>Ed \u00e8 soprattutto grazie all\u2019arrivo dei cinesi, tra l\u2019altro, che a Prato si sviluppa un nuovo sistema produttivo, quello del cosiddetto \u201cpronto moda\u201d, che meglio si adatta alle nuove dinamiche dei mercati internazionali. <\/p>\n<p>Ben presto, i primi gruppi di cinesi seppero crescere trasformandosi da semplici sub-fornitori a basso costo per le imprese locali a vere e proprie piccole imprese finali in contatto diretto con il mercato. L\u2019esempio di questi primi nuovi imprenditori ha messo in moto un processo imitativo da parte di altri piccoli fornitori e nel giro di poco tempo ha sviluppato un vero e proprio modello di divisione del lavoro a livello locale che ha coinvolto un numero ancora maggiore di imprese cinesi.<\/p>\n<p>Tra la fine degli anni Novanta e gli anni pi\u00f9 recenti il numero di imprese cinesi \u00e8 quasi quintuplicato, non solo grazie a un nuovo incremento di imprese finali e sub-fornitori nel settore, ma anche grazie allo sviluppo di attivit\u00e0 complementari, specialmente nei servizi al commercio.<\/p>\n<p><b>Lavoro sommerso<\/b><br \/>Oggi, a oltre vent\u2019anni dall\u2019insediamento cinese a Prato, molto ancora si dibatte sugli effetti economici, sulla componente sommersa e sulle questioni legate all\u2019integrazione. Riguardo all&#8217;impatto economico, si rilevano almeno due tesi contrapposte: la prima \u00e8 che l\u2019arrivo dei cinesi a Prato abbia contribuito in modo significativo al declino del sistema produttivo locale; la seconda \u00e8 che &#8211; al contrario &#8211; proprio grazie all\u2019arrivo dei cinesi il distretto sia riuscito a ristrutturarsi in modo tale da poter affrontare al meglio le dinamiche dei mercati globali &#8211; e che quindi l\u2019esistenza stessa del comparto sia stata salvata dall\u2019arrivo dei cinesi.<\/p>\n<p>Come spesso accade, la verit\u00e0 sta nel mezzo, ed \u00e8 molto pi\u00f9 complessa di quanto si possa derivare da queste semplici proposizioni. La componente \u201csommersa\u201d della presenza cinese &#8211; quella delle migliaia di lavoratori giunti illegalmente (stimati in circa 7.000 unit\u00e0) e impegnati in attivit\u00e0 lavorative fuori controllo e spesso in situazioni estreme &#8211; \u00e8 innegabilmente il fulcro della questione. \u00c8 soprattutto a causa del sommerso che le statistiche tradizionali non sono finora riuscite a quantificare il peso reale della quota cinese sull\u2019economia di Prato.<\/p>\n<p>A questo riguardo, \u00e8 da segnalare un <a href= \"http:\/\/ricerca.repubblica.it\/repubblica\/archivio\/repubblica\/2013\/10\/30\/prato-cosi-le-imprese-dei-telai-fanno.html\" target= \"blank\"><b><u> recente lavoro<\/u><\/b><\/a> a cura di un gruppo di ricercatori dell&#8217;Irpet che &#8211; combinando statistiche ufficiali con metodi di stima basati sul consumo delle risorse (come la quantit\u00e0 di acqua utilizzata nel processo produttivo) &#8211; ha stimato che l\u2019attivit\u00e0 delle aziende cinesi contribuisca per 14,3% della produzione totale e per il 10,3% del valore aggiunto della provincia, con un picco del 45% per il solo settore tessile. <\/p>\n<p>Oltre agli aspetti prettamente economici, il caso di Prato merita attenzione anche per gli aspetti legati al processo di integrazione sociale di una comunit\u00e0 cinesi oggi tra le pi\u00f9 grandi d\u2019Europa. Se fino a poco tempo fa vi era una netta separazione tra la comunit\u00e0 locale e quella cinese, l\u2019espandersi all\u2019interno del secondo gruppo di una generazione di nuovi nati nella provincia (un quinto degli attuali residenti, non potr\u00e0 far altro che contribuire positivamente al processo di integrazione culturale, sociale ed economica negli anni a venire.<\/p>\n<p><i><font size=\"1\"> Articolo pubblicato su <a href= \"http:\/\/www.iai.it\/pdf\/OrizzonteCina\/OrizzonteCina_14-01.pdf\" target= \"blank\"><b><u> OrizzonteCina<\/u><\/b><\/a>, rivista online sulla Cina contemporanea a cura di Torino World Affairs Institute e Istituto Affari Internazionali<\/i><\/font>.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un centro di ricerca a Prato per lo scambio tecnologico con la Cina nel settore tessile e dei nuovi materiali. Una collaborazione con alcune delle maggiori universit\u00e0 e centri di ricerca cinesi. 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