{"id":26010,"date":"2014-04-09T00:00:00","date_gmt":"2014-04-08T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/leffetto-domino-della-crimea\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:54","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:54","slug":"leffetto-domino-della-crimea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/04\/leffetto-domino-della-crimea\/","title":{"rendered":"L\u2019effetto domino della Crimea"},"content":{"rendered":"<p>La riannessione della Crimea da parte della Russia sembra aprire una nuova fase storica nelle relazioni internazionali. Sotto i riflettori sono le recenti mosse di Mosca in Ucraina orientale, che possono sfociare in un\u2019escalation, e la nuova strategia degli Stati Uniti e dell\u2019Alleanza Atlantica per la creazione di un nuovo \u201ccordone sanitario\u201d di contenimento dell\u2019espansionismo russo &#8211; un vero e proprio \u201cnew containment\u201d sulla falsariga di quello della Guerra Fredda.<\/p>\n<p><b>Nazionalisti ungaro-segleri<\/b><br \/>Non molti per\u00f2 hanno messo in relazione questi eventi con altre rivendicazioni nazionali anche interne all\u2019Unione europea, in particolare quelle che sono all\u2019origine dei contrasti tra Ungheria e Romania. <\/p>\n<p>Il 15 marzo scorso, giorno in cui gli ungheresi ricordano la rivoluzione di Pest del 1848, in Transilvania si sono svolte manifestazioni degli autonomisti della minoranza seclera (in ungherese<i> sz\u00e9kelyek<\/i>, in romeno <i>secui<\/i>) di lingua e cultura ungherese.<\/p>\n<p>Con gli scontri tra nazionalisti ungaro-secleri e polizia romena si torna ad un clima di agitazione che negli anni si era anestetizzato, dopo i violenti scontri di Targu Mures (in ungherese Marosvasarhely) del marzo 1990 che caratterizzarono questa regione, anticipando i conflitti etnici poi esplosi in Jugoslavia.<\/p>\n<p>Al contempo, il parlamento di Tiraspol, la capitale della Transnistria, regione secessionista della Moldova, ha avviato i negoziati per la proclamazione della propria riunificazione con la Russia. La Transnistria, con oltre mezzo milione di abitanti, \u00e8 a maggioranza russo-ucraina e si \u00e8 dichiarata indipendente nel 1992, alla caduta dell\u2019Unione Sovietica, dopo un breve conflitto militare con le forze moldave.<\/p>\n<p>La presenza militare russa nella regione &#8211; circa un migliaio di soldati &#8211; sarebbe stata rafforzata, secondo alcune fonti non confermate, dopo il referendum in Crimea.<\/p>\n<p><b>Ritorno della grande Romania?<\/b><br \/>Intanto in Moldova riprende forza il movimento nazionalista \u201cgrande\u201d romeno per la riunificazione con la Romania. Cos\u00ec, accanto alla mobilitazione \u201ccontro\u201d le rivendicazioni di autonomia territoriale dei secleri ungarofoni, riemerge in Romania anche la questione della riunificazione con la Moldova per la ricostituzione di quella \u201cGrande Romania\u201d che fu uno dei cardini del sistema di Versailles dopo la prima guerra mondiale.<\/p>\n<p>La prima fase della crisi ucraino-russa, incentrata sulla Crimea, sembra aver tracciato un modello per i movimenti secessionisti che prevede la proclamazione della \u201csovranit\u00e0\u201d da parte di comunit\u00e0 russe, quindi lo svolgimento di un referendum, e infine la legittimazione da parte di Mosca.<\/p>\n<p>Questo scenario sembra riprodursi a Donetsk, Karkhiv e in altre regioni dell\u2019Ucraina a maggioranza russa, dove il 7 aprile gruppi di russofoni hanno occupato alcune istituzioni locali. Il governo di Kiev ha denunciato questa mobilitazione come la seconda fase della strategia geopolitica di Mosca.<\/p>\n<p>In verit\u00e0, ad alimentare il secessionismo \u00e8 anche l&#8217;assenza di un assetto federale nei paesi postcomunisti che includono aree culturalmente ed etnicamente molto differenziate, il che provoca gravi fratture e tensioni.<\/p>\n<p>L\u2019Ucraina fatica a trovare un equilibrio tra il modello centralista delle cosiddette forze pro-occidentali vecchie e nuove guidate da leader come Julia Timoscenko e Vitalj Klichko e quello federalista, cardine della piattaforma del Partito delle Regioni dell\u2019ex presidente Viktor Yanukovich. <\/p>\n<p>Non solo i russi, ma anche le altre minoranze, in primis i romeni di Cernovchi o gli ungheresi di Beregovo, hanno sostenuto le politiche del partito di Yanukovich, che durante l\u2019ultima amministrazione ha dotato l\u2019Ucraina di una legge sul bilinguismo locale tra le pi\u00f9 avanzate della regione.<\/p>\n<p><b>Federalizzazione della Moldova<\/b><br \/>In Moldova, oltre alla secessione <i>de facto<\/i> della regione transnistriana, vi \u00e8 l\u2019insofferenza delle comunit\u00e0 slavofone e soprattutto di quella della regione della Gagauzia, popolata da comunit\u00e0 rom filo-russe, per il  rafforzamento dell\u2019elemento romeno.<\/p>\n<p>I progetti di federalizzazione della Moldova si scontrano con lo scoglio delle rappresentanze delle varie etnie negli organi federali. Inoltre, la maggioranza della popolazione (i 2\/3 dei circa tre milioni di abitanti) di lingua romena \u00e8 sempre pi\u00f9 integrata con la Romania, che vede come sua madrepatria (quasi mezzo milione hanno la doppia cittadinanza moldovena-romena).<\/p>\n<p>Anche in Romania il problema del federalismo e della regionalizzazione torna come un fiume carsico proprio in risposta alle esigenze della minoranza ungherese di Transilvania, un milione e mezzo di ungarofoni, la met\u00e0 dei quali concentrata in un paio di province nel centro del paese.<\/p>\n<p>Eppure la chiave di volta per la comprensione dei conflitti endemici della regione sta proprio nella mancata valorizzazione dei territori periferici. A risentirne \u00e8 anche l\u2019immagine dell\u2019Ue, da cui le popolazioni di queste regioni speravano venisse un sostegno ben pi\u00f9 robusto al disegno autonomistico.<\/p>\n<p>La secessione della Crimea, al di l\u00e0 del ruolo di Mosca, rischia perci\u00f2 di creare un effetto \u201cdomino\u201d verso Occidente che potrebbe arrivare fino in Ungheria: Crimea e altre regioni russe dell\u2019Ucraina sperano di unirsi a Mosca, cos\u00ec come la Transnistria, il resto della Moldova vuole fondersi con Bucarest, la \u201cterra dei secleri\u201d con Budapest. <\/p>\n<p>\u00c8 un fatto che in queste regioni i federalisti sono perlopi\u00f9 filo-russi o anti-europei. Bruxelles, Washington e le cancellerie europee dovrebbero tenerne conto.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La riannessione della Crimea da parte della Russia sembra aprire una nuova fase storica nelle relazioni internazionali. 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