{"id":26030,"date":"2014-04-11T00:00:00","date_gmt":"2014-04-10T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/affinita-elettive-tra-tunisi-e-roma\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:53","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:53","slug":"affinita-elettive-tra-tunisi-e-roma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/04\/affinita-elettive-tra-tunisi-e-roma\/","title":{"rendered":"Affinit\u00e0 elettive tra Tunisi e Roma"},"content":{"rendered":"<p>Gli antichi Romani impiegarono pi\u00f9 di un secolo per sconfiggere Cartagine e diventare la potenza marittima egemone nel Mediterraneo. Oggi, le speranze che il Nord Africa possa prendere il sentiero della stabilizzazione potrebbero ironicamente dipendere dal sostegno italiano alla transizione democratica in Tunisia, in termini politici e, soprattutto, economici. <\/p>\n<p>Che cosa sta spingendo i due paesi a rafforzare le relazioni bilaterali, e per quale motivo gli effetti potrebbero spingersi oltre lo Stretto di Sicilia?<\/p>\n<p> L\u2019interesse italiano nei confronti della Tunisia \u00e8 andato crescendo negli ultimi tre anni, a fronte dei cambiamenti geopolitici indotti dalla Primavera Araba. Gli scambi commerciali e le relazioni economiche fra i due paesi erano in realt\u00e0 molto stretti anche sotto il regime di Ben Ali. Si pensi alla forte presenza del business italiano in Tunisia, ai rapporti energetici (gasdotto Transmed), ma anche a questioni politiche come la lotta all\u2019immigrazione clandestina. La caduta del regime, tuttavia, ha offerto all\u2019Italia la possibilit\u00e0 di consolidare ulteriormente i legami bilaterali, in una delicata fase di ribilanciamento degli equilibri regionali.<\/p>\n<p><b>Sbocco per il commercio italiano<\/b><br \/>L\u2019Italia ha infatti mal digerito l\u2019interventismo francese in Libia, ed il protagonismo di Nicolas Sarkozy nella caduta di Gheddafi. Il primato nel riconoscere il governo di transizione ha consentito agli uomini di affari francesi un vantaggio significativo nella corsa alla ricostruzione della Libia. In aggiunta, la presenza di altri attori regionali, quali Qatar e Turchia, ha aumentato drasticamente la concorrenza per le imprese italiane.<\/p>\n<p>In questo nuovo quadro geoeconomico, la Tunisia rappresenta uno sbocco alternativo primario per il commercio italiano, proprio in virt\u00f9 delle gi\u00e0 solide relazioni economiche.<\/p>\n<p>Fra il 2006 e il 2012, l\u2019Italia \u00e8 stata il secondo partner commerciale della Tunisia, subito dietro la Francia. Nello stesso periodo, tuttavia, gli investimenti diretti esteri ammontano a 1.2 miliardi di euro, superiori a quelli della Francia. Le circa 750 imprese italiane in Tunisia impiegano oltre 60 mila lavoratori locali.<\/p>\n<p>Anche Tunisi guarda con interesse a Roma. La crisi politica iniziata nel dicembre 2013 si \u00e8 conclusa il 29 gennaio scorso con la nomina di Mehdi Jomaa a capo di un governo tecnico che ha sostituito l\u2019amministrazione guidata dal partito islamista Ennahda. <\/p>\n<p>Il nuovo governo ha il difficile compito di ristabilire la sicurezza nel paese dopo le nuove ondate di violenza, stimolare la crescita economica e preparare le nuove elezioni entro la fine di quest\u2019anno. Raggiungere questi obiettivi non sar\u00e0 una passeggiata, in particolare per quel che riguarda l\u2019aspetto economico.<\/p>\n<p><b>Raccolta fondi per la democrazia<\/b><br \/>In un contesto di crescente tensione fra la societ\u00e0 civile ed i partiti politici, la Tunisia post-rivoluzionaria ha sofferto di tutti gli effetti collaterali dei processi di transizione: riduzione drastica del Pil, disoccupazione alle stelle, squilibrio fiscale. Importanti riforme quali sussidi, riduzione della spesa pubblica, creazione dei posti di lavoro, riforma del sistema bancario, ed integrazione dell\u2019economia informale sono attese con urgenza.<\/p>\n<p>Considerato il tessuto economico, composto principalmente da piccole e medie imprese, la capacit\u00e0 del governo di attrarre fondi dall\u2019estero e sviluppare nuove partnership economiche sar\u00e0 quindi decisiva per l\u2019esito della transizione. <\/p>\n<p>Per questo motivo, la Tunisia ha lanciato una vera e propria \u201craccolta fondi\u201d per sostenere la nascente, ma ancora fragile democrazia. Il governo si \u00e8 gi\u00e0 mosso, chiarendo che la costruzione di una solida democrazia \u00e8 necessariamente legata alla creazione di posti di lavoro. La stagnazione economica riaprirebbe infatti scenari destabilizzanti.<\/p>\n<p>Le principali istituzioni internazionali (Banca mondiale, Fondo monetario internazionale) hanno sbloccato prestiti fino a 1.2 miliardi di dollari per sostenere il programma di riforme tunisino. Tuttavia, la cassa \u00e8 lungi dall\u2019essere piena e l&#8217;Europa non ha ancora esercitato il suo peso politico.<\/p>\n<p>Durante la visita a Parigi a fine febbraio 2014, il ministro degli esteri tunisino Mongi Hamdi ha sottolineato l\u2019importanza strategica della Tunisia, un paese \u201cnon meno importante di Grecia o Ucraina\u201d. Dalla caduta di Ben Ali per\u00f2, i rapporti con la Francia sono stati tutt\u2019altro che idilliaci. Pur considerando acqua passata il sostegno offerto da Michelle Alliot-Marie al regime di Ben Ali, le reazioni timide di Parigi al processo costituzionale hanno irritato la nuova classe politica in Tunisia. <\/p>\n<p>Il presidente Fran\u00e7ois Hollande si \u00e8 impegnato per ristabilire buone relazioni, ma in termini economici il contributo della Francia si \u00e8 limitato a 500 milioni di euro in prestiti e alla cancellazione di 60 milioni di debito tunisino da convertire in progetti di investimenti.<\/p>\n<p><b>Renzi inizia dalla Tunisia <\/b><br \/>Non \u00e8 quindi un caso che il primo viaggio all&#8217;estero di Matteo Renzi si sia svolto a Tunisi dove il 4 marzo il premier ha dichiarato che il Mediterraneo sar\u00e0 al centro dell\u2019agenda italiana durante la Presidenza dell\u2019Unione europea (secondo semestre 2014). <\/p>\n<p>Nella Tunisia post-rivoluzionaria, l&#8217;Italia \u00e8 percepita come un partner dotato di maggiore tatto politico rispetto alla Francia. Una relazione speciale pu\u00f2 essere vantaggiosa per entrambi i paesi: gli investitori italiani hanno bisogno di sbocchi fuori dall\u2019Europa in crisi, mentre gli uomini d\u2019affari tunisini possono trovare nel governo italiano un \u201cangel investor\u201d, ideale per dare fiducia ad altri partner internazionali.<\/p>\n<p>Le implicazioni avrebbero rilevanza regionale. Il Segretario di stato americano John Kerry ha pi\u00f9 volte ribadito l\u2019importanza del modello tunisino di transizione pacifica e democratica per il resto della regione. Ciononostante, l\u2019atteggiamento dei principali attori internazionali resta cauto, ed avverso al rischio, in ragione dell\u2019incertezza che caratterizza le politiche economiche degli stati in transizione. Oltre la retorica del \u201cmodello tunisino\u201d, gli investimenti stentano ad arrivare.<\/p>\n<p>La mossa italiana aiuterebbe a rompere il paradigma di incertezza. Sarebbe inoltre ben accettata da Washington che da tempo chiede ai partner europei maggiore responsabilit\u00e0 nel vicinato meridionale. Lo Stretto di Sicilia pu\u00f2 quindi essere cruciale per lo sviluppo democratico e la prosperit\u00e0 in tutta l\u2019area mediterranea.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli antichi Romani impiegarono pi\u00f9 di un secolo per sconfiggere Cartagine e diventare la potenza marittima egemone nel Mediterraneo. Oggi, le speranze che il Nord Africa possa prendere il sentiero della stabilizzazione potrebbero ironicamente dipendere dal sostegno italiano alla transizione democratica in Tunisia, in termini politici e, soprattutto, economici. 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