{"id":26070,"date":"2014-04-16T00:00:00","date_gmt":"2014-04-15T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/paletti-per-putin\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:52","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:52","slug":"paletti-per-putin","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/04\/paletti-per-putin\/","title":{"rendered":"Paletti per Putin"},"content":{"rendered":"<p>Il documento sulla Strategia di sicurezza europea del 2003 iniziava con la frase \u201cL\u2019Europa non \u00e8 mai stata tanto prospera, sicura e libera\u201d. Da allora le percezioni sono notevolmente cambiate. Oggi, a causa della crisi ucraina, \u00e8 lo stesso assetto di sicurezza europeo che appare in pericolo.<\/p>\n<p> Un ulteriore aggravamento della crisi potrebbe avere un effetto fortemente destabilizzante, mettendo a rischio alcuni capisaldi del sistema di sicurezza post-Guerra Fredda, gi\u00e0 peraltro traballanti: il regime di controllo degli armamenti, il dialogo e la concertazione con Mosca nell\u2019ambito del Consiglio Nato-Russia, il ruolo dell\u2019Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione europea (Osce) nel campo della sicurezza e dei diritti umani, la gestione cooperativa delle crisi sul continente.<\/p>\n<p><b>Non solo sanzioni a Mosca<\/b><br \/>I paesi occidentali hanno minacciato un inasprimento delle sanzioni nel caso di ulteriori violazioni dell\u2019integrit\u00e0 territoriale dell\u2019Ucraina. L\u2019Italia non pu\u00f2 che condividere questa linea, anche se le sanzioni, per essere efficaci, dovranno continuare ad essere graduate in rapporto al comportamento russo. Una politica remissiva o accomodante non solo sarebbe in contrasto con principi basilari della cooperazione fra gli Stati, ma manderebbe a Mosca il segnale sbagliato, incoraggiandola a intraprendere nuove azioni unilaterali.<\/p>\n<p>Nel contempo, per\u00f2, sarebbe sbagliato adottare, almeno nelle circostanze presenti, una strategia basata solo sul contenimento e la dissuasione.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 infatti far leva su alcuni fattori che potrebbero indurre il Cremlino a rinunciare alle tentazioni espansionistiche e a una condotta pi\u00f9 cooperativa. <\/p>\n<p>Buona parte dell\u2019establishment russo continua ad essere vitalmente interessato a mantenere rapporti di cooperazione economica con l\u2019Occidente. In assenza di plausibili alleati di peso, Mosca corre il rischio di un crescente isolamento internazionale. Nel pi\u00f9 lungo termine, \u00e8 probabile che le debolezze strutturali dello Stato e dell\u2019economia della Russia mettano il paese in una situazione di svantaggio, rendendo sempre pi\u00f9 difficile e costoso il controllo sul vicinato.<\/p>\n<p>Pertanto, bench\u00e9 appaia oggi estremamente remota la prospettiva di un partenariato strategico con Mosca, la porta deve rimanere aperta alla ripresa della cooperazione sia in campo economico che in quello politico-strategico.<\/p>\n<p><b>Strategia europea in Russia<\/b><br \/>In ogni caso, vi \u00e8 un ampio spettro di politiche che l\u2019Unione europea (Ue) dovr\u00e0 rivedere alla luce dei cambiamenti che la crisi ha prodotto sul terreno e delle lezioni che se ne possono trarre.<\/p>\n<p>In primis la strategia verso la Russia. Vi \u00e8 un\u2019esigenza imperativa di tentare un accordo sui rispettivi ruoli nelle aree limitrofe e quindi di ripensare il Partenariato orientale e i progetti di cooperazione con i paesi dell\u2019Est Europa e del Caucaso.<\/p>\n<p>Torna inoltre in primo piano la questione della divisione di oneri e responsabilit\u00e0 a livello transatlantico e, a un livello pi\u00f9 strategico, quella di mettere in sintonia il ruolo della Nato e quello dell\u2019Ue nella regione, evitando pericolosi corti circuiti.<\/p>\n<p> Per preservare un credibile e funzionante contesto paneuropeo, basato sui principi della sicurezza cooperativa, occorrer\u00e0 verificare le condizioni per un rilancio o aggiornamento dei vari meccanismi dell\u2019Osce e, se possibile, anche di quelli, attualmente congelati, in seno alla Nato.<\/p>\n<p><b>Partenariato orientale<\/b><br \/>Tutto ci\u00f2 richiede un impegnativo, ma imprescindibile, sforzo di ridefinizione degli obiettivi dell\u2019Ue nel contesto europeo e, in parallelo, un rafforzamento dell\u2019apparato e degli strumenti di proiezione esterna dell\u2019Ue che, anche dopo l\u2019entrata in vigore del Trattato di Lisbona, continuano a soffrire di molteplici carenze e debolezze.<\/p>\n<p>\u00c8 vitale interesse dell\u2019Italia che l\u2019Ue riesca a definire un nuovo approccio verso l\u2019Est Europa e, pi\u00f9 in generale, verso il suo vicinato orientale, preservando, per quanto possibile, il dialogo con Mosca e la prospettiva che esso si consolidi in un partenariato ad ampio respiro, anche se tale prospettiva appare ora alquanto remota.<\/p>\n<p>Oggi pi\u00f9 che mai, le nostre iniziative bilaterali nei confronti dei paesi del vicinato orientale e segnatamente della Russia devono rientrare nella cornice europea e transatlantica. Rischiano altrimenti non solo di essere inefficaci, ma anche di isolarci dagli alleati e dai partner.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il documento sulla Strategia di sicurezza europea del 2003 iniziava con la frase \u201cL\u2019Europa non \u00e8 mai stata tanto prospera, sicura e libera\u201d. Da allora le percezioni sono notevolmente cambiate. Oggi, a causa della crisi ucraina, \u00e8 lo stesso assetto di sicurezza europeo che appare in pericolo. 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