{"id":26100,"date":"2014-04-21T00:00:00","date_gmt":"2014-04-20T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-terremoto-di-kiev-scuote-lasia-centrale\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:51","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:51","slug":"il-terremoto-di-kiev-scuote-lasia-centrale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/04\/il-terremoto-di-kiev-scuote-lasia-centrale\/","title":{"rendered":"Il terremoto di Kiev scuote l\u2019Asia centrale"},"content":{"rendered":"<p>Le diplomazie delle ex-repubbliche sovietiche del Centro Asia hanno avuto un bel da fare negli ultimi mesi, data la crisi ucraina. L\u2019annessione della Crimea alla Federazione russa tramite referendum ha costretto i cinque stati (Kazakhstan, Kyrgyzstan, Uzbekistan, Tajikistan e Turkmenistan) a barcamenarsi tra dichiarazioni di sostegno e di malcelata critica verso la rinata politica espansionista di Mosca. <\/p>\n<p>A mostrarlo \u00e8 stato quanto accaduto in occasione della risoluzione dell\u2019Assemblea generale Onu del 27 marzo che ha dichiarato invalido il referendum summenzionato. Kyrgyzstan, Tajikistan e Turkmenistan non hanno preso parte alla votazione, subendo nel contempo forti pressioni dai diplomatici russi.<\/p>\n<p><b>Uzbekistan, Tajikistan, Kyrgyzstan<\/b><br \/>L\u2019Uzbekistan, pur evitando qualsiasi riferimento diretto alla Federazione russa, si \u00e8 detto preoccupato riguardo al possibile deterioramento della situazione. Tashkent ha chiaramente espresso la necessit\u00e0 di evitare qualsivoglia minaccia all\u2019integrit\u00e0 territoriale ucraina.<\/p>\n<p>Il Tajikistan, fortemente dipendente dall\u2019economia russa, e il Turkmenistan, regime ben pi\u00f9 autoritario di quello dell\u2019ex-presidente ucraino Yanukovich, non si sono espressi. Il Kazakhstan, con una minoranza etnica russa pari al 22% dell\u2019intera popolazione, ha fatto sapere che il presidente Nursultan Nazarbaev, al telefono con Putin, ha espresso comprensione per la preoccupazione russa di proteggere i diritti delle minoranze etniche in Ucraina.<\/p>\n<p>Molti credevano che il Kyrgyzstan potesse assumere una posizione forte, critica nei confronti di Mosca. Il paese \u00e8 infatti la speranza democratica della regione e ha vissuto due rivoluzioni: nel 2005 e nel 2010, rivolte popolari contro leader fortemente corrotti. Il presidente kyrgyzo Almazbek Atambaev ha per primo espresso le sue condoglianze alle famiglie uccise a Kiev durante gli scontri, dichiarandosi fiducioso per il futuro del popolo ucraino. <\/p>\n<p>L\u201911 marzo, il Ministro degli esteri ha emesso un comunicato stampa condividendo l\u2019inquietudine della comunit\u00e0 internazionale per l\u2019escalation di tensione in Ucraina, descrivendo il presidente Viktor Yanukovich come esautorato <i>de facto <\/i>del potere presidenziale. Asseritamente, la minaccia di Mosca di espellere i migranti kyrgizi in Russia (tra 600,000 e 1 milione) ha costretto lo stesso Ministro a emettere un nuovo comunicato, il 20 marzo, con il quale Bishkek riconosceva i risultati del referendum in Crimea. Questi rappresentano il volere assoluto della maggioranza della popolazione della Repubblica autonoma.<\/p>\n<p><b>Dipendenza economica dalla Russia<\/b><br \/>I paesi pi\u00f9 poveri, Tajikistan e Kyrgyzstan, devono fare i conti con la dipendenza economica dalle rimesse dei migranti in Russia. Secondo la <a href= \"http:\/\/www.worldbank.org\/en\/news\/press-release\/2013\/10\/02\/developing-countries-remittances-2013-world-bank\" target= \"blank\"><b><u> Banca Mondiale<\/u><\/b><\/a>, il Tajikistan \u00e8 al primo posto al mondo per contribuzione delle rimesse al Gdp nazionale (48%), seguito dal Kyrgyzstan (31%). \u00c8 chiaro che i governi temono il declino dell\u2019economia russa e il ritorno dei migranti in patria, dove i tassi di disoccupazione sono elevatissimi.<\/p>\n<p>Il Kyrgyzstan ha inoltre venduto alcuni tra i suoi asset strategici a compagnie russe. Se nel 2013, la compagnia KyrgyzGas \u00e8 stato venduta al gigante russo Gazprom per un dollaro, causa debiti, e la compagnia russa RusHydro \u00e8 divenuta azionista centrale della compagnia kyrgyza idro-energetica, si fanno sempre pi\u00f9 insistenti le voci di una futura acquisizione dell\u2019aeroporto Manas da parte della russa Rosneft, quando gli americani abbondoneranno la base il prossimo luglio.<\/p>\n<p><b>Unione doganale eurosiatica e influenza Cina<\/b><br \/>Nel frattempo un nuovo movimento politico di opposizione si \u00e8 creato, allo scopo di respingere i tentativi di Mosca di \u201cannettere\u201d Bishkek all\u2019Unione doganale euroasiatica. Sui social network il dibattito \u00e8 infuriato, e se la stragrande maggioranza degli utenti parteggia per l\u2019integrit\u00e0 territoriale ucraina, i media russi si sforzano di convincere la maggioranza della popolazione del contrario.<\/p>\n<p>Nel frattempo l\u2019influenza economica cinese sulla regione \u00e8 in continuo aumento. La Cina \u00e8 oggi una valida e potente alternativa alla Russia. La repubblica popolare \u00e8 divenuta, infatti, il principale partner commerciale della regione. Xi Jinping, in visita lo scorso settembre in Asia Centrale, ha siglato nel giro di una settimana un accordo con il Turkmenistan per triplicare la quantit\u00e0 di esportazioni di gas verso la Cina entro il 2020; ha portato a termine accordi per 15 miliardi di dollari in Uzbekistan e ha firmato contratti per 30 miliardi in Kazakhstan.<\/p>\n<p>A Bishkek, ha perfino ideato una partnership strategica con il Kyrgyzstan e donato 3 miliardi di dollari per progetti energetici e di miglioramento delle infrastrutture. <\/p>\n<p>Certamente la Cina guarda con attenzione alla minoranza uigura in Kazakhstan e in Kyrgyzstan e il ritiro delle truppe americane a fine 2014 dall\u2019Afghanistan le impone di accrescere i suoi sforzi in materia di sicurezza e di lotta a quelli che considera come i tre mali supremi: estremismo, separatismo e terrorismo.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le diplomazie delle ex-repubbliche sovietiche del Centro Asia hanno avuto un bel da fare negli ultimi mesi, data la crisi ucraina. 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