{"id":26190,"date":"2014-04-29T00:00:00","date_gmt":"2014-04-28T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-quadratura-del-cerchio-delliraq\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:48","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:48","slug":"la-quadratura-del-cerchio-delliraq","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/04\/la-quadratura-del-cerchio-delliraq\/","title":{"rendered":"La quadratura del cerchio dell&#8217;Iraq"},"content":{"rendered":"<p>Secondo le regole non scritte del sistema politico iracheno, dalle elezioni parlamentari del 30 aprile dovr\u00e0 scaturire una coalizione di governo centrata su una compagine a guida sciita che dovr\u00e0 accordarsi con una credibile rappresentanza della variegata comunit\u00e0 sunnita e con il blocco curdo. <\/p>\n<p><b>L\u2019equilibrio di Maliki<\/b><br \/>Dopo le elezioni del 2005 e del 2010 e le complesse trattative nelle quali furono rilevanti le paradossalmente convergenti influenze statunitensi e iraniane, l&#8217;espressione di questi equilibri fu affidata a Nuri Al-Maliki, rappresentante di un partito sciita minore che alla fine del primo mandato divenne il primo ministro di un&#8217;ampia forza politica (Stato di Diritto) con pretese di composizione intersettaria. <\/p>\n<p>Grazie a un abile uso del potere e ai successi sui piani della sicurezza e della ripresa economica, nelle elezioni del 2010 questa forza quasi uguagli\u00f2 il blocco laico guidato da Ayad Allawi (Iraqiya) nel quale confluivano la larga maggioranza dei sunniti e fasce della popolazione sciita stanche dei conflitti interconfessionali. <\/p>\n<p>Dopo le elezioni, Maliki recuper\u00f2 con la facilitazione iraniana altre forze sciite ed in particolare i sadristi per ricomporre un fronte maggioritario in Parlamento e ottenere nuovamente l&#8217;incarico di formare un governo comprensivo delle altre forze politiche.<\/p>\n<p><b>Power sharing fallito <\/b><br \/>Nel secondo mandato, ancora pi\u00f9 che nel primo, non si realizz\u00f2 tuttavia il &#8220;power sharing&#8221; posto a base della grande coalizione faticosamente formata. Il potere fu sempre pi\u00f9 accentrato attorno al Primo Ministro. <\/p>\n<p>Autorevoli esponenti sunniti nelle istituzioni furono accusati di favorire il terrorismo rialimentato dal conflitto siriano, e il solco tra Maliki e il mondo sunnita fu allargato dalla violenta repressione di proteste, incoraggiate dalle primavere arabe, per le promesse non mantenute a forze politiche e milizie tribali che negli anni precedenti avevano sconfitto Al-Qaeda.<\/p>\n<p>Anche i rapporti con i curdi si sono deteriorati, parallelamente a quelli con la Turchia diventata principale sponsor esterno degli stessi curdi e, in competizione con l&#8217;Arabia Saudita, di gruppi sunniti. Difficolt\u00e0 sono infine emerse con gli altri grandi partiti sciiti ugualmente insofferenti dei metodi accentratori del Primo ministro.<\/p>\n<p>Rispetto al 2010, una modifica alla legge elettorale, proporzionale con liste circoscrizionali e preferenze, ha abolito un premio ai grandi partiti nell&#8217;attribuzione dei resti a livello nazionale, contribuendo cosi ad una proliferazione delle liste.<\/p>\n<p>Iraqiya si \u00e8 frantumata in vari spezzoni tra i quali i due maggiori di chiara connotazione sunnita guidati rispettivamente dal Presidente del Parlamento, Al-Nujafi, forte soprattutto nella provincia di Mosul e a Baghdad, e dal vice Primo ministro Saleh Mutlak, nazionalista, con venature post baathiste, che nella sua provincia di Anbar dovr\u00e0 fronteggiare la violenza jihadista e settori tribali recuperati da Maliki. <\/p>\n<p>Dallo Stato di Diritto di Maliki sono uscite componenti pi\u00f9 o meno rilevanti a livello locale. Alcune hanno deciso di correre da sole, mentre altre sono passate all&#8217;Isci (gia&#8217; Sciri), storico partito sciita di opposizione a Saddam Hussein, ancora guidato dalla dinastia religiosa degli Al-Hakim. <\/p>\n<p>Nella prima fase del nuovo Iraq questa era la forza pi\u00f9 consistente. Sensibilmente ridimensionata nelle elezioni locali del 2009 e nelle legislative del 2010 essa \u00e8 di nuovo in ascesa, come ha dimostrato nelle provinciali del 2013. <\/p>\n<p><b>Uscita di scena di Al-Sadr<\/b><br \/>Ugualmente in ascesa sono i sadristi. Il loro leader, Moktada Al-Sadr &#8211; noto per essere stato alla guida di una delle pi\u00f9 temute milizie sciite (l&#8217;Esercito del Mahdi) durante l&#8217;occupazione americana e spina nel fianco di al-Maliki &#8211; ha annunciato l&#8217;uscita dalla politica per dedicarsi di nuovo al consolidamento della sua caratura religiosa e ad attivit\u00e0 sociali sostenute da ingenti risorse. <\/p>\n<p>I sadristi hanno comunque presentato proprie liste rinnovandole. Tradizionalmente rivali, con una storia anche di lotta cruenta tra le rispettive milizie e costante oggetto di attenzioni e sostegni degli apparati di sicurezza iraniani spesso in contrasto tra loro, Isci e sadristi si sono riavvicinati stabilendo in opposizione a Maliki una collaborazione con i sunniti di Al-Nujafi, assieme ai quali hanno conquistato l&#8217;Amministrazione provinciale di Baghdad nelle elezioni locali dello scorso anno. <\/p>\n<p><b>Curdi al voto<\/b><br \/>I partiti curdi dovrebbero come al solito fare il pieno del loro elettorato etnico, anche se con nuovi equilibri che vedono un forte ridimensionamento del Puk, l\u2019unione patriottica del Kurdistan del Presidente della Repubblica Talabani &#8211; ormai da tempo assente per motivi di salute &#8211; l\u2019ascesa del movimento Goran, scissosi dal Puk e diventato secondo partito in Kurdistan, e il consolidamento del partito Democratico del Kurdistan, Kdp, di Massud Barzani. <\/p>\n<p>La tradizionale ostilit\u00e0 reciproca con gli arabi sunniti delle regioni confinanti, in particolare con Al-Nujafi, si \u00e8 notevolmente attenuata, grazie anche alla mediazione turca, ma il persistente problema delle aree contese, tra le quali la zona petrolifera di Kirkuk, potrebbe riattivare i contrasti.<\/p>\n<p>In questo contesto, le probabilit\u00e0 di un terzo mandato a Maliki possono sembrare alquanto ridotte. Ma egli punter\u00e0 verosimilmente sul compattamento religioso, mentre allo stato attuale non sembrano emergere personalit\u00e0 alternative in grado di coagulare i consensi necessari tra le forze sciite e al di fuori di esse. <\/p>\n<p>Prima della formazione del governo occorrer\u00e0 una convergenza per l&#8217;elezione di una personalit\u00e0 curda o sunnita a Presidente della Repubblica il cui ruolo non sar\u00e0 irrilevante nelle trattative per i difficili equilibri da realizzare. Vi \u00e8 quindi il rischio di un\u2019instabilit\u00e0 istituzionale dopo le elezioni e di tempi lunghi, con i pericoli di un accentuarsi delle tensioni nelle quali potranno inserirsi ulteriori azioni stragiste per scatenare la guerra religiosa e imprevedibili rovesciamenti di alleanze. <\/p>\n<p>Molto dipender\u00e0 dai comportamenti dei paesi vicini, non tutti convinti che un Iraq stabile, pienamente in grado di valorizzare al massimo il proprio potenziale di idrocarburi e di riassumere il suo ruolo negli equilibri mediorientali, sia nel loro interesse. <\/p>\n<p>Questo sar\u00e0 ancora pi\u00f9 evidente se anche tra i grandi attori esterni alla regione mancher\u00e0, a causa degli sviluppi in Ucraina, quella convergenza che ha consentito l&#8217;avvio del negoziato con l\u2019Iran e una prospettiva, oggi pi\u00f9 difficile, di positiva gestione della crisi siriana.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Secondo le regole non scritte del sistema politico iracheno, dalle elezioni parlamentari del 30 aprile dovr\u00e0 scaturire una coalizione di governo centrata su una compagine a guida sciita che dovr\u00e0 accordarsi con una credibile rappresentanza della variegata comunit\u00e0 sunnita e con il blocco curdo. L\u2019equilibrio di MalikiDopo le elezioni del 2005 e del 2010 e [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[85,94,155,99],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26190"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=26190"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26190\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":63106,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26190\/revisions\/63106"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=26190"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=26190"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=26190"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}