{"id":26250,"date":"2014-05-05T00:00:00","date_gmt":"2014-05-04T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-crisi-anche-per-un-dialogo-mancato\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:46","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:46","slug":"la-crisi-anche-per-un-dialogo-mancato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/05\/la-crisi-anche-per-un-dialogo-mancato\/","title":{"rendered":"La crisi anche per un dialogo mancato"},"content":{"rendered":"<p>La crisi ucraina ci ricorda che, venticinque anni dopo la caduta del muro di Berlino, la risoluzione di molte crisi internazionali dipende ancora dalle relazioni tra l\u2019Occidente e la Russia. Piaccia o no, questo \u00e8 un dato oggettivo che, dal 1989, europei e statunitensi non sembrano aver preso debitamente in considerazione.<\/p>\n<p><b>Russia esclusa dal Partenariato orientale<\/b><br \/>In un articolo pubblicato da <i>Le Monde<\/i> il 5 marzo 2014, l\u2019ex consigliere di Michail Gorba&#269;\u00ebv, Andre\u00ef Gratchev, lamentava il fatto che la Russia era stata esclusa dal Partenariato orientale proposto dall\u2019Unione europea ( Ue) a sei ex-repubbliche sovietiche (Armenia, Azerbaijan, Bielorussia, Georgia, Moldavia e Ucraina).<\/p>\n<p>Henry Kissinger non ha detto cose dissimili sul <i>Washington Post<\/i>, quando ha affermato, anche lui il 5 marzo scorso, che l\u2019Ucraina doveva essere considerata come un ponte tra Occidente e Russia, e non come una frontiera.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, se diversi commentatori tendono a paragonare la politica del Cremlino a quella di Hitler negli anni \u201830, Gratchev e Kissinger sembrano volerci dire che il contesto attuale assomiglierebbe piuttosto a quello degli anni \u201820, quando i vincitori della Prima guerra mondiale imposero allo sconfitto (peraltro non completamente sconfitto) la loro cruda logica geopolitica ed economica.<\/p>\n<p>Le derive autoritarie di Vladimir Putin non possono essere un pretesto per ignorare tali osservazioni. L\u2019Accordo di associazione proposto da Bruxelles a Kiev non ha forse messo l\u2019Ucraina tra due fuochi, imponendole una scelta impossibile? L\u2019Ue non ha qualcosa da rimproverarsi nei confronti di Mosca?<\/p>\n<p><b>Contenimento influenza russa<\/b><br \/>Per rispondere a queste domande, bisogna tornare alle origini della politica europea per il vicinato lanciata nel 2003 e completata dal Partenariato orientale nel maggio del 2009. Queste date non sono senza significato. <\/p>\n<p>Dopo l\u2019allargamento del 2004, l\u2019Ue doveva ridefinire la sua relazione di vicinato al fine di creare \u201cuna cerchia di amici\u201d, secondo le parole dell\u2019allora presidente della Commissione europea Romano Prodi. La Russia fu consultata, ma prefer\u00ec negoziare con Bruxelles un partenariato separato.<\/p>\n<p>Nel 2008 tuttavia, dopo che, su iniziativa francese, fu creata una Unione per il Mediterraneo, la Polonia, la Svezia e la Repubblica ceca reclamarono un\u2019iniziativa simile sul loro versante orientale. La guerra russo-georgiana del 2008 rese questa esigenza ancora pi\u00f9 pressante. <\/p>\n<p>Nel 2009 fu quindi istituito il Partenariato orientale. Ma questa volta,il contesto era ben diverso da quello del 2003, e Mosca non fu debitamente consultata.<\/p>\n<p>La nuova iniziativa europea doveva ancorare le sei ex-repubbliche sovietiche all\u2019Ue sia da un punto di vista politico che economico, contenendo l\u2019influenza russa. L\u2019aspetto geopolitico pi\u00f9 delicato del Partenariato si riveler\u00e0 essere di natura economica.<\/p>\n<p>L\u2019Accordo di associazione propostoa Kiev nel quadro del Partenariato mira infatti a creare una zona di libero scambio (Zls) \u201ccompleta ed approfondita\u201d, con il conseguente assorbimento del 80% dell\u2019\u201cacquis communautaire\u201d. Jos\u00e9 Manuel Barroso riconoscer\u00e0, nel 2013, che questo genere di accordo \u00e8 il pi\u00f9 avanzato che l\u2019Ue abbia mai negoziato.<\/p>\n<p><b>Contesa geopolitica sull\u2019Ucraina<\/b><br \/>Per rispondere a quella che veniva percepita come una vera e propria sfida, la Russia aveva rilanciato nel 2010 l\u2019idea di creare una unione doganale da Astana a Kiev, suscitando l\u2019esplicita opposizione degli Stati Uniti.<\/p>\n<p>La Zls proposta da Bruxelles a Kiev si riveler\u00e0 ovviamente incompatibile con il progetto di Mosca. La Russia rimane infatti il principale partner commerciale dell\u2019Ucraina, e dispone peraltro gi\u00e0 di una Zls con questo paese. <\/p>\n<p>Cos\u00ec, tra il 2011 e la fine del 2013, Kiev ha tentato invano di trovare un compromesso tra le \u201cavances\u201d europee e quelle russe. La Commissione europea si \u00e8 mostrata per\u00f2 inflessibile, dichiarando a pi\u00f9 riprese che l\u2019adesione all\u2019unione doganale di Mosca era inconciliabile con la zona di libero scambio proposta all\u2019Ucraina.<\/p>\n<p>In un contesto cos\u00ec delicato come quello ucraino, tale inflessibilit\u00e0 non pu\u00f2 non sollevare dubbi. La Zls era veramente l\u2019unica opzione? L\u2019Ue crede sinceramente nelle virt\u00f9 libero-scambiste, ma l\u2019approccio eccessivamente tecnocratico della Commissione e la conseguente incapacit\u00e0 di anteporre l\u2019analisi politica a quella economica ha oggettivamente messo Kiev al centro di una competizione geopolitica, suo malgrado.<\/p>\n<p>Tornando ai paragoni storici molto in voga ultimamente, non si pu\u00f2 non ricordare che la pacificazione dell\u2019Europa dopo la Seconda guerra mondiale \u00e8 stata possibile solo dopo che Francia e Germania hanno deciso di cooperare direttamente tra loro.<\/p>\n<p>L\u2019integrazione europea \u00e8 stata costruita intorno a questi due paesi, non intorno a uno solo di essi. Con il crollo del regime sovietico non \u00e8 stata seguita una strategia simile.<\/p>\n<p>Indebolita, la Russia \u00e8 stata considerata come un fattore collaterale da considerare nell\u2019ambito di iniziative dalle quali \u00e8 stata fondamentalmente esclusa. Probabilmente, la frustrazione che ne \u00e8 conseguita a Mosca non \u00e8 estranea all\u2019involuzione autoritaria del Cremlino.<\/p>\n<p><i><font size=\"1\">Articolo tratto da <a href= \"http:\/\/www.grip.org\/fr\/node\/1264\" target= \"blank\"><b><u> Du libre-\u00e9change \u00e0 la crise ukrainienne &#8211; L\u2019UE face \u00e0 ses erreurs<\/u><\/b><\/a>, Grip<\/font>. <\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La crisi ucraina ci ricorda che, venticinque anni dopo la caduta del muro di Berlino, la risoluzione di molte crisi internazionali dipende ancora dalle relazioni tra l\u2019Occidente e la Russia. Piaccia o no, questo \u00e8 un dato oggettivo che, dal 1989, europei e statunitensi non sembrano aver preso debitamente in considerazione. 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