{"id":26260,"date":"2014-05-05T00:00:00","date_gmt":"2014-05-04T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/g7-energia-e-crisi-ucraina\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:47","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:47","slug":"g7-energia-e-crisi-ucraina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/05\/g7-energia-e-crisi-ucraina\/","title":{"rendered":"G7 Energia e crisi ucraina"},"content":{"rendered":"<p>Oggi e domani si terr\u00e0 a Roma il G7 Energia, che sar\u00e0 guidato dal ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi. Nel pieno della crisi in Ucraina, l\u2019incontro riflette la necessit\u00e0 dell\u2019Europa di accelerare l\u2019integrazione in ambito energetico, ed in particolare di trovare un approccio condiviso sul tema della sicurezza degli approvvigionamenti.<\/p>\n<p>Considerate le divergenze tanto a livello europeo che in sede transatlantica, l\u2019incontro dei \u2018sette grandi\u2019 rappresenta un\u2019importante occasione per effettuare una valutazione comune delle priorit\u00e0 in materia energetica, per definire le principali criticit\u00e0 e per proporre soluzioni concrete per far fronte alle perduranti minacce alla sicurezza energetica.<\/p>\n<p><b>Il nodo russo<\/b><br \/>Molto, ovviamente, gira attorno alla questione russa. Mosca infatti garantisce il 30% dei consumi di gas europei, oltre la met\u00e0 dei quali transitano attraverso il territorio ucraino. Alla luce di questi dati, \u00e8 credibile che l\u2019Unione europea (Ue) &#8211; in caso di conflitto bellico o come risultato dell\u2019inasprimento delle sanzioni internazionali &#8211; possa rinunciare alle forniture di Gazprom?<\/p>\n<p>Le posizioni nel gruppo dei paesi occidentali, a riguardo, sono estremamente eterogenee. Washington, forte della sua non-dipendenza energetica da Mosca, \u00e8 chiaramente a favore di approccio risoluto nei confronti del Cremlino. Dal canto loro, i paesi europei &#8211; seppur con motivazioni e intensit\u00e0 differenti &#8211; sono pi\u00f9 caute nell\u2019affrontare la questione russa.<\/p>\n<p>Per alcuni di essi, infatti, uno scontro frontale potrebbe avere ripercussioni drammatiche sul fronte energetico. \u00c8 il caso della Germania e dell\u2019Italia, i cui legami economici con la Russia vanno ben oltre le questioni energetiche; o dei paesi dell\u2019Europa centro-orientale, quasi completamente dipendenti dal gas di Mosca.<\/p>\n<p>Nel medio-periodo, infatti, in caso di blocco totale delle forniture russe, pur massimizzando le importazioni dai fornitori tradizionali (Norvegia, Algeria e Libia) e dal mercato Lng (<i>Liquefied natural gas<\/i>), i consumi di questi paesi sarebbero a forte rischio.<\/p>\n<p>In questo contesto, la posizione italiana appare ambigua. Secondo recenti indiscrezioni, proprio mentre l\u2019Austria si accorda con Gazprom per la realizzazione di South Stream, il governo italiano starebbe frenando sul progetto, per concentrarsi su Tap e Itgi.<\/p>\n<p>Partendo dal presupposto che i progetti non sono mutualmente escludenti, resta da chiedersi quali siano le intenzioni del governo (e della nuova dirigenza di Eni) nei confronti di un partner strategico come la Russia, e se ritengano davvero possibile un futuro prossimo senza le forniture russe.<\/p>\n<p><b>L\u2019opzione Usa<\/b><br \/>Nel corso della crisi ucraina, gli Stati Uniti hanno pi\u00f9 volte offerto il loro gas naturale all\u2019Europa per limitare l\u2019impatto di un\u2019eventuale sospensione degli approvvigionamenti russi. Il gas <i>made in USA<\/i>, si \u00e8 detto, potrebbe permettere ai partner europei di affrancarsi dalla dipendenza da Gazprom. In realt\u00e0, il contributo americano alla sicurezza degli approvvigionamenti europei sarebbe decisamente meno significativo di quanto proclamato.<\/p>\n<p>Innanzitutto, in termini di volumi disponibili: sebbene gli Usa diventeranno esportatori netti, il gas destinato ai mercati internazionali nel 2018, data in cui dovrebbero entrare in funzione i primi terminal di liquefazione americani, sar\u00e0 alquanto limitato.<\/p>\n<p>Certamente non sufficiente a rimpiazzare i 135 Bcm attualmente importati dalla Russia (anche assumendo che a pieno regime le attuali infrastrutture europee, terminal Lng esclusi, potranno garantire altri 50 Bcm circa).<\/p>\n<p>La questione dei prezzi rappresenta un ulteriore fattore di incertezza. Oggi, secondo le logiche di mercato, il gas americano troverebbe il suo sbocco naturale sui mercati asiatici, che pagano all\u2019incirca 5 dollari\/Mbtu in pi\u00f9 rispetto agli <i>hub <\/i>europei.<\/p>\n<p>In questa situazione, o le gi\u00e0 zoppicanti economie europee sono pronte a competere sui prezzi (a patto che si trovi un accordo sul <i>Transatlantic Trade and Investment Partnership<\/i>, Ttip) con le tigri asiatiche, o \u00e8 necessario definire (improbabili) meccanismi politici che incentivino gli esportatori americani a vendere il loro gas, sottocosto, in Europa.<\/p>\n<p>In queste condizioni, l\u2019allineamento incondizionato alle scelte e agli interessi americani pu\u00f2 rivelarsi rischioso per l\u2019Europa, e in particolar modo per l\u2019Italia. Durante il G7 il nostro governo non potr\u00e0 evitare di sottolineare l\u2019asimmetria nelle posizioni dei partner atlantici, e far notare che le garanzie fornite dagli Sati Uniti ai partner europei sembrano oggi (cos\u00ec come nel medio periodo) non del tutto sufficienti.<\/p>\n<p><b>Tap e le altre priorit\u00e0<\/b><br \/>Cosa fare, dunque, durante questo G7? <\/p>\n<p>Innanzitutto, l\u2019incontro rappresenta un\u2019opportunit\u00e0 per fare chiarezza sulla strategia energetica del nostro paese, contestualizzandola al contempo nello scenario europeo. L\u2019Italia sar\u00e0 chiamata a dare un segnale chiaro sulla sua affidabilit\u00e0 come partner energetico internazionale, soprattutto in seguito ai rallentamenti nella realizzazione del gasdotto Tap.<\/p>\n<p>Infatti, le lungaggini amministrative in cui si \u00e8 imbattuto il progetto non aiutano il nostro paese a presentarsi come attore affidabile nei confronti dell\u2019Azerbaijan e del consorzio Shah Deniz II, che lo scorso dicembre hanno deciso di investire circa 28 miliardi di dollari con l\u2019obiettivo di esportare il proprio gas in Italia.<\/p>\n<p>Se si aggiunge al congelamento del progetto <i>Tauern Gas Leitung<\/i> (Tgl) tra Italia e Germania, un\u2019eventuale uscita di Tap dal nostro paese sarebbe un duro colpo non solo in termini di sicurezza degli approvvigionamenti, ma anche per le ambizioni del nostro paese di trasformarsi nell\u2019hub europeo del gas e di giocare un ruolo di motore continentale in ambito energetico.<\/p>\n<p>Solo se credibile, l\u2019Italia potr\u00e0 farsi promotrice &#8211; prima al G7 e poi in seno  all\u2019Ue &#8211; di una politica energetica europea integrata e rafforzata, dove la realizzazione di infrastrutture transfrontaliere e interconnessioni avr\u00e0 un ruolo fondamentale nel garantire meccanismi di solidariet\u00e0 tra i membri dell\u2019Unione. Se non riuscir\u00e0 a raggiungere gli obiettivi (che ormai sembravano acquisiti) in casa propria, \u00e8 difficile che il nostro governo potr\u00e0 ritagliarsi un ruolo di primo piano a livello europeo.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi e domani si terr\u00e0 a Roma il G7 Energia, che sar\u00e0 guidato dal ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi. Nel pieno della crisi in Ucraina, l\u2019incontro riflette la necessit\u00e0 dell\u2019Europa di accelerare l\u2019integrazione in ambito energetico, ed in particolare di trovare un approccio condiviso sul tema della sicurezza degli approvvigionamenti. 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