{"id":26270,"date":"2014-05-06T00:00:00","date_gmt":"2014-05-05T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/missioni-allestero-e-componente-aerea-litalia-ce\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:46","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:46","slug":"missioni-allestero-e-componente-aerea-litalia-ce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/05\/missioni-allestero-e-componente-aerea-litalia-ce\/","title":{"rendered":"Missioni all\u2019estero e componente aerea, l\u2019Italia c\u2019\u00e8"},"content":{"rendered":"<p>La crisi ucraina ci ha ricordato che l\u2019uso della forza militare in Europa \u00e8 un\u2019opzione tutt\u2019altro che ignorata e rappresenta uno strumento ancora valido per alcuni attori che intendono perseguire i propri scopi politici. <\/p>\n<p>Il crescente manifestarsi di una potenziale minaccia in prossimit\u00e0 di alcuni stati membri della Nato sta sottolineando l\u2019importanza della difesa collettiva e della solidariet\u00e0 inter-alleata.<\/p>\n<p><b>Velivoli da combattimento italiani<\/b><br \/>Dopo alcune esitazioni e incertezze, la risposta militare dell\u2019Alleanza ha incluso anche l\u2019impiego del potere aereo: Francia, Gran Bretagna, Canada e Stati Uniti, ad esempio, hanno deciso di schierare un certo numero di velivoli da combattimento &#8211; tra cui Eurofighter, Rafale ed F-15 &#8211; per rafforzare le attivit\u00e0 di pattugliamento e sorveglianza nei Paesi Baltici e nel nord della Polonia. <\/p>\n<p>L\u2019utilizzo del potere aereo e dei velivoli da combattimento nelle operazioni militari internazionali ha radici ben lontane e non rappresenta certo una novit\u00e0. Gi\u00e0 nel 1921, infatti, l\u2019italiano Giulio Douhet fu uno dei primi teorici a sottolineare l\u2019importanza del potere aereo in <i>Il dominio dell\u2019aria<\/i>.<\/p>\n<p>Tale assunto trova conferma e sostegno dall\u2019evidenza secondo cui le Forze Armate italiane, in primis Aeronautica e Marina, hanno impiegato in modo pressoch\u00e9 continuativo il potere aereo e i velivoli da combattimento nelle missioni internazionali dopo la fine della Guerra Fredda. <\/p>\n<p>Continuit\u00e0 e impegno internazionale della componente area sono state oggetto di uno studio IAI che sar\u00e0 presentato al pubblico durante una <a href= \"http:\/\/www.iai.it\/pdf\/convegni\/Missioni-internazionali-Italia_140513.pdf\" target= \"blank\"><b><u> conferenza<\/u><\/b><\/a> a Roma il 13 maggio.<\/p>\n<p>A partire dalla Prima Guerra del Golfo, l\u2019Italia ha impiegato pi\u00f9 di 100 velivoli da combattimento &#8211; tra cui Tornado, AMX, F-104, AV-8B, F-16 ed Eurofighter &#8211; per 22 negli ultimi 24 anni, realizzando oltre 13 mila sortite aree e circa 36mila ore di volo in missione.<\/p>\n<p>Nelle dieci missioni prese in considerazione dallo <a href= \"http:\/\/www.iai.it\/content.asp?langid=1&#038;contentid=1109\" target= \"blank\"><b><u> studio<\/u><\/b><\/a>, l\u2019impiego operativo \u00e8 cresciuto nel tempo, sia in termini quantitativi che qualitativi, e ha visto i piloti italiani condurre un ampio ventaglio di missioni in diverse condizioni e regioni del mondo.<\/p>\n<p>L\u2019Italia ha schierato le proprie capacit\u00e0 aeree nel 90% dei casi su mandato del Consiglio di Sicurezza dell\u2019Onu, e nell\u201980% dei casi nell\u2019ambito di una catena di comando e controllo Nato. Questi dati non solo rivelano il livello di integrazione e di impegno dell\u2019Italia all\u2019interno delle organizzazioni multilaterali di riferimento, ma anche la forte influenza di un sistema internazionale ormai globalizzato che richiede uno sforzo nella gestione delle crisi da parte della comunit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<p><b>Dalla Bosnia-Erzegovina alla Libia<\/b><br \/>Partendo da un piccolo ma, significativo contributo nell\u2019operazione Desert Storm del 1991 in Iraq, il ruolo dei velivoli italiani da combattimento \u00e8 cresciuto prima in Bosnia-Erzegovina e Kosovo e poi in Afghanistan, fino ad aumentare considerevolmente durante l\u2019ultima operazione in Libia, dove l\u2019Italia ha condotto il 7% del totale delle sortite aeree, fornendo alla Nato funzioni di comando e controllo cruciali, cos\u00ec come un fondamentale supporto logistico.<\/p>\n<p>Il carattere versatile dei velivoli da combattimento italiani si evince in primis dal fatto che le capacit\u00e0 aree sono state schierate in diversi e differenti scenari di impiego: in un conflitto inter-statale come nella Prima Guerra del Golfo, oppure durante le guerre civili che hanno contraddistinto la Bosnia-Erzegovina, il Kosovo e la Libia, e ancora nell\u2019ambito di operazioni di Counter-Terrorism (Ct) e\/o CounterInsurgency (Coin) in Afghanistan.<\/p>\n<p>Inoltre, da una prospettiva pi\u00f9 operativa, i velivoli italiani hanno espresso in modo versatile un\u2019ampia gamma di capacit\u00e0, da quelle di <i>Intelligence, Surveillance, Target Acquisition and Reconnaissance<\/i> (Istar) a quelle pi\u00f9 propriamente combat, come ad esempio la soppressione delle difese aeree nemiche o il supporto aereo ravvicinato. <\/p>\n<p>Questo risultato \u00e8 stato possibile grazie alla volont\u00e0 e alla capacit\u00e0 di stare al passo con lo sviluppo tecnologico, colmando alcune carenze e deficit capacitivi che si erano manifestati agli inizi degli anni \u201990. I progressi della tecnica hanno permesso miglioramenti in diversi settori, tra cui strumenti radio e di comunicazione pi\u00f9 avanzati, sistemi d\u2019arma ad alta precisione, sensori infrarossi e sistemi per la visione notturna.<\/p>\n<p><b>Necessit\u00e0 per la capacit\u00e0 aree italiane<\/b><br \/>I velivoli italiani hanno sempre operato all\u2019interno di coalizioni multinazionali, composte in larga misura da membri dell\u2019Alleanza Atlantica. Ecco perch\u00e9 l\u2019aspetto dell\u2019interoperabilit\u00e0 rappresenta un elemento pressoch\u00e9 indispensabile anche in futuro per operare congiuntamente con gli alleati in modo coerente ed efficace. <\/p>\n<p>Viviamo in un\u2019era in cui l\u2019Information Communication Technology ha rivoluzionato il modo in cui le economie e le societ\u00e0 interagiscono. Era inevitabile che anche le stesse Forze Armate fossero coinvolte in tale processo: anche per questo risulter\u00e0 sempre pi\u00f9 determinante disporre della capacit\u00e0 di connettere in senso netcentrico il velivolo ad altre piattaforme, siano essi altri velivoli &#8211; pilotati e non &#8211; satelliti, unit\u00e0 di terra o centri di comando e controllo.<\/p>\n<p>Insieme al carattere dell\u2019interoperabilit\u00e0 e della connettivit\u00e0, il terzo aspetto \u00e8 quella della bassa osservabilit\u00e0 cos\u00ec da ridurre sensibilmente le possibilit\u00e0 che l\u2019aereo sia abbattuto. Un quarto aspetto riguarda la capacit\u00e0 di utilizzare munizionamento di precisione in modo da poter colpire selettivamente i bersagli, riducendo i \u201cdanni collaterali\u201d. Ultimo ma non meno importante, la cosiddetta \u201cdeployability\u201d ossia la capacit\u00e0 di schierare le capacit\u00e0 aeree oltre il territorio nazionale e a distanza strategica.<\/p>\n<p>Disporre di una componente aerea da combattimento interoperabile, netcentrica, con bassa osservabilit\u00e0 e altamente schierabile consente la possibilit\u00e0 di proiettare il potere aereo nelle missioni internazionali, e quindi partecipare con ruoli di primo piano nella gestione delle crisi da parte della comunit\u00e0 internazionale. A sua volta, questa partecipazione rappresenta uno strumento abilitante a sostegno della politica estera e di difesa italiana.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La crisi ucraina ci ha ricordato che l\u2019uso della forza militare in Europa \u00e8 un\u2019opzione tutt\u2019altro che ignorata e rappresenta uno strumento ancora valido per alcuni attori che intendono perseguire i propri scopi politici. 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