{"id":26340,"date":"2014-05-11T00:00:00","date_gmt":"2014-05-10T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/italia-distratta-giochi-fatti\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:44","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:44","slug":"italia-distratta-giochi-fatti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/05\/italia-distratta-giochi-fatti\/","title":{"rendered":"Italia distratta, giochi fatti"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019euro divide l\u2019Italia in tre: quasi un terzo gli \u00e8 contro, non ne vuole sapere; un terzo lo accetta, ma lo subisce; un po\u2019 pi\u00f9 d\u2019un terzo gli riconosce dei meriti, \u00e8 favorevole. Lo dice un sondaggio, uno dei tanti, a due settimane da elezioni europee che &#8211; spiega un altro studio dell\u2019opinione pubblica &#8211; interessano, poco o tanto, il 53% degli italiani, appena pi\u00f9 della met\u00e0. <\/p>\n<p>E la campagna, che sembrava doversi giocare tutta sull\u2019Unione e sull\u2019euro, sul futuro dell\u2019integrazione e sulle tentazioni dell\u2019arretramento, s\u2019\u00e9 rapidamente arroccata nel gioco delle parti consueto della politica italiana.<\/p>\n<p>Ernesto Galli della Loggia, sul <i>Corriere della Sera<\/i>, trova \u201cstrano\u201d che d\u2019Europa si parli poco e sempre meno pi\u00f9 passa il tempo e pi\u00f9 s\u2019avvicina il voto. Ma, sul che cosa fare nell\u2019Unione e dell\u2019Unione, una volta esaurito il formulario generico e passe-partout d&#8217;un\u2019Europa &#8220;diversa&#8221;, &#8220;democratica&#8221;, &#8220;dei cittadini&#8221;, &#8220;meno tedesca&#8221; e\/o &#8220;anti-tedesca&#8221;, pochi candidati e quasi nessun leader sanno davvero che cosa dire.<\/p>\n<p><b>Esame per gli euroscettici<\/b><br \/>C\u2019entra pure, suggerisce Galli della Loggia, la fiacchezza di un progetto europeo in cui la visione dell\u2019integrazione e il progetto federalista sono arretrati, mentre s&#8217;\u00e8 fatta pi\u00f9 forte l\u2019identificazione dei cittadini con le loro piccole patrie regionali, donde separatismi e localismi. <\/p>\n<p>Cos\u00ec, il vero punto politico delle prossime elezioni europee sar\u00e0 il risultato dei partiti euro-scettici, nelle loro varie componenti, di estrema destra (Alba Dorata e i suoi accoliti britannici, ungheresi ed altri), di destra con coloriture xenofobe (l\u2019Alleanza intorno al Front National con la Lega, belgi, olandesi, austriaci e altri), di sinistra (l\u2019Altra Europa di Alexis Tsipras, con la sinistra radicale e alternativa), autonomista o separatista, senza apparentamenti &#8211; per ora, ad esempio il Movimento 5 Stelle.<\/p>\n<p>Romano Prodi, ex premier ed ex presidente della Commissione europea, auspica che l\u2019avanzata degli euro-scettici e &#8220;la lezione del populismo\u201d insegnino \u201cagli altri a fare le cose giuste&#8221;. Purtroppo, per\u00f2, dalla campagna elettorale arrivano segnali che il populismo viene pi\u00f9 cavalcato che combattuto &#8211; almeno in Italia &#8211; e che &#8220;le cose giuste&#8221; pochi abbiamo le idee chiare su quali siano.<\/p>\n<p>Solo due candidati alla presidenza della Commissione europea, il candidato del Partito popolare europeo, Ppe, Jean-Claude Juncker e l\u2019uomo del Partito socialista europeo, Pse, Martin Schulz, appaiono sicuri di ottenere dei seggi, qui da noi.<\/p>\n<p>Le liste e le formazioni che sostengono gli altri candidati, il liberale (e federalista) Guy Verhofstadt, l\u2019euro-critico di sinistra Alexis Tsipras, la coppia verde Jos\u00e9 Bov\u00e9 e Ska Keller, puntano a superare la soglia del 4%, ma non sono affatto sicuri di farcela. Anzi, per liberali e verdi l\u2019impresa appare quasi disperata. A meno che la messa in discussione dello sbarramento di fronte alla Corte costituzionale non cambi le carte in tavola.<\/p>\n<p><b>Oltre la soglia del 4% <\/b><br \/>Al momento, oltre la soglia del 4% ci sono il Partito democratico, che sostiene Schulz, Forza Italia, Fi, e Nuovo centro destra, Ncd, che appoggiano Juncker, il Movimento 5 stelle e la Lega, che non hanno candidati per la presidenza dell\u2019Esecutivo comunitario. Nel Ppe, le sortite anti-tedesche di Silvio Berlusconi hanno creato imbarazzo e malumore, ma nessuno pensa sul serio di espellere Fi dal Ppe.<\/p>\n<p>A livello europeo, la corsa tra socialisti e popolari al gruppo pi\u00f9 numeroso nel nuovo Parlamento resta aperta: vantaggio (lieve) al Ppe, ma distanze minime intorno ai 210 deputati (su 751) per gli uni e per gli altri. Nella campagna e nei dibattiti, Schulz e Juncker, invece di esaltare le differenze e darsi battaglia, tendono a sovrapporre le posizioni: una melassa che preconizza l\u2019inciucio prossimo venturo delle nuove grandi intese europee. <\/p>\n<p><b>Sostituti di Barroso, Ashton e Van Rompuy<\/b><br \/>E infatti a Bruxelles e a Strasburgo c\u2019\u00e8 chi d\u00e0 i giochi per (quasi) fatti, quali che siano i risultati delle elezioni europee del 25 maggio, salvo sorprese assolute. Secondo fonti parlamentari, Juncker sar\u00e0 il prossimo presidente della Commissione europea, al posto di Manuel Barroso, e Schulz sar\u00e0 l\u2019alto commissario per la politica estera e di sicurezza, al posto di Lady Ashton.<\/p>\n<p>A questo punto, alla presidenza del Consiglio europeo, al posto di Herman Van Rompuy, ci vorrebbe una donna. Fonti informate danno in prima fila la presidente lituana Dalia Grybauskaite, una ex commissaria, e la premier danese Helle Thorning-Schmidt.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 darsi che le cose vadano davvero cos\u00ec. Ma le incognite restano molte: i risultati elettorali e l\u2019arrivo dell\u2019attesa e composita ondata euro-scettica potrebbero spingere il Consiglio europeo verso scelte diverse.<\/p>\n<p>Subito dopo il voto, il 26 maggio, si riunir\u00e0 a Bruxelles l\u2019ufficio di presidenza del Parlamento &#8211; quello uscente -; ed il 27 maggio i leader dei 28 si vedranno a cena su invito di Van Rompuy e valuteranno la situazione alla luce dei risultati. Non \u00e8 detto che dal consulto esca gi\u00e0 un\u2019indicazione sul presidente della Commissione.<\/p>\n<p>A met\u00e0 giugno, avverr\u00e0 la formazione dei gruppi della nuova Assemblea, tappa cruciale per valutare i rapporti di forza. La seconda plenaria della nuova Assemblea, dal 14 al 17 luglio, sar\u00e0 l\u2019occasione per votare l\u2019investitura del presidente della Commissione. <\/p>\n<p><b>Italiani a Bruxelles<\/b><br \/>Per la composizione dell\u2019Esecutivo, il candidato italiano favorito \u00e8 Massimo D\u2019Alema. L\u2019attuale vice-presidente dell\u2019Esecutivo, e responsabile per l\u2019Industria, Antonio Tajani, capolista di Fi nell\u2019Italia centrale, pu\u00f2 ambire a un ruolo di rilievo nel nuovo Parlamento, anche alla presidenza.<\/p>\n<p>Magari in un testa a testa con l\u2019altro potenziale candidato italiano, Gianni Pittella, vice-presidente uscente, cui il Pd ha concesso una candidatura in deroga, proprio per lanciarlo in pista nella corsa alla presidenza dell\u2019Assemblea. Un posto che l\u2019Italia non ha mai avuto: l\u2019ultimo, e unico, presidente italiano del Parlamento europeo fu, dal 1976 al \u201979, Emilio Colombo. Ma, allora, l\u2019Assemblea non era elettiva.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019euro divide l\u2019Italia in tre: quasi un terzo gli \u00e8 contro, non ne vuole sapere; un terzo lo accetta, ma lo subisce; un po\u2019 pi\u00f9 d\u2019un terzo gli riconosce dei meriti, \u00e8 favorevole. 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