{"id":26350,"date":"2014-05-11T00:00:00","date_gmt":"2014-05-10T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/tante-conclusioni-nessuna-premessa\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:44","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:44","slug":"tante-conclusioni-nessuna-premessa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/05\/tante-conclusioni-nessuna-premessa\/","title":{"rendered":"Tante conclusioni, nessuna premessa"},"content":{"rendered":"<p>Le conclusioni della \u201cIndagine conoscitiva sui sistemi d\u2019arma destinati alla Difesa in vista del Consiglio europeo di dicembre 2013\u201d, approvate dalla Commissione Difesa della Camera lo scorso 7 maggio, segnano una svolta nel rapporto fra Parlamento e problemi della difesa.<\/p>\n<p>Innanzi tutto si \u00e8 registrata una nuova attenzione e una maggiore partecipazione, ma, soprattutto, \u00e8 emersa la volont\u00e0 di svolgere un ruolo pi\u00f9 attivo. Di questo bisogner\u00e0 tener conto, anche se, come spesso capita quando si entra in un campo nuovo o con un nuovo approccio, il lavoro svolto ha presentato diverse incongruenze.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 suona curioso l\u2019approvare con cinque mesi di ritardo un documento che avrebbe dovuto servire a preparare il vertice europeo. Ma \u00e8, soprattutto, sull\u2019impostazione dell\u2019indagine che si dovrebbe riflettere.<\/p>\n<p>\u00c8 molto positivo aver affrontato il tema degli equipaggiamenti delle nostre Forze Armate, ma, evidentemente, questo rappresenta solo una parte del sistema della Difesa. Politica militare, personale, addestramento, funzionamento sono altre fondamentali componenti. Cercare di arrivare a delle conclusioni generali limitandosi a considerare solo uno degli aspetti \u00e8, per definizione, un errore di metodo.<\/p>\n<p><b>Necessit\u00e0 del Libro Bianco<\/b><br \/>Diventa, oltre tutto, impossibile o molto opinabile se manca ancora, come nel caso italiano, un adeguato quadro di riferimento. Continua, infatti, a mancare quel Libro Bianco della sicurezza e difesa che pi\u00f9 volte \u00e8 stato evocato durante l\u2019indagine come il necessario scenario di fondo in cui collocare ogni possibile decisione in merito all\u2019allocazione delle spese della difesa.<\/p>\n<p>Senza aver chiarito e condiviso quale si ritiene sar\u00e0 lo scenario strategico nei prossimi dieci-quindici anni, quali le minacce e i rischi, quali le possibile risposte e gli strumenti utilizzabili, quali le risorse umane e finanziarie necessarie e disponibili, quale l\u2019evoluzione tecnologica, ecc., cercare di definire quali equipaggiamenti bisogna acquisire \u00e8 un esercizio senza senso. Si partirebbe dalla coda del problema anzich\u00e9 dal capo.<\/p>\n<p>\u00c8 stato certamente utile che i nostri parlamentari abbiano approfondito la conoscenza delle sempre pi\u00f9 complesse problematiche legate allo sviluppo, produzione, acquisizione dei nuovi sistemi d\u2019arma, ma questo non avrebbe dovuto essere considerato una base sufficiente per trarne conclusioni operative. <\/p>\n<p>Pi\u00f9 in generale, in questo modo si rischia involontariamente di svilire il fondamentale ruolo del Parlamento di indicazione e di controllo delle linee di azione al cui interno deve muoversi il Governo. Perdersi nei dettagli e scendere nella micro-gestione compromette la possibilit\u00e0 e capacit\u00e0 di tutelare gli interessi generali del Paese, proprio quello che pi\u00f9 manca nel nostro sistema politico.<\/p>\n<p>Per questo \u00e8 importante la decisione presa a marzo dal Ministro della Difesa di avviare la preparazione del Libro Bianco come primo atto del suo incarico e considerando il dibattito parlamentare che ha evidenziato le preoccupazioni, ma anche il disorientamento della nostra opinione pubblica. <\/p>\n<p>Questa iniziativa, a quasi trent\u2019anni dalla precedente (in mezzo ve ne \u00e8 stata una pi\u00f9 limitata) avrebbe dovuto essere tenuta in maggior conto in sede parlamentare: si sarebbe cos\u00ec evitato di anticipare richieste e proposte che rischiano di condizionare una riflessione collettiva che dovrebbe, invece, essere pi\u00f9 aperta possibile.<\/p>\n<p><b<Il documento PD<\/b><br \/>Maggiori dubbi e perplessit\u00e0 possono sorgere esaminando alcune parti dei documenti parlamentari, e in particolare su quello presentato dal PD.<\/p>\n<p>Nella premessa viene apprezzata l\u2019intenzione del Ministro di presentare un Libro Bianco sulla sicurezza e difesa, ma poi si procede come se fosse inutile decidendo in anticipo quali equipaggiamenti tagliare. <\/p>\n<p>Si richiede, inoltre, di \u201cvotare\u201d la relativa \u201cproposta definitiva\u201d. Ma un Libro Bianco disegna uno scenario e presenta le conseguenti linee di azione: a dover essere approvate saranno solo le eventuali misure che ne dovessero conseguire, non il Libro Bianco in s\u00e9. Altrimenti alla confusione sui rapporti fra Parlamento e Governo e sulle competenze delle due Istituzioni, si sommer\u00e0 anche quella sul ruolo e significato del Libro Bianco. <\/p>\n<p>Un\u2019altra richiesta anomala riguarda l\u2019utilizzo dei recenti lavori parlamentari come \u201clinee guida\u201d del Libro Bianco, mentre, data la loro natura, potranno essere solo un valido contributo.<\/p>\n<p><b>I tagli ai programmi<\/b><br \/>Nella parte relativa all\u2019Esercito si critica il programma Forza Nec in quanto solo nazionale, dimenticando che la prospettiva di collaborazioni europee, sempre aperta e perseguita da parte italiana, dipende per\u00f2 dalla disponibilit\u00e0 dei partner. <\/p>\n<p>Non si pu\u00f2 condizionare l&#8217;ammodernamento delle forze terrestri ad un accordo in ambito europeo o Nato: le capacit\u00e0 net-centriche sviluppate dalle forze navali e aeronautiche comportano che anche quelle terrestri si adeguino. <\/p>\n<p>Bisogna, inoltre, maturare esperienze, competenze e capacit\u00e0 che possano essere messe sul tavolo europeo per non doversi limitare a prendere solo quello che i nostri partner ci offriranno. Uno dei vantaggi del programma Forza Nec \u00e8 proprio la sua flessibilit\u00e0 e lo sviluppo a spirale basato sul miglioramento dei mezzi in servizio che potr\u00e0 essere meglio adattato ad eventuali futuri accordi europei. Ma, nel frattempo, questo ci consente di migliorare le capacit\u00e0 operative nazionali.<\/p>\n<p>Nella parte relativa all\u2019Aeronautica ci si concentra sulle critiche al cacciabombardiere F 35. Ed \u00e8 questa alla fine su cui si \u00e8 concentrata l\u2019attenzione della stampa come se i problemi della Difesa italiana fossero riconducibili solo a questo. <\/p>\n<p>Oltre alle riflessioni gi\u00e0 avanzate su <i>AffarInternazionali<\/i>, emergono queste contraddizioni:<\/p>\n<p>1) Eurofighter e F 35 non sono concorrenti, come viene sottinteso. Un intercettore e un cacciabombardiere nascono intrinsecamente diversi e possono essere solo parzialmente utilizzati nell\u2019altro compito. Per questo Regno Unito e Italia hanno previsto di averli tutti e due. <\/p>\n<p>2) Non esistono alternative all\u2019F 35, come viene ipotizzato. A meno di non investire una montagna di soldi per continuare a far volare velivoli che fra breve saranno molto vecchi o per cercare di dare capacit\u00e0 di attacco al suolo a velivoli nati per svolgere altri ruoli. Per altro, non si dice che il costo finale dell\u2019Eurofighter oltre ad essere molto pi\u00f9 alto di quello inizialmente previsto, \u00e8 ancora oggi pi\u00f9 elevato di quello dell\u2019F 35. <\/p>\n<p>3) Non si riconosce che la partecipazione industriale dipende anche dal nostro impegno nel programma. La strategia basata sulla Faco di Cameri pu\u00f2 essere vincente solo se vi si produrranno un numero adeguato di velivoli in tempi ragionevoli. In caso contrario s\u00ec che il costo dei velivoli italiani esploder\u00e0: utilizzare un impianto previsto per un minimo di 130 velivoli per costruirne 45 sarebbe una follia economica, a prescindere dalla perdita di posti di lavoro. \u00c8, inoltre, sulla base di questa esperienza che si potr\u00e0 poi farne un centro per la manutenzione e l\u2019aggiornamento dei velivoli localizzati in Europa. Infine, ci si dimentica che con la cessazione della produzione dell\u2019Eurofighter vi saranno migliaia di esuberi a meno che, per lo meno in parte, vengano riassorbiti dall\u2019F 35. <\/p>\n<p>4) Dimezzare lo stanziamento previsto, come viene richiesto, non significa molto, considerando che comunque questa, come la precedente, rappresenta una previsione e non un impegno giuridicamente vincolante. Il programma procede sulla base di ordini annuali: fra dieci anni saranno altri a decidere cosa fare.<\/p>\n<p>Nella parte relativa alla Marina, si ipotizza la possibile rinuncia ad una seconda unit\u00e0 portaeromobili. Ma in questo modo la nostra capacit\u00e0 aeronavale sarebbe ad intermittenza, inutilizzabile nei periodi di fermo per manutenzione ordinaria e straordinaria della Cavour. <\/p>\n<p>Ma, anche in questo caso si sta ripetendo per l\u2019ennesima volta lo stesso errore: si tagliano o riducono i programmi o, invece, come nel caso della legge di stabilit\u00e0, se ne avviano di nuovi senza nessuna logica interforze e bilanciata e senza nessun quadro di riferimento predefinito.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le conclusioni della \u201cIndagine conoscitiva sui sistemi d\u2019arma destinati alla Difesa in vista del Consiglio europeo di dicembre 2013\u201d, approvate dalla Commissione Difesa della Camera lo scorso 7 maggio, segnano una svolta nel rapporto fra Parlamento e problemi della difesa. 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