{"id":26360,"date":"2014-05-13T00:00:00","date_gmt":"2014-05-12T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/uscire-dalla-trappola-delleuro\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:43","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:43","slug":"uscire-dalla-trappola-delleuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/05\/uscire-dalla-trappola-delleuro\/","title":{"rendered":"Uscire dalla trappola dell&#8217;euro"},"content":{"rendered":"<p><i><font size=\"1\">Uscire dall&#8217;euro? Con questo articolo apriamo la discussione<\/font><\/i>.<\/p>\n<p>La questione dell&#8217;euro appare sempre pi\u00f9 fondamentale per il dibattito politico, in Italia e negli altri paesi europei. Si tratta di una discussione necessaria che \u00e8 stata finora soffocata dall&#8217;unanimismo pro-euro della politica e dell&#8217;informazione.<\/p>\n<p>Se si vuole un dibattito vero, occorre che le diverse posizioni siano rappresentate in maniera chiara e netta. Sintetizzo allora alcuni punti fondamentali delle tesi anti-euro: l&#8217;euro \u00e8 una trappola distruttiva per la nostra economia e per il nostro paese. Rimanendo nell&#8217;euro, il destino del nostro paese \u00e8 quello di vedere distrutta la propria economia, drasticamente impoverito il proprio popolo, imbarbariti i rapporti sociali.<\/p>\n<p>Condizione necessaria (anche se non sufficiente) per evitare questo destino \u00e8 l&#8217;uscita dall&#8217;Unione monetaria e il ritorno a una moneta nazionale rispetto alla quale lo Stato abbia piena sovranit\u00e0.<\/p>\n<p><b>Flessibilit\u00e0 del cambio<\/b><br \/>Le argomentazioni a sostegno di queste tesi sono facili da reperire in varie pubblicazioni (fra queste, mi permetto di rimandare a M. Badiale-F. Tringali, <i>La trappola dell&#8217;euro<\/i>, Asterios 2012 e A.Bagnai, <i>Il tramonto dell&#8217;euro<\/i>, Imprimatur 2012) e in rete.<\/p>\n<p>Il punto fondamentale \u00e8 che l&#8217;adozione di una moneta unica implica la rinuncia alla flessibilit\u00e0 del cambio e questa rinuncia pu\u00f2 creare problemi se si accumulano fattori di crisi. In particolare, se dopo l&#8217;adozione di una moneta unica i vari paesi presentano una persistente diversit\u00e0 di tassi di inflazione, le merci del paese con minore inflazione diventano pi\u00f9 competitive rispetto a quelle degli altri paesi, in modo che questi ultimi vedono peggiorare la loro bilancia commerciale e quindi anche il loro debito estero.<\/p>\n<p>Di fronte a una crisi internazionale come quella scoppiata nel 2007-08, il persistere di questi problemi genera la sfiducia dei mercati rispetto alle economie \u201cdeboli\u201d. Questo porta alla crisi dei debiti sovrani dei paesi Piig, l&#8217;acronimo che raggruppo Portogallo Italia, Irlanda, Grecia e Spagna.<\/p>\n<p> Nel caso dell&#8217;eurozona \u00e8 successo che i paesi del nord, e in particolare la Germania, hanno avuto persistenti tassi di inflazione inferiori rispetto ai paesi del sud, innescando il meccanismo appena descritto. \u00c8 anche ormai ben noto che la Germania ha ottenuto questo grazie a delle riforme del mercato del lavoro che hanno bloccato la crescita dei salari, creando un&#8217;ampia zona di lavoro precario e sottopagato.<\/p>\n<p>Si tratta di scelte politiche le cui conseguenze erano chiare, a chi avesse un minimo di conoscenze macroeconomiche. Non si pu\u00f2 quindi affermare che la crisi successiva fosse imprevista. Si pu\u00f2 dire invece che i ceti dirigenti della Germania hanno fatto una serie di scelte competitive e non collaborative che hanno messo in crisi la tenuta dell&#8217;euro e la stessa Unione europea.<\/p>\n<p><b>Svalutazione interna<\/b><br \/>In presenza delle diverse monete nazionali la situazione sopra descritta avrebbe portato alla svalutazione delle monete dei paesi deboli e alla rivalutazione delle monete dei paesi forti, il che avrebbe ristabilito un equilibrio.<\/p>\n<p>Avendo rinunciato alla flessibilit\u00e0 del cambio, l&#8217;unica possibilit\u00e0 rimasta \u00e8 la \u201csvalutazione interna\u201d, cio\u00e8 l&#8217;attacco ai salari e all&#8217;occupazione, con la conseguenza di deprimere l&#8217;economia, impoverire i paesi e preparare a essi un futuro di de-industrializzazione.<\/p>\n<p>Si tratta di analisi che ormai si stanno diffondendo, arrivando a lambire persino gli stessi documenti ufficiali europei. Un comunicato stampa della Commissione europea di <a href= \"http:\/\/europa.eu\/rapid\/press-release_IP-14-43_it.htm\" target= \"blank\"><b><u> qualche tempo fa<\/u><\/b><\/a> ricordava infatti che:<br \/>\u201cle basi dei divari attuali siano state poste nel corso dei primi anni di introduzione dell&#8217;euro (\u2026). Venuta meno la possibilit\u00e0 di svalutare la moneta, i paesi della zona euro che tentano di recuperare competitivit\u00e0 sul versante dei costi devono ricorrere alla &#8220;svalutazione interna&#8221; (contenimento di prezzi e salari). Questa politica presenta per\u00f2 limiti e risvolti negativi, non da ultimo in termini di un aumento della disoccupazione e del disagio sociale\u201d.<\/p>\n<p><b>Solidariet\u00e0 europea<\/b><br \/>Naturalmente esistono modi per ovviare a questi problemi, anche in un regime di moneta unica. Ma sono tutti modi che esigono una forte solidariet\u00e0 fra forti e deboli. In sostanza, i paesi forti devono in qualche modo riversare su quelli deboli una parte degli attivi economici accumulati grazie all&#8217;euro. <\/p>\n<p>A mio avviso si tratta di una cosa ragionevole sul piano economico, ma impensabile su quello politico. I paesi del nord hanno realizzato una politica non collaborativa per conquistare spazi di mercato, perch\u00e9 mai dovrebbero rinunciare ai loro vantaggi a favore di greci, spagnoli e italiani?<\/p>\n<p>\u00c8 su questa domanda che si infrangono tutti i sogni di chi vagheggia un \u201cpi\u00f9 Europa\u201d, una maggiore integrazione, uno Stato federale: si tratta di chiacchiere slegate dalla dura realt\u00e0, quella di una competizione sfrenata nella quale gli attuali vincitori (Germania e satelliti) non hanno nessun motivo per rinunciare ai vantaggi acquisiti. <\/p>\n<p>L&#8217;unica possibilit\u00e0 praticabile per salvare il nostro paese dal destino di emarginazione che, rimanendo nella moneta unica, \u00e8 inevitabile, \u00e8 l&#8217;uscita unilaterale dall&#8217;euro.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uscire dall&#8217;euro? Con questo articolo apriamo la discussione. 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