{"id":26410,"date":"2014-05-16T00:00:00","date_gmt":"2014-05-15T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/mare-nostrum-non-basta\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:42","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:42","slug":"mare-nostrum-non-basta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/05\/mare-nostrum-non-basta\/","title":{"rendered":"Mare nostrum non basta"},"content":{"rendered":"<p>Per salvare gli immigrati che rischiano la vita a sud delle nostre coste, l\u2019Italia ha ritenuto di varare l\u2019operazione Mare Nostrum. Anche se il fenomeno migratorio ha radici strutturali, tre fattori ne hanno evidenziato il carattere emergenziale:<\/p>\n<p>&#8211;\tLa caduta del regime di Gheddafi, che gestiva la \u201cvalvola\u201d dei migranti a suo piacimento ma la gestiva;<br \/>&#8210;\tLa sentenza Hirsi Jamaa della Corte Europea dei Diritti dell\u2019Uomo (Cedu) del 2012, in base alla quale \u00e8 stata sancita l\u2019impossibilit\u00e0 di effettuare respingimenti in mare di migranti verso la Libia; <br \/>&#8210;\tLa strage di Lampedusa del 3 ottobre, e quelle &#8211; anche recentissime &#8211; successive, che hanno reso evidente l\u2019emergenza umanitaria implicita in questi viaggi della morte (secondo uno studio dell\u2019Iue di Firenze il 3% di quanti si imbarcano per raggiungere l\u2019Europa attraverso il Mediterraneo perde la vita nel viaggio).<\/p>\n<p><b>Migranti soccorsi e scafisti arrestati<\/b><br \/>L\u2019idea iniziale era attuare un\u2019operazione europea, ed \u00e8 stato chiesto l\u2019aiuto degli altri Stati membri. Solo la Slovenia ha partecipato e per un tempo limitato, e Malta sta offrendo un aiuto condizionato. Abbiamo sostenuto le ragioni delle operazioni Sar, <i>search and rescue<\/i>, anche a Bruxelles, rimanendo sostanzialmente isolati.<\/p>\n<p>I nostri partner sostenevano che queste operazioni sono un invito ai trafficanti, il cosiddetto \u201c<i>pull factor<\/i>\u201d, perch\u00e9 rendono meno rischiosa la traversata. E intanto, ad oggi, Mare Nostrum ha permesso di soccorrere 30.605 migranti, e di arrestare 200 scafisti circa.<\/p>\n<p>Chi ha ragione? L\u2019esperienza di Mare Nostrum, a sette mesi dalla sua istituzione, sembra in effetti confermare che un certo <i>pull factor <\/i>ci sia stato, ma non avevamo alternative. <\/p>\n<p>Due sono le specificit\u00e0 della frontiera marittima meridionale dell\u2019Europa, che l\u2019Italia \u00e8 chiamata a gestire: 1) la presenza della Libia, paese instabile, il cui Governo controlla solo parzialmente il territorio e dove non si rispettano generalmente i diritti umani dei migranti. Come ci ha ricordato la Cedu, verso un tale Paese non si possono operare respingimenti in mare. Non resta quindi che portare i migranti sul suolo dell\u2019Ue 2) i flussi \u201cmisti\u201d in arrivo sono composti in gran parte di richiedenti asilo, che necessitano di particolari attenzioni ai sensi della normativa europea ed internazionale.<\/p>\n<p>Queste specificit\u00e0 ci differenziano dagli altri Stati membri dell\u2019Ue. La Spagna ha una situazione diversa, e cos\u00ec la Grecia. Abbiamo degli accordi di riammissione con Tunisia ed Egitto, ma non con la Libia, n\u00e9 potremmo averlo nelle presenti circostanze. Ed il 93% dei flussi via mare transitano ormai da tale Paese.<\/p>\n<p><b>Domande di asilo in Europa<\/b><br \/>L\u2019operazione Mare Nostrum ha per\u00f2 un costo, che si aggira sui 9,5 milioni al mese. Non possiamo quindi continuare indefinitamente. Dobbiamo chiedere un contributo maggiore all\u2019Ue, con uno sforzo supplementare degli altri Stati membri. <\/p>\n<p>Per farlo, bisogna chiarire che l\u2019Italia \u00e8 chiamata a gestire il tratto pi\u00f9 problematico della frontiera meridionale dell\u2019Europa. Solo questo ci pu\u00f2 consentire di rispondere alle previste critiche verso le operazioni Sar, che sarebbero un potente \u201c<i>pull factor\u201d<\/i>, e alla considerazione che altri Paesi processano annualmente numeri ben maggiori di domande di asilo.<\/p>\n<p>Nessuno lo pu\u00f2 negare: nel 2013 i 38 Paesi europei hanno processato 484.000 richieste di asilo, di cui 109.600 in Germania, 60.100 in Francia e 27.800 in Italia. Se si calcolano le domande di asilo in rapporto alla popolazione, l\u2019Italia \u00e8 penultima nell\u2019Ue con cifre superiori solo alla Polonia. <\/p>\n<p>Questo confronto \u00e8 per\u00f2 parzialmente fuorviante. Ci\u00f2 che avviene nel canale di Sicilia \u00e8 un\u2019operazione umanitaria di salvataggio in mare, attuata per cercare di porre parziale rimedio a un dramma umano che quotidianamente si ripete, ben diversa dall\u2019esame di una domanda di asilo da compiere in un ufficio di Francoforte. \u00c8 anche qualcosa di molto pi\u00f9 impegnativo e costoso, che riguarda l\u2019intera Ue.<\/p>\n<p><b>Rafforzare Frontex<\/b><br \/>Se si vogliono evitare tragedie come quella di Lampedusa, occorre superare l\u2019azione italiana e pensare ad un\u2019azione europea. L\u2019ipotesi pi\u00f9 percorribile sembra essere quella di rafforzare Frontex, senza escludere operazioni Sar. Va fatto in fretta: se l\u2019Italia dovesse cessare l\u2019operazione Mare Nostrum senza un valido rimpiazzo europeo, sono da temere nuove tragedie. Ed in questo caso la responsabilit\u00e0 sarebbe dell\u2019Ue intera.<\/p>\n<p>Non basta per\u00f2 il controllo delle frontiere. Un\u2019azione europea urge anche nei Paesi di transito delle rotte migratorie. Prima di tutto occorre fare il possibile per aiutare la Libia a gestire gli ingenti flussi migratori che la interessano, al fine di scoraggiare il <i>business <\/i>del traffico di migranti. <\/p>\n<p>Si tratta di un\u2019impresa molto difficile, perch\u00e9 si tocca un settore che vale circa il 10% del Pil del Paese. Nel farlo occorre ricercare la cooperazione di organizzazioni internazionali quali l\u2019Organizzazione internazionale per le migrazioni, Oim, e, in prospettiva pi\u00f9 lunga, anche l\u2019Unhcr. Bisogna anche sollecitare Tripoli a rafforzare il proprio dispositivo di controllo delle frontiere marittime, incoraggiando i primi timidi segnali di attivit\u00e0 in questo settore.<\/p>\n<p><b>Paesi di origine e di transito<\/b><br \/>A monte, occorre intervenire sui Paesi di transito dell\u2019Africa sub sahariana, nonch\u00e9 &#8211; nei limiti del possibile &#8211; sui Paesi di origine. Per questo l\u2019Italia sta pensando a un\u2019iniziativa nei Paesi dell\u2019Africa orientale, che includa il Corno d\u2019Africa, Egitto e Libia, da condurre con Ue e Unione Africana. <\/p>\n<p>Si pensa a un\u2019iniziativa concreta, non a riunioni con documenti finali che nessuno legge. Il fine \u00e8 di convogliare le risorse dell\u2019Ue e degli Stati membri; contribuire ai progetti dell\u2019Oim e Unhcr; incoraggiare quei Paesi a migliorare la gestione dei migranti alla luce dei loro obblighi di diritto internazionale; rafforzare le loro capacit\u00e0 di smantellare le reti dei trafficanti; incoraggiare i rimpatri volontari, laddove possibile; sviluppare possibilit\u00e0 di impiego come alternativa ai \u201cviaggi della morte\u201d.<\/p>\n<p>\u00c8 un programma di lungo periodo, ma occorre iniziare ora. Ci sono in Libia circa 800 mila stranieri che potrebbero decidere di imbarcarsi per l\u2019Europa. Nel medio termine i conflitti, la scarsit\u00e0 di acqua ed i cambiamenti climatici potrebbero aumentare a dismisura il fenomeno migratorio nel Mediterraneo. \u00c8 bene iniziare a pensarci ora.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per salvare gli immigrati che rischiano la vita a sud delle nostre coste, l\u2019Italia ha ritenuto di varare l\u2019operazione Mare Nostrum. 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