{"id":26450,"date":"2014-05-19T00:00:00","date_gmt":"2014-05-18T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/ascesa-e-declino-della-politica-estera-personale\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:41","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:41","slug":"ascesa-e-declino-della-politica-estera-personale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/05\/ascesa-e-declino-della-politica-estera-personale\/","title":{"rendered":"Ascesa e declino della politica estera personale"},"content":{"rendered":"<p>Il rapporto fra opinione pubblica e politica estera \u00e8 stato esaltato in primis dai governi Berlusconi. Mentre i mass media hanno trasformato i summit fra capi di governo in eventi \u201cpop\u201d, la nostra presenza internazionale \u00e8 stata sempre pi\u00f9 spesso filtrata dall\u2019ex presidente del consiglio che \u00e8 divenuto il \u201cmediatore unico\u201d tra leader internazionali e opinione pubblica. Con un particolare populismo mediatico riassumibile in tre modelli di personalizzazione: di successo, frustrazione e assenza.<\/p>\n<p><b>Berlusconi e i summit pop<\/b><br \/>Nella personalizzazione di <i>successo<\/i>, a un\u2019opinione pubblica informata su contesti strategici, la personalizzazione sostituisce l\u2019illusione mediatica di offrire all\u2019opinione pubblica \u201cun posto in prima fila nel salotto dei potenti\u201d, dove ci\u00f2 che conta \u00e8 aggirare l\u2019autorevolezza istituzionale grazie alla costante rincorsa del compiacimento popolare. Come dimostra l\u2019amicizia messa in risalto sui media tra Berlusconi e Gheddafi.<\/p>\n<p>Nella personalizzazione <i>frustrata<\/i>, la sostanziale tricefalia dell\u2019Europa comunitaria (Commissione, Consiglio, Parlamento) ostacola invece la personalizzazione. I suoi leader non hanno s\u00e9guito nell\u2019opinione pubblica e la difficolt\u00e0 di personalizzare la politica estera nell\u2019Ue \u00e8 aggirata con iniziative improvvide alla ricerca di rapporti diretti con i leader dei singoli paesi. <\/p>\n<p>Pur consolidando il suo gradimento in Italia, Berlusconi non conquistava la stima dei leader europei e sulla nostra credibilit\u00e0 internazionale si proiettava un cupo cono d\u2019ombra.<\/p>\n<p>Infine, la personalizzazione <i>assente <\/i>consacra il completo disinteresse per gli attori nazionali operanti in aree strategiche instabili e spesso pericolose: dalle Ong alle comunit\u00e0 italiane nel mondo, dai diplomatici alle imprese internazionalizzate, ma non ammesse nella cerchia dell\u2019ex premier.<\/p>\n<p>L\u2019atteggiamento di Berlusconi che non visitava i soldati italiani in Afghanistan chiarisce la natura dello schema: il rischio di boomerang mediatico nel gestire l\u2019informazione era verosimilmente troppo forte per la presenza dei morti e dei feriti nelle operazioni. Fattori che avrebbero rischiato d\u2019essere posti a carico del presidente del Consiglio da parte dell\u2019opinione pubblica. <\/p>\n<p><b>Il risanamento di Monti, Letta e Renzi<\/b><br \/>Con l\u2019uscita di scena dell\u2019ex Cavaliere, l\u2019imbarazzante lascito berlusconiano impegna i governi Monti e Letta che spendono mediaticamente il personale credito internazionale, sia nei rapporti euro atlantici, che con i contingenti italiani di peacekeeping, visitati pi\u00f9 volte. <\/p>\n<p>Sulla linea di questo \u201crisanamento\u201d sembra muoversi il premier Renzi. Anche se, rispetto ai due predecessori, non \u00e8 ancora interamente in possesso di un personale profilo internazionale, il che potrebbe addirittura trasformarsi in una risorsa per un\u2019azione maggiormente politica rispetto ai prece-denti governi tecnici. <\/p>\n<p>Il superamento della politica estera \u201cpop\u201d intende pertanto restituire il ruolo abituale alle istituzioni attive sul campo, spesso marginalizzate dai governi Berlusconi; con l\u2019opportunit\u00e0 di poter incidere in maniera nuova nel rapporto fra politica estera, mass media e opinione pubblica.<\/p>\n<p><b>Personalizzazione della politica estera<\/b><br \/>Dalla sinossi presentata emerge come i media rivestano un ruolo centrale nello <i>storytelling <\/i>politico delle democrazie moderne e la personalizzazione delle leadership assuma un profilo peculiare nella \u201cdemocrazia del pubblico\u201d. Tanto che il rapporto fra opinione pubblica e politica estera passa ormai (anche) per la sua personalizzazione. Si tratta di un esercizio con cui governi, ma anche Ong, imprese, Forze armate e comunit\u00e0 italiane all\u2019estero sono chiamati a misurarsi. <\/p>\n<p>Nell\u2019opinione pubblica italiana la televisione ricopre ancora un ruolo importante nel comunicare la politica estera. Tuttavia, il modello del \u201cmediatore unico\u201d di epoca berlusconiana funziona sempre meno. La crescente diffusione dei social media amplia la base di accesso interattivo alle notizie internazionali. Il che produce almeno due risultati: moltiplica le fonti informative e trasforma il mediatore da \u201cunico\u201d in \u201cmolteplice\u201d.<\/p>\n<p>Per riacquisire uno <i>storytelling <\/i>italiano del mondo, allargare la personalizzazione della politica estera a nuovi attori pu\u00f2 rappresentare una mossa interessante, sia per verificare le fonti informative, che per far risaltare la spiccata proiezione internazionale dell\u2019Italia. Valorizzando l\u2019operato di cooperanti, imprenditori, militari e comunit\u00e0 italiane: soggetti che permettano di riallacciare i fili che ci legano ad eventi generali. Senza vedere nella semplificazione della comunicazione politica la marginalizzazione delle istituzioni competenti, bens\u00ec l\u2019opportunit\u00e0 di legare la cronaca degli avvenimenti esteri ai bisogni primari delle persone. <\/p>\n<p><b>Populismo anticorpo della democrazia rappresentativa <\/b><br \/>Infatti, gli italiani, a differenza dei cittadini di altri paesi, risultano spesso meno attenti alle possibili conseguenze locali di eventi internazionali che non siano quelle potenzialmente dannose o sfavorevoli. Come i timori di ripercussioni negative legate alla situazione ucra\u00ecna, recentemente spiegati in un <a href= \"http:\/\/www.demos.it\/a00962.php\" target= \"blank\"><b><u> sondaggio di Demos &#038; Pi<\/u><\/b><\/a>.<\/p>\n<p>Profittare della personalizzazione senza ripeterne le esasperazioni berlusconiane \u00e8 forse una buona strategia per raccontare \u201cuna storia credibile sostenuta dai comportamenti\u201d. Mostrando che il populismo agisce da anticorpo della democrazia rappresentativa e che la politica estera \u201cpop\u201d rappresenta (solo) un effetto perverso dell\u2019incontro fra opinione pubblica e politica estera. <\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il rapporto fra opinione pubblica e politica estera \u00e8 stato esaltato in primis dai governi Berlusconi. 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