{"id":26470,"date":"2014-05-20T00:00:00","date_gmt":"2014-05-19T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/libia-sullorlo-dellabisso\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:41","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:41","slug":"libia-sullorlo-dellabisso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/05\/libia-sullorlo-dellabisso\/","title":{"rendered":"Libia sull\u2019orlo dell\u2019abisso"},"content":{"rendered":"<p>Descrivere gli scontri in atto a Tripoli e Bengasi come una battaglia tra buoni &#8211; non-islamisti, laici e secolari &#8211; e cattivi &#8211; islamisti, radicali e terroristi &#8211; \u00e8 fuorviante e in gran parte scorretto. Quella in corso \u00e8 una guerra di potere tra gruppi aventi interessi locali sostenuti spesso da attori stranieri.<\/p>\n<p><b>Tripoli, Misurata e Bengasi<\/b><br \/>La rivalit\u00e0 principale \u00e8 tra le milizie della citt\u00e0 di Zintan e in particolare quelle dislocate a Tripoli, come il Qaqaa e il Sawaiq, politicamente vicine alla fazione politica dell\u2019ex primo ministro Mahmoud Jibril &#8211; e quindi alla componente anti-islamista del Congresso nazionale generale (Gnc) &#8211; e le milizie della citt\u00e0 di Misurata, a loro volta genericamente associabili alle forze politiche pi\u00f9 vicine alla componente islamista.<\/p>\n<p>La rivalit\u00e0 tra questi due gruppi risale ai tempi della rivoluzione contro il regime di Gheddafi ed \u00e8 stata rafforzata dalla politica di <i>appeasement <\/i>praticata dai governi libici che si sono succeduti negli ultimi tre anni. Questi hanno distribuito generosamente risorse alle pi\u00f9 disparate milizie, ottenendone l\u2019acquiescenza, ma sicuramente non la lealt\u00e0. Tutti i tentativi finora esercitati dai politici per trovare un accordo tra questi due attori sono falliti. <\/p>\n<p>A questa complessa situazione nell\u2019ovest del paese, negli ultimi due anni si \u00e8 aggiunta l\u2019instabilit\u00e0 crescente e il crollo dell\u2019ordine pubblico nell\u2019est del paese. Qui, in particolare nella zona di Bengasi, le deboli forze di sicurezza dello stato libico sono state ripetutamente attaccate da gruppi che spaziano dalle semplici organizzazioni criminali alle pi\u00f9 strutturate cellule jihadiste. <\/p>\n<p>Tutti questi gruppi, pur essendo diversi per nascita, formazione e struttura, hanno obiettivi comuni: destabilizzare le autorit\u00e0 nazionali e sfaldare le istituzioni, in modo da poter prosperare nello stato di anarchia sempre pi\u00f9 evidente. Nell\u2019ultimo anno, l\u2019occupazione di importanti pozzi di petrolio nell\u2019est del paese da parte di gruppi armati guidati dall\u2019autoproclamatosi leader federalista Ibrahim Jadran ha contribuito ad aumentare la confusione e la paralisi dell\u2019apparato statale.<\/p>\n<p><b>Khalifah Haftar <\/b><br \/>Sullo sfondo di questo quadro \u00e8 venuto a inserirsi il generale Khalifah Haftar. Controverso e ambiguo, fu il comandante dell\u2019esercito di Ghaddafi nella guerra contro il Ciad degli anni \u201880. Secondo voci diffuse mai confermate, Haftar sarebbe l\u2019artefice di massacri contro le truppe ciadiane che avrebbero coinvolto anche i suoi soldati. <\/p>\n<p>Catturato nell\u201986 e abbandonato dal regime del colonello, Haftar disert\u00f2 dall\u2019armata libica e, assieme ad alcuni dei suoi soldati pi\u00f9 fedeli, costitu\u00ec, con appoggio statunitense, quella che divenne l\u2019ala militare del principale partito politico di opposizione, il<i> Fronte Nazionale per la Salvezza della Libia<\/i>. Nato con lo scopo di condurre attacchi ai confini del Ciad al fine di destabilizzare il regime libico, questo esercito non si distinse in particolari azioni e venne presto disciolto. Haftar fu trasferito negli Stati Uniti dove, con la collaborazione e l\u2019aiuto della Cia, ha vissuto in esilio gli ultimi 20 anni.<\/p>\n<p>Vantando una popolarit\u00e0 tra i militari libici in realt\u00e0 mai dimostrata, allo scoppio della rivoluzione del 2011 Haftar rientr\u00f2 a Bengasi con il dichiarato scopo di assumere il comando delle truppe della rivoluzione. Il Consiglio nazionale transitorio &#8211; l\u2019autorit\u00e0 di governo delle forze rivoluzionarie &#8211; gli prefer\u00ec tuttavia il generale Abdul-Fatah Younis, a cui affianc\u00f2 come vice comandante Omar Hariri, lasciando ad Haftar un umiliante terzo posto. L\u2019approvazione, nel 2013, della legge dell\u2019isolamento politico sembr\u00f2 inoltre porre fine a ogni ulteriore aspirazione politica per Haftar. <\/p>\n<p><b>La rivoluzione di San Valentino <\/b><br \/>L\u2019ex generale \u00e8 tornato alla ribalta il 14 febbraio scorso, quando ha dichiarato in un video preregistrato di avere effettuato una rivoluzione e di avere ripreso il potere in Libia al fine di raddrizzare il corso degli eventi. Il pubblico libico ha definito l\u2019accaduto come la \u201crivoluzione di San Valentino\u201d, e Haftar ha rischiato di diventare un personaggio da operetta.<\/p>\n<p>Tuttavia, noto per la sua persistenza, il generale si \u00e8 creato un nuovo ruolo stabilendosi nella sua citt\u00e0 natale di Bengasi, dove, grazie a un\u2019incessante campagna di proselitismo sul territorio e facendo leva sul malcontento delle popolazioni locali e sulla crescente sfiducia nelle istituzioni nazionali, ha raccolto attorno a s\u00e9 un vasto consenso. <\/p>\n<p>Alla ricerca di una demagogica popolarit\u00e0 e con il chiaro intento di acquisire il controllo, se non proprio di tutto il paese, quantomeno della parte orientale di esso, si \u00e8 erto a difensore dei valori laici e secolari contro quelli che ha definito terroristi islamici, scatenando un\u2019aggressione armata contro di loro. <\/p>\n<p>Questo tentativo di legittimazione si riferisce a quanto avvenuto in Egitto, dove l\u2019esercito guidato dal generale Al Sisi ha portato a termine un colpo di Stato in funzione anti-islamista. Inoltre, al contrario di quanto avvenuto precedentemente, \u00e8 alquanto probabile che vi sia stato un piano concordato con le milizie di Zintan, in quanto queste, due giorni dopo l\u2019offensiva bengasina, hanno attaccato il parlamento libico impedendo di fatto il voto di fiducia che avrebbe dovuto sancire l\u2019elezione del nuovo primo ministro nominato, Ahmed Maitig, considerato esponente dell\u2019ala islamista del parlamento.<\/p>\n<p>Questa sconsiderata aggressione, oltre ad aver determinato un bagno di sangue, non avr\u00e0 altro risultato se non quello di far precipitare il paese nell\u2019abisso dell\u2019anarchia e della guerra civile.<\/p>\n<p>L\u2019unica possibilit\u00e0 per la Libia di restare nel tracciato della democratizzazione e della convivenza civile risiede in una energica iniziativa della comunit\u00e0 internazionale. <\/p>\n<p>Questa dovrebbe porsi come mediatore indipendente, e creare un <i>frame work<\/i> per arrivare a una negoziazione tra i maggiori attori militari e politici del paese, al fine di realizzare un patto nazionale che consenta la nomina di un primo ministro, di un governo di unit\u00e0 nazionale e la realizzazione di una <i>roadmap <\/i>che possa portare alla soluzione dei due principali problemi: il ritorno della sicurezza e dell\u2019ordine pubblico e il rilancio dell\u2019economia.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Descrivere gli scontri in atto a Tripoli e Bengasi come una battaglia tra buoni &#8211; non-islamisti, laici e secolari &#8211; e cattivi &#8211; islamisti, radicali e terroristi &#8211; \u00e8 fuorviante e in gran parte scorretto. Quella in corso \u00e8 una guerra di potere tra gruppi aventi interessi locali sostenuti spesso da attori stranieri. Tripoli, Misurata [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[128,99,125],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26470"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=26470"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26470\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":63210,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26470\/revisions\/63210"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=26470"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=26470"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=26470"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}