{"id":26490,"date":"2014-05-22T00:00:00","date_gmt":"2014-05-21T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/sbarco-europeo-per-il-faccia-a-faccia-tv\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:40","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:40","slug":"sbarco-europeo-per-il-faccia-a-faccia-tv","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/05\/sbarco-europeo-per-il-faccia-a-faccia-tv\/","title":{"rendered":"Sbarco europeo per il faccia a faccia TV"},"content":{"rendered":"<p>Avete presente i dibattiti presidenziali negli Stati Uniti, quelli che dal 1960 decidono quasi sempre chi andr\u00e0 alla Casa Bianca? La tensione dei candidati? La maniacale minuta precisione di regole e conduttori? Le decine di milioni di spettatori, che solo il SuperBowl ne fa di pi\u00f9 negli Usa? Bene: qui \u00e8 un\u2019altra cosa.<\/p>\n<p><b>Dibattiti televisivi tra leader europei<\/b><br \/>I dibattiti presidenziali nell\u2019Unione europea (Ue) non sono &#8211; per ora &#8211; nulla di tutto questo: share dell\u2019audience da prefisso telefonico, diffusione confinata su reti minori, gestione dei tempi a volte un po\u2019 caotica, l\u2019intreccio delle lingue a complicare il tutto. <\/p>\n<p>Se li fai in inglese, penalizzi chi, come il greco Alexis Tsipras, non si sente a suo agio in quella lingua; se li fai che ciascuno parla la sua, devi affidarti agli interpreti, la voce che arriva al pubblico non \u00e8 l\u2019originale, le frasi perdono fluidit\u00e0, la percezione dei personaggi non \u00e8 n\u00e9 immediata n\u00e9 piena.<\/p>\n<p>Eppure, con tutti i loro limiti, i dibattiti in diretta tv, corollario delle candidature alla presidenza della Commissione europea, sono stati la vera novit\u00e0 mediatica di questa campagna elettorale europea, anche se i protagonisti non hanno mostrato l\u2019aggressivit\u00e0 dialettica che, spesso, fa la forza dei confronti americani.<\/p>\n<p>Assente, pure, la retorica positiva in stile Usa: \u201cNon voglio un\u2019Europa che sogna\u201d, sono state le prime parole del candidato del Partito popolare europeo (Ppe), Jean Claude Juncker. Negli Stati Uniti, gli avrebbero spento le tv in faccia; qui non \u00e8 successo, anche perch\u00e9 di televisori accesi ce n\u2019erano pochi.<\/p>\n<p>Difficile dire quanto i dibattiti abbiano pesato sui pronostici di questa vigilia. L\u2019ultimo rilevamento comparato europeo, diffuso il 20 maggio, d\u00e0 i popolari -217- in calo rispetto al Parlamento uscente, ma in vantaggio d\u2019una quindicina di seggi sui socialisti -201, in leggerissima ascesa.<\/p>\n<p>La terza forza sono la galassia degli \u2018euro-scettici\u2019 di destra, xenofobi, anti-euro, separatisti, che per\u00f2 a Strasburgo non faranno massa unica. Poi, i liberali, la sinistra radicale euro-critica, i conservatori. Ppe e Partito socialista europeo (Pse) insieme avranno la maggioranza dei 751 seggi.<\/p>\n<p><b>Verhofstadt vincitore mediatico<\/b><br \/>Nell\u2019arco dei tre dibattiti, il primo da Maastricht il 28 aprile &#8211; regia EuroNews -, il secondo da Firenze il 9 maggio &#8211; regia RaiNews -; il terzo da Bruxelles il 15 maggio &#8211; regia Eurovision e audience molto maggiore degli altri -, il migliore \u00e8 stato l\u2019ex premier belga Guy Verhofstadt, liberale, federalista, che rivendica alla Commissione un ruolo pilota dell\u2019integrazione europea e contesta il presidente uscente Manuel Barroso per l\u2019abitudine di telefonare a Berlino ed a Parigi prima di decidere che fare.<\/p>\n<p>A Maastricht, Verhofstadt aveva vinto di misura e senza convincere, un 6 pieno, con un 6- agli altri. A Firenze, aveva vinto a mani basse: in termini ciclistici, visto che \u00e8 in corso il Giro d\u2019Italia, era gi\u00e0 sotto la doccia quando sono arrivati gli altri. A Bruxelles, s\u2019\u00e8 limitato a controllare.<\/p>\n<p>I due favoriti, Juncker, ex premier lussemburghese ed ex presidente dell\u2019Eurogruppo, e il socialista Martin Schulz, attuale presidente del Parlamento europeo,Pe, sono stati soprattutto attenti a non farsi male l\u2019un l\u2019altro e a non inciampare in qualche gaffe: federalismo, eurobond, solidariet\u00e0 erano parole per loro scivolose. <\/p>\n<p>Impegnati a marcarsi a vicenda e preoccupati di non sciorinare le differenze, Schulz e Juncker si sono spesso impelagati nei tecnicismi pi\u00f9 ostici della costruzione europea (il \u2018modello comunitario\u2019 contrapposto al \u2018sistema inter-governativo\u2019, l\u2019intreccio dei poteri delle Istituzioni, i vincoli dei Trattati).<\/p>\n<p>Cos\u00ec, mentre Schulz e Juncker traccheggiavano, Verhofstadt tirava diritto, in sella al cavallo di battaglia di una Commissione europea che non sia segretariato del Consiglio dei Ministri dell\u2019Ue, cio\u00e8 cane da riporto dei Governi dei 28, ma che guidi il processo d\u2019integrazione, come avveniva ai tempi, ormai mitici, di Jacques Delors (e un pochino pure sotto la presidenza di Romano Prodi).<\/p>\n<p>Forte di una sua linea, e di una legittimit\u00e0 conferitagli dall\u2019indicazione popolare e dall\u2019investitura del Pe, il presidente dell\u2019Esecutivo di Bruxelles dovrebbe guidare l\u2019Ue a rilanciare crescita e occupazione.<\/p>\n<p><b>Tsipras spariglia le carte senza fare il botto<\/b><br \/>Quanto agli outsiders, i verdi Ska Keller &#8211; al primo e al terzo &#8211; e Jos\u00e9 Bov\u00e9 &#8211; al secondo &#8211; hanno fatto la loro parte, portando lei freschezza e lui aggressivit\u00e0. All\u2019ultimo giro, ha esordito Tsipras, campione della sinistra euro-scettica, che ha (un po\u2019) sparigliato le carte, senza, per\u00f2, fare il botto.<\/p>\n<p>Tsipras, l\u2019unico senza cravatta, strizza l\u2019occhio al voto italiano: chiama in causa Juncker, che c\u2019era, per il vertice di Cannes dove, dice, dietro le quinte furono rovesciati due governi democraticamente eletti, il greco e l\u2019italiano &#8211; un\u2019eco delle polemiche sul complotto di questi giorni -; e cita l\u2019impegno dei giudici contro la mafia.<\/p>\n<p>Ma se c\u2019\u00e8 un po\u2019 d\u2019Italia nel dibattito europeo, \u00e8 pure merito, anzi demerito, di Silvio Berlusconi: con la sua campagna anti-tedesca e anti-Schulz, diventa l\u2019\u2018uomo nero\u2019 del primo confronto. Dove tutti lo evocano e lo criticano, tranne Schulz che pu\u00f2 permettersi d\u2019ignorarlo. Juncker tradisce l\u2019imbarazzo dei popolari per quell\u2019alleato scomodo e invadente, che per\u00f2 non cacciano perch\u00e9, senza Forza Italia, non sarebbero pi\u00f9 la prima forza del Pe.<\/p>\n<p><b>Elezione presidente della Commissione <\/b><br \/>Su un punto sono tutti d\u2019accordo: la scelta del presidente della Commissione dovr\u00e0 avvenire nell\u2019ambito dei candidati, dal cappello a cilindro dei capi di Stato o di governo dell\u2019Ue non potr\u00e0 uscire un nome a sorpresa. Persino Juncker, di gran lunga il meno spericolato, dice: \u201cSe non sar\u00e0 uno di noi, nel 2019 non andr\u00e0 pi\u00f9 a votare nessuno, perch\u00e9 gli elettori si sentiranno presi in giro\u201d.<\/p>\n<p>Recitano un copione?, o sono davvero convinti? Intanto, \u00e8 gi\u00e0 chiaro che non saranno brevi i tempi di decisione sul presidente della Commissione, dopo le elezioni del 25 maggio. E anche i giochi che parevano gi\u00e0 delineati potrebbero riaprirsi, nell\u2019Unione e pure in Italia.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Avete presente i dibattiti presidenziali negli Stati Uniti, quelli che dal 1960 decidono quasi sempre chi andr\u00e0 alla Casa Bianca? La tensione dei candidati? La maniacale minuta precisione di regole e conduttori? Le decine di milioni di spettatori, che solo il SuperBowl ne fa di pi\u00f9 negli Usa? Bene: qui \u00e8 un\u2019altra cosa. 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