{"id":26510,"date":"2014-05-22T00:00:00","date_gmt":"2014-05-21T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-tigre-celtica-torna-a-ruggire\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:41","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:41","slug":"la-tigre-celtica-torna-a-ruggire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/05\/la-tigre-celtica-torna-a-ruggire\/","title":{"rendered":"La tigre celtica torna a ruggire"},"content":{"rendered":"<p>A tre anni dall\u2019inizio della crisi dell\u2019euro, la tigre celtica torna a ruggire. Le elezioni regionali &#8211; che avverranno in contemporanea con le elezioni europee &#8211; saranno importanti per capire cosa \u00e8 cambiato negli ultimi tre anni.<\/p>\n<p><b>Strategia del rigore vincente<\/b><br \/>Paese forse tra i pi\u00f9 fieri della propria identit\u00e0 nazionale, nel 2010 l\u2019Irlanda \u00e8 entrata nel programma di aggiustamento macroeconomico gestito da Fondo monetario internazionale (Fmi), Commissione europea (Ce) e Banca centrale europea (Bce). Il programma prevedeva 85 miliardi di aiuti da usare per ripagare il debito pubblico in scadenza e finanziare il deficit di bilancio. In cambio degli aiuti, l\u2019Irlanda &#8211; ormai esclusa dai mercati internazionali &#8211; ha accettato la condizionalit\u00e0 decisa dalla cosiddetta \u201cTroika\u201d cedendo di fatto parte considerevole della propria sovranit\u00e0 in termini di politica economica.<\/p>\n<p>A distanza di tre anni, tuttavia, la strategia del rigore e delle riforme sembra aver avuto successo. Il programma di aggiustamento macroeconomico irlandese si \u00e8 concluso a dicembre e il paese \u00e8 tornato sul mercato con le proprie gambe, senza bisogno di alcun \u201cparacadute\u201d. Le prospettive di crescita per i prossimi anni sono buone: le ultime stime di maggio della Ce prevedono un tasso di crescita del Pil in termini reali di 1.3% per il 2014 e 3% per il 2015. <\/p>\n<p>La Ce vede anche un continuo aumento del saldo delle partite correnti che, dopo aver toccato un minimo di -10% del Pil nel 2007, \u00e8 tornato positivo nel 2010 e dovrebbe superare il 6% del Pil quest\u2019anno. <\/p>\n<p>Buone notizie anche sul fronte della finanza pubblica. Se le previsioni saranno rispettate, il deficit di bilancio dovrebbe ridursi al -4.2% del Pil nel 2015 e il debito pubblico diminuir\u00e0 gi\u00e0 a partire dal prossimo anno. Uno scenario macroeconomico abbastanza promettente che spiega il favore con cui gli investitori internazionali hanno accolto la prima nuova emissione di titoli di stato irlandesi, a gennaio di quest\u2019anno.<\/p>\n<p><b>Sistema bancario in bilico<\/b><br \/>Bench\u00e9 l\u2019emergenza economica sembri risolta, restano per\u00f2 diverse zone d\u2019ombra sul futuro irlandese. Il paese \u00e8 ancora appesantito da un elevato debito privato, accumulato nel corso dei dieci anni precedenti la crisi economica e ormai superiore al 300% del Pil. A questo si aggiunge un elevato debito pubblico, scaturito dai costosi salvataggi bancari del 2009, quando sistema finanziario irlandese era tanto vicino al collasso da far tremare l\u2019intera eurozona. <\/p>\n<p>Ed \u00e8 proprio la situazione del sistema bancario che resta incerta e potrebbe pesare sulla ripresa irlandese. Dopo quattro anni di crisi economica, la profittabilit\u00e0 delle banche irlandesi \u00e8 minima. A fine 2013, il Fmi stimava che circa il 26% dei prestiti erogati dalle banche irlandesi fosse in sofferenza, con conseguenze negative importanti sull\u2019erogazione di nuovo credito al settore privato. Ripristinare la qualit\u00e0 degli attivi bancari \u00e8 quindi la sfida fondamentale per sostenere la ripresa irlandese.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/irlanda1.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p>La questione forse pi\u00f9 pressante, in ottica elettorale, \u00e8 l\u2019impatto sociale della crisi. Il tasso di disoccupazione ha raggiunto un picco del 15% nel 2011 ed \u00e8 ancora fermo al 12%, mentre il tasso di disoccupazione giovanile \u00e8 al 26%. Numeri che potrebbero sembrare bassi, rispetto per esempio a Spagna e Grecia, ma che si spiegano tenendo conto del fatto che l\u2019Irlanda \u00e8 tradizionalmente un paese di forte  emigrazione. Tra il 2009 e il 2013, circa 300 mila persone hanno lasciato il paese (di cui quasi 200 mila cittadini Irlandesi) e saldo migratorio netto \u00e8 tornato negativo per la prima volta da anni.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/irlanda2.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p><b>Speranza europea<\/b><br \/>Gli Irlandesi che si recheranno alle urne sono reduci da quattro anni di profonda crisi economica che si \u00e8 via via incancrenita, assumendo i contorni di un generalizzato malessere politico e sociale. Il pericolo &#8211; temuto da molti alla vigilia delle elezioni &#8211; \u00e8 che l\u2019esercizio democratico Europeo si trasformi in un eclatante rifiuto dell\u2019Europa da parte dei sui cittadini. E il rischio \u00e8 certamente pi\u00f9 elevato in Paesi come Irlanda, Grecia e Portogallo che, nel corso programma di aggiustamento macroeconomico, hanno visto il volto per certi versi pi\u00f9 duro dell\u2019Europa. <\/p>\n<p>In Irlanda, gli effetti della crisi a livello politico si sono gi\u00e0 notati in occasione delle elezioni del 2011 che hanno visto la sconfitta del governo in carica al tempo dell\u2019ingresso del paese nel programma di aggiustamento macroeconomico. Fianna F\u00e0il, partito maggioritario per molti anni, \u00e8 uscito infatti delegittimato da quello che \u00e8 stato un vero e proprio tracollo elettorale.<\/p>\n<p>L\u2019uscita dal programma di aiuti significa la riconquista della propria sovranit\u00e0 in termini di politica economica. Per l\u2019Europa, tanto criticata in questi anni per la gestione della crisi, l\u2019Irlanda rappresenta invece la speranza di poter ricevere a posteriori una legittimazione. <\/p>\n<p>Sembra la storia di un salvataggio riuscito e del successo della strategia di Bruxelles e, almeno esteriormente, \u00e8 il lieto-fine di cui Bruxelles ha un disperato bisogno. Ma i rischi che tengono in sospeso il Paese non sono pochi. <\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 la questione irrisolta di un sistema bancario ancora appesantito dai prestiti in sofferenza e quella, ancora pi\u00f9 importante, di come ristrutturare e diversificare in maniera sostenibile un\u2019economia che fino alla crisi si basava principalmente sul settore finanziario. <\/p>\n<p>E poi c\u2019\u00e8 il nodo irrisolto della disoccupazione, con gli effetti che ne derivano sulla coesione sociale e politica. Dietro l\u2019apparenza di un\u2019economia rimessa in piedi, infatti, cinque anni di crisi hanno lasciato ferite profonde nella societ\u00e0, mietuto vittime politiche e alimentato gli estremismi. Dopo essere tornata a ruggire, la tigre celtica potrebbe anche mordere.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A tre anni dall\u2019inizio della crisi dell\u2019euro, la tigre celtica torna a ruggire. Le elezioni regionali &#8211; che avverranno in contemporanea con le elezioni europee &#8211; saranno importanti per capire cosa \u00e8 cambiato negli ultimi tre anni. 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