{"id":26580,"date":"2014-05-27T00:00:00","date_gmt":"2014-05-26T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/litalia-che-non-guarda-oltre-lorizzonte-nazionale\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:38","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:38","slug":"litalia-che-non-guarda-oltre-lorizzonte-nazionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/05\/litalia-che-non-guarda-oltre-lorizzonte-nazionale\/","title":{"rendered":"L\u2019Italia che non guarda oltre l\u2019orizzonte nazionale"},"content":{"rendered":"<p>Tre giorni per approfondire i temi della sicurezza dal particolare punto di vista degli stati dell\u2019Europa centrale. Questo \u00e8 quanto stato fatto a Bratislava, nel corso della nona edizione annuale di Globsec, l\u2019equivalente della Munich Security Conference, quella che una volta veniva chiamata la Wehrkunde. <\/p>\n<p>Gli stati dell\u2019Europa centrale si riconoscono infatti come una comunit\u00e0 non certo separata dal resto dell\u2019Europa, ma caratterizzata da una specifica identit\u00e0, derivante da un peculiare vissuto storico, di cui la soggezione all\u2019impero sovietico rappresenta solo l\u2019ultimo anello. <\/p>\n<p>Motore della conferenza \u00e8 il V4, il Gruppo di Visegrad, formato da Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria, costituitosi nel 1991 (allora erano in tre, prima della separazione consensuale tra Slovacchia e Repubblica Ceca), allo scopo di favorire una rapida integrazione nell\u2019Unione europea (Ue).<\/p>\n<p><b>Crisi ucraina<\/b><br \/>Il tema principale \u00e8 stato correlato alla crisi in Ucraina. Durante la tavola rotonda dei quattro Primi ministri del gruppo dei V4, tenutasi il 15 maggio, sono emerse con straordinaria chiarezza posizioni non facilmente compatibili e che hanno il potenziale di influire direttamente sui futuri sviluppi.<\/p>\n<p>Palpabile la diversa percezione della seriet\u00e0 della crisi tra i paesi dell\u2019area e la nostra, mediterranea e specificamente italiana. Quello che accade a Kiev, a Odessa e Donetsk, che per noi \u00e8 un lontano evento, per ungheresi, polacchi e cechi \u00e8 un dramma in cui si sentono personalmente coinvolti e il cui esito li preoccupa a livello individuale, come collettivo, ovviamente con atteggiamenti diversi e a volte contrastanti.<\/p>\n<p>Cos\u00ec si \u00e8 sentito il Primo ministro polacco Tusk condannare senza mezzi termini le politiche russe. A seguirlo, \u00e8 stato Orban, il discusso Primo ministro dell\u2019Ungheria che, con la ben nota  franchezza, provocatoriamente ha chiesto all\u2019uditorio di interrogarsi sulle responsabilit\u00e0 ucraine, prima che su quelle di Mosca, ed esprimere con personale partecipazione la solidariet\u00e0 di Budapest per la minoranza ungherese in Ucraina, a suo dire mortificata dalle politiche della dirigenza ucraina, indirettamente prefigurando assetti istituzionali con modificazioni radicali rispetto agli attuali. <\/p>\n<p><b>Sicurezza energetica<\/b><br \/>Un tema ampiamente discusso \u00e8 stato quello della sicurezza energetica, con un\u2019approfondita analisi su quanto finora fatto per un\u2019integrazione delle infrastrutture in Europa centrale, sia per le reti di distribuzione dell\u2019energia elettrica, sia per i flussi del gas, che oggi, grazie a una serie d\u2019interventi tecnici mirati, \u00e8 possibile invertire, per fronteggiare specifiche situazioni e limitare la dipendenza diretta su base bilaterale dei singoli paesi europei: gi\u00e0 oggi, grazie a questi sviluppi, \u00e8 possibile fornire a Kiev almeno una parte di quanto necessario alla sopravvivenza fisica. <\/p>\n<p>\u00c8 peraltro chiaro a tutti che sul tema della politica energetica comune e delle interconnessioni si gioca gran parte della credibilit\u00e0 dell\u2019Ue e proprio in base a tale convincimento Tusk ha elaborato un proprio progetto e un\u2019originale proposta per la formalizzazione di una &#8220;comunit\u00e0 europea dell&#8217;energia&#8221; che sar\u00e0 discussa a Bruxelles nel summit europeo di giugno dedicato a questo tema. Il progetto \u00e8 stato illustrato durante la conferenza dal senatore Monti (unico esponente italiano di prestigio presente a Bratislava in veste privata).<\/p>\n<p>Altro momento topico della conferenza \u00e8 stato l\u2019intervento di Friedman, che ha prefigurato nuovi assetti per \u201cla penisola europea\u201d del grande continente euroasiatico. Reiterando, anche senza un esplicito riferimento,il concetto della nuova Europa in contrapposizione a quella vecchia, Friedman vede la crescita prepotente di una nuova potenza regionale, centrata su Varsavia, che potrebbe politicamente prevalere sulle altre potenze europee, progressivamente in disarmo, a partire da una Germania il cui strapotere economico sarebbe irrimediabilmente minato da una sostanziale dipendenza dalla capacit\u00e0 di esportare in mercati progressivamente sempre meno in grado di assorbirne il prodotto.<\/p>\n<p><b>Sistema di difesa antimissile <\/b><br \/>Ad arricchire l\u2019agenda, anche due dibattiti ristretti. Il primo si \u00e8 concentrato sulle prospettive del sistema di difesa antimissile che al momento non appaiono cos\u00ec chiare come quando venne lanciata l\u2019iniziativa del \u2018phased approach\u2019 e che vede invece la Polonia sulla via di approvvigionare un sistema sotto controllo nazionale, scatenando una vivace competizione tra Raytheon e Lockheed Martin, Lm. <\/p>\n<p>Mentre la prima propone un rilancio del Patriot, Lm vede nella Polonia la possibilit\u00e0 di ridare vita al tormentato Meads, progetto trinazionale con un\u2019importante partecipazione italiana, a suo tempo ripudiato dall\u2019esercito Usa e che, se recuperato in un\u2019ottica europea, ridarebbe fiato a Mbda Italia.<\/p>\n<p>Il secondo dibattito ristretto ha volto lo sguardo al rapporto Serbia e Kosovo. Dopo i trionfalismi di un anno fa quando la Baronessa Ashton si vantava per l\u2019accordo siglato da Belgrado e Pri\u0161tina per la normalizzazione della situazione e la salvaguardia della comunit\u00e0 serba in Kosovo, si deve purtroppo constatare che le ambiguit\u00e0 del testo si sono rivelate ben lungi dall\u2019essere costruttive e che i negoziati per l\u2019implementazione sembrano irrimediabilmente bloccati.<\/p>\n<p>La realt\u00e0 \u00e8 che con l\u2019adozione del piano Ahtisaari, \u00e8 stata ricreata nel cuore dei Balcani occidentali una situazione del tipo Kiev\/Crimea, sacrificando la logica elementare al principio dell\u2019\u201dintangibilit\u00e0 dei confini\u201d, senza considerare che si stava parlando di confini amministrativi e non statuali: il concetto di \u201cpartizione\u201d, che tanto faceva inorridire le cancellerie occidentali, avrebbe rappresentato una soluzione pragmatica, certo non scevra di problemi, ma con prospettive di soluzione ben pi\u00f9 concrete delle attuali, praticamente inesistenti.<\/p>\n<p>In conclusione, Globsec 14 ha rappresentato un incontro di grande interesse, su tematiche di vibrante attualit\u00e0 e di straordinaria importanza per il futuro degli equilibri europei. Peccato che l\u2019Italia, concentrata sui problemi di politica interna, al pi\u00f9 con uno sguardo distratto su quanto sta avvenendo in Libia, sia stata poco presente. Impareremo mai a guardare al di l\u00e0 del nostro limitato, e spesso irrilevante, orizzonte nazionale?<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tre giorni per approfondire i temi della sicurezza dal particolare punto di vista degli stati dell\u2019Europa centrale. Questo \u00e8 quanto stato fatto a Bratislava, nel corso della nona edizione annuale di Globsec, l\u2019equivalente della Munich Security Conference, quella che una volta veniva chiamata la Wehrkunde. 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