{"id":26590,"date":"2014-05-27T00:00:00","date_gmt":"2014-05-26T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/italia-unoccasione-unica-per-tornare-protagonista-in-europa\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:38","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:38","slug":"italia-unoccasione-unica-per-tornare-protagonista-in-europa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/05\/italia-unoccasione-unica-per-tornare-protagonista-in-europa\/","title":{"rendered":"Italia, un\u2019occasione unica per tornare protagonista in Europa"},"content":{"rendered":"<p>Spenti gli echi di una campagna elettorale caratterizzata da toni aspri e polemici, i risultati delle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo (Pe) consentono di trarre alcune lezioni preliminari e qualche indicazione sul da farsi.<\/p>\n<p>La partecipazione al voto si \u00e8 attestata grosso modo sui livelli del 2009: un risultato non brillante, ma tutt\u2019altro che scontato, che ha il merito di arrestare quella tendenza alla progressiva riduzione del numero di votanti che si era registrata nelle ultime elezioni. Un dato cui ha contribuito, a mio avviso, anche l\u2019offensiva dei partiti euro-scettici e lo scontro tra favorevoli e contrari al progetto europeo registrato in numerosi paesi.<\/p>\n<p><b>Euroscettici vincenti, ma divisi<\/b><br \/>\nAnche se largamente previsto, l\u2019aspetto del risultato elettorale che colpisce di pi\u00f9 \u00e8 il successo delle formazioni politiche a vario titolo classificabili come euro-scettiche o anti-europee, che complessivamente quasi triplicano il numero dei loro eletti.<\/p>\n<p>Questi partiti sono per\u00f2 profondamente divisi tra loro e restano comunque minoritari nel Pe. Difficilmente riusciranno a coalizzarsi in un unico gruppo politico. Il loro impatto si far\u00e0 sentire soprattutto all\u2019interno dei singoli paesi, dove saranno in grado di condizionare le rispettive politiche europee.<\/p>\n<p>Il dato pi\u00f9 preoccupante \u00e8 il risultato elettorale francese. Lo straordinario successo del Front National (Fn) e il conseguente indebolimento del presidente Fran\u00e7ois Hollande, rischiano di ridimensionare seriamente il tradizionale ruolo della Francia in Europa, la sua capacit\u00e0 di esercitare una qualche forma di leadership e di interlocuzione con la Germania.<\/p>\n<p>Il successo di Ukip nel Regno Unito \u00e8 altrettanto clamoroso, ma pi\u00f9 prevedibile e meno influente sotto il profilo delle dinamiche europee. L\u2019affermazione pi\u00f9 o meno rilevante di altre formazioni politiche euro-scettiche in altri paesi \u00e8 sicuramente il termometro di una disaffezione pi\u00f9 o meno diffusa nei confronti del progetto europeo.<\/p>\n<p><b>Pe, verso una grande coalizione <\/b><br \/>\nLa distribuzione dei seggi nel nuovo Pe sembra indicare come inevitabile una qualche forma di \u201cgrande coalizione\u201d tra popolari (che perdono seggi ma restano comunque il primo partito a livello europeo) e socialisti (che si confermano al secondo posto), possibilmente allargata ai liberali dell\u2019Alde.<\/p>\n<p>E l\u2019ipotesi di una \u201cgrande coalizione\u201d verr\u00e0 messa alla prova fin dai prossimi giorni sulla questione delle nomine\/elezioni ai vertici delle istituzioni dell\u2019Unione. Se nessun partito da solo ha i numeri per far designare dal Pe il prossimo Presidente della Commissione, sar\u00e0 necessario trovare un accordo fra le maggiori formazioni politiche europee (e naturalmente fra i governi degli Stati membri), nel quadro di un \u201cpacchetto\u201d di nomine (che comprender\u00e0 oltre al Presidente della Commissione anche quello del Pe, quello del Consiglio europeo e dell\u2019Alto rappresentante).<\/p>\n<p>Sar\u00e0 essenziale che i vertici delle nuove istituzioni si distinguano per autorevolezza, leadership e capacit\u00e0 di visione, e che la loro designazione si realizzi in un quadro di leale collaborazione fra Pe e Consiglio europeo.<\/p>\n<p>Inoltre, la presenza nel Pe di una rappresentanza politicamente significativa, anche se minoritaria ed eterogenea, di forze politiche che rifiutano in blocco i \u201cfondamentali\u201d del processo di integrazione (trasferimenti di sovranit\u00e0, istituzioni autenticamente sopra-nazionali, il principio di solidariet\u00e0 ecc.), e in alcuni casi la stessa moneta comune, render\u00e0 inevitabile un\u2019alleanza strutturale fra i partiti \u201ctradizionali\u201d (che restano comunque ampiamente maggioritari), aprendo la strada ad una nuova stagione nelle dinamiche di funzionamento del Pe stesso, pi\u00f9 esplicitamente caratterizzata dal rapporto fra una maggioranza e una opposizione, secondo uno sviluppo che porterebbe il Pe ad operare per certi aspetti come un parlamento nazionale.<\/p>\n<p><b>Italia verso la presidenza dell\u2019Ue<\/b><br \/>\n\u00c8 presto per parlare di nuovi programmi e di nuove politiche per l\u2019Unione, ma certamente non si potranno ignorare i segnali che sono emersi dal voto di questi giorni. N\u00e9 tantomeno sar\u00e0 possibile tornare al \u201cbusiness as usual\u201d, con il rischio per l\u2019Unione di perdere ulteriori consensi. E questa circostanza apre notevoli opportunit\u00e0 all\u2019Italia che si appresta ad assumere la Presidenza di turno della Ue nel mezzo di una fase di transizione.<\/p>\n<p>L\u2019economia rimarr\u00e0 al centro dell\u2019agenda europea, con l\u2019esigenza di definire un diverso ordine di priorit\u00e0 tra crescita e politiche di consolidamento dei bilanci nazionali.<\/p>\n<p>Preso atto che la parte pi\u00f9 acuta della crisi \u00e8 alle nostre spalle &#8211; anche se permangono fattori d\u2019instabilit\u00e0 e le conseguenze della politiche adottate per stabilizzare l\u2019euro-zona hanno avuto conseguenze pesanti sull\u2019economia reale &#8211; si dovr\u00e0 definire un programma di lavoro che consenta all\u2019Unione di contribuire alla ripresa economica, con un nuova agenda focalizzata su crescita, competitivit\u00e0 ed occupazione.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 che rimettere in discussione i vincoli in materia di deficit e debito, si dovranno sfruttare al meglio gli elementi di flessibilit\u00e0 che gi\u00e0 sono previsti dagli strumenti di controllo dei bilanci nazionali.<\/p>\n<p><b>Rilancio del progetto europeo<\/b><br \/>\nLa strada da seguire nel breve termine \u00e8 quella della formalizzazione di un \u201ctrade off\u201d tra riforme nazionali per la competitivit\u00e0 e flessibilit\u00e0 sulle scadenze temporali per il rispetto dei vincoli di bilancio.<\/p>\n<p>Nel medio termine si dovr\u00e0 poi puntare, con visione e progettualit\u00e0, a contribuire a un programma di legislatura nel quale collocare anche un rilancio complessivo del progetto europeo, e un rafforzamento del \u201cgoverno\u201d dell\u2019euro-zona, tanto necessari per recuperare consensi sull\u2019idea di stessa di \u201cunione europea\u201d, quanto difficili da realizzare perche nel frattempo si \u00e8 smarrito proprio il senso di un progetto condiviso.<\/p>\n<p>Insieme alla Germania, l\u2019Italia esce rafforzata dal voto europeo. Il Governo italiano, legittimato da uno straordinario consenso popolare, potr\u00e0 affrontare, in un quadro di maggiore autorevolezza e stabilit\u00e0, la sfida della Presidenza di turno, che sar\u00e0 un\u2019occasione unica per un recupero di protagonismo in Europa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Spenti gli echi di una campagna elettorale caratterizzata da toni aspri e polemici, i risultati delle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo (Pe) consentono di trarre alcune lezioni preliminari e qualche indicazione sul da farsi. 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