{"id":26610,"date":"2014-05-27T00:00:00","date_gmt":"2014-05-26T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lunione-in-cerca-di-un-motore\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:39","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:39","slug":"lunione-in-cerca-di-un-motore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/05\/lunione-in-cerca-di-un-motore\/","title":{"rendered":"L\u2019Unione in cerca di un motore"},"content":{"rendered":"<p>Queste sono state elezioni difficili che lasciano in pezzi l\u2019Unione europea (Ue) tradizionale, quella uscita dai compromessi istituzionali elaborati a partire da Maastricht e poi rafforzati dalle misure per far fronte alla crisi economica.<\/p>\n<p> Questa Europa aveva messo al suo centro, come motore delle sue politiche e delle necessarie riforme, il Consiglio europeo, limitando il ruolo originariamente attribuito alla Commissione e ritardando la crescita dei poteri del Parlamento. <\/p>\n<p>Ora le elezioni europee hanno stravolto gli equilibri politici interni di almeno due delle maggiori potenze europee, la Francia e il Regno Unito, indebolendone grandemente la capacit\u00e0 di leadership.<\/p>\n<p><b>Consiglio europeo in difficolt\u00e0<\/b><br \/>Nel caso britannico, per la prima volta, la possibilit\u00e0 di una rovinosa Brexit dall\u2019Unione \u00e8 ormai una eventualit\u00e0 pi\u00f9 che probabile. Ed \u00e8 difficile che Parigi possa recuperare in breve tempo il suo smalto politico. Rimane naturalmente la Germania, con un gruppo di paesi europei orientali, tra cui la Polonia, e, a sorpresa, l\u2019Italia (oltre alla Finlandia e alla Svezia). <\/p>\n<p>In altri termini, oggi il Consiglio appare in difficolt\u00e0, con un gran numero di governi preoccupati pi\u00f9 dei loro fragili equilibri interni che del futuro dell\u2019Europa. Il peso dell\u2019iniziativa, e delle politiche necessarie a far uscire definitivamente l\u2019Unione dalla crisi, cade sulle spalle delle altre istituzioni comunitarie, e in primo luogo sulla nuova Commissione.<\/p>\n<p>In questa situazione \u00e8 forte il rischio di compromessi al ribasso, che lascino l\u2019Europa senza un vero motore politico-istituzionale capace di prendere decisioni forti e isolino ancora di pi\u00f9 la Bce nel suo ruolo anomalo di centro decisionale delle politiche economiche europee. <\/p>\n<p><b>I vantaggi per l&#8217;Italia<\/b><br \/>L\u2019Italia ha un doppio interesse ad agire. In primo luogo essa \u00e8 interessata ad una politica economica che favorisca decisamente la ripresa economica e lo sviluppo, e che vada oltre il solo stimolo offerto del costo relativamente basso del denaro e della stabilit\u00e0 monetaria.<\/p>\n<p>In secondo luogo essa sta per assumere la presidenza di turno, per il secondo semestre di quest\u2019anno, durante il quale verranno prese tutte le principali decisioni sull\u2019assetto futuro dei vertici comunitari.<\/p>\n<p>In teoria, parte dei giochi dovrebbero essere fatti, almeno per quel che riguarda la presidenza della Commissione, visto che il Ppe ha conquistato il numero pi\u00f9 alto di seggi nel nuovo Parlamento ed ha indicato come suo candidato il lussemburghese Jean-Claude Juncker.<\/p>\n<p>Tuttavia bisogna considerare almeno tre problemi. Il primo, la \u201cvittoria\u201d del Ppe assomiglia piuttosto ad una \u201cnon sconfitta\u201d, nel senso che, pur avendo perso 61 seggi (rispetto ai 6 persi dai socialisti), sono rimasti il primo gruppo, ma sono ben lontani dal costituire una forza maggioritaria. <\/p>\n<p>E questo \u00e8 il secondo punto: quale che sia il candidato Presidente (anche il leader socialista Martin Schulz, pur essendo il suo gruppo arrivato \u201csecondo\u201d, si \u00e8 detto disponibile), per ottenere la maggioranza parlamentare richiesta dovr\u00e0 guadagnarsi il consenso dei tre gruppi principali (Ppe, socialisti e liberal-democratici), in altre parole sar\u00e0 un candidato di coalizione, e non l\u2019espressione di una sola famiglia politica.<\/p>\n<p>Terzo, Juncker ha una grandissima esperienza europea, come ex-primo ministro e come ex-presidente dell\u2019Eurogruppo, ma proprio per questo \u00e8 un po\u2019 anche il simbolo dell\u2019Europa uscita a pezzi dalla crisi economica e dalla tempesta elettorale. Siamo certi di volere che la soluzione per il futuro appaia come un ritorno al passato?<\/p>\n<p><b>Le possibili candidature<\/b><br \/>L\u2019Italia non ha grandi ambizioni. L\u2019unica candidatura di cui si parla \u00e8 quella di Massimo D\u2019Alema come possibile futuro Alto Rappresentante e Vice-Presidente della Commissione: certo un\u2019ottima cosa, ma che deve fare i conti col fatto che abbiamo gi\u00e0 l\u2019italiano Draghi al vertice della Bce. <\/p>\n<p>Prima di spendere tutte le nostre carte in questa direzione quindi, sarebbe forse interessante cercare di rimescolare le deliberazioni del Consiglio, proponendo che alla presidenza della Commissione vada un leader forte e rappresentativo, in grado di riavviare il motore europeo. <\/p>\n<p>Potrebbe essere un tedesco (si pu\u00f2 pensare all\u2019ex-ministro degli Esteri Joschka Fisher, o persino al potente numero due di Angela Merkel, Wolfgang Sch\u00e4uble) o magari ad un francese che in modo indiretto aiuti a ricostituire la tradizionale coppia di testa europea. <\/p>\n<p>In alternativa, ove il Consiglio non trovasse il coraggio di fare una scelta politicamente forte, rimarrebbe l\u2019altra strada di appoggiare a spada tratta il candidato che verr\u00e0 scelto dalla coalizione parlamentare di maggioranza.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Queste sono state elezioni difficili che lasciano in pezzi l\u2019Unione europea (Ue) tradizionale, quella uscita dai compromessi istituzionali elaborati a partire da Maastricht e poi rafforzati dalle misure per far fronte alla crisi economica. 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