{"id":26640,"date":"2014-05-28T00:00:00","date_gmt":"2014-05-27T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/voto-illegittimo-ma-utile-al-regime-di-damasco\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:38","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:38","slug":"voto-illegittimo-ma-utile-al-regime-di-damasco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/05\/voto-illegittimo-ma-utile-al-regime-di-damasco\/","title":{"rendered":"Voto illegittimo, ma utile al regime di Damasco"},"content":{"rendered":"<p>I seggi devono ancora aprire, ma si conosce gi\u00e0 il nome del vincitore, Bashar al Assad. Il successo alle urne non servir\u00e0 per\u00f2 a legittimarlo dinnanzi ai suoi avversari interni n\u00e9 agli occhi della comunit\u00e0 internazionale. <\/p>\n<p>Sia le Nazioni Unite che gli \u201cAmici della Siria\u201d hanno chiaramente disconosciuto la legittimit\u00e0 e il senso stesso di un\u2019elezione che si svolge nelle condizioni in cui oggi \u00e8 la Siria. Tuttavia, il risultato elettorale permetter\u00e0 ad Assad di rafforzarsi presso le minoranze del paese e presso quegli ambienti occidentali che lo vedono come un alleato \u201coggettivo\u201d nella lotta al \u201cterrorismo\u201d, quindi di dividere e indebolire l\u2019azione gi\u00e0 debole dell\u2019Occidente.<\/p>\n<p>Mentre dal punto di vista militare vittorie e sconfitte si alternano nelle diverse regioni del paese su fronti sempre pi\u00f9 frammentati (i ribelli, il regime, i curdi e, ora, gli jiahisti di Isil oltre quelli di al-Qaida), il passaggio delle elezioni \u00e8 un\u2019occasione per fare un breve bilancio e riflettere sulla politica dell\u2019Occidente e degli \u201cAmici della Siria\u201d.<\/p>\n<p><b>Amici della Siria<\/b><br \/>Il confitto, nato come rivolta antiautoritaria popolare, \u00e8 diventato via via pi\u00f9 complesso a causa della frammentazione delle opposizioni al regime e delle sue forti connessioni regionali e internazionali. <\/p>\n<p>Un intervento pi\u00f9 deciso al suo inizio avrebbe probabilmente consentito l\u2019aggregazione di un\u2019opposizione pi\u00f9 coesa e impedito, o almeno limitato, la pesante interferenza geopolitica che si \u00e8 invece verificata. A tre anni dallo scoppio del conflitto, nessun intervento diretto sembra ormai utilmente praticabile. La guerra \u00e8 destinata a durare, sia per i veti incrociati a livello internazionale, sia perch\u00e9 i contendenti possono tutti negarsi la vittoria, ma nessuno \u00e8 in grado di coglierla. <\/p>\n<p>Secondo valutazioni largamente condivise, anche ove intervenisse una qualche forma di soluzione, il conflitto e le sue conseguenze sono destinate a protrarsi per almeno un decennio. Occorre quindi anche una strategia di stabilizzazione nel lungo termine.<\/p>\n<p>In queste condizioni, la strategia scelta dai membri occidentali del <i>core group <\/i>degli \u201cAmici della Siria\u201d, fra cui l\u2019Italia, \u00e8 in generale di limitazione dei danni sia in Siria sia nella regione (i conflitti politici provocati nella regione dalla guerra civile in Siria; i problemi di tracimazione delle tendenze jihadiste\/salafite nella regione, ma anche a livello internazionale).<\/p>\n<p>I membri non occidentali (la Turchia e gli arabi) invece agiscono in una prospettiva di \u201cvittoria\u201d, mantenendosi tuttavia in limiti di compatibilit\u00e0 con le politiche dei membri occidentali. In questo quadro, l\u2019Occidente fornisce alle componenti moderate e democratiche dell\u2019opposizione essenzialmente un aiuto politico-diplomatico e umanitario.<\/p>\n<p>I paesi occidentali lavorano per una soluzione politica, anche se nei fatti l\u2019orizzonte di tale soluzione resta indefinito e le sue condizioni appaiono spesso poco chiare (come quando sembra emergere una coincidenza di interessi fra alcuni membri occidentali del <i>core group <\/i>e il regime di Assad in tema di \u201clotta al terrorismo\u201d).<\/p>\n<p><b>Opposizione ad Assad divisa<\/b><br \/>Posto che, malgrado le agitazioni di qualche membro del <i>core group<\/i>, come la Francia, la strategia non pu\u00f2 allo stato dei fatti trasformarsi in un pi\u00f9 diretto intervento, le politiche da perseguire sembrano due: (a)incentivare e favorire una maggiore coesione fra le opposizioni sia nella dimensione politica che in quella militare (il che richiede una migliore identificazione della linea che separa le organizzazioni salafite \u201cleggere\u201d da quelle \u201cpesanti\u201d, queste ultime in pratica sovrapponendosi a  quelle jihadiste); (b) razionalizzare gli sforzi e l\u2019assistenza ai \u201cvicini\u201d onde evitare troppi effetti di tracimazione, specialmente del jihadismo, e sostenerli nella gestione dei rifugiati. <\/p>\n<p>Occorre poi inquadrare tutto questo in un piano a lungo termine di assistenza socio-economica in vista delle conseguenze che il conflitto \u00e8 destinato a provocare anche dopo la sua soluzione diplomatica.<\/p>\n<p><b>Profughi e rifugiati siriani in Europa<\/b><br \/>Per quanto riguarda pi\u00f9 specificamente i paesi europei, queste linee di politica, a breve, medio e lungo termine, dovrebbero trovare precisi riscontri a livello della Pesc e delle altre politiche europee, in particolare si dovrebbe mettere in piedi un programma pi\u00f9 specifico per la ricezione dei profughi e dei rifugiati siriani in Europa. <\/p>\n<p>Questo significa un adattamento degli accordi sui rifugiati, che forse, alla luce dl panorama che \u00e8 emerso dalle elezioni del Parlamento Europeo del 25 maggio scorso, potrebbe essere pi\u00f9 difficile di quanto gi\u00e0 \u00e8 oggi. <\/p>\n<p>Non solo si sono rafforzati i nazionalisti e quelli che genericamente vengono chiamati populisti, ma anche le forze europeiste di maggioranza (il Ppe) sono divise fra quelli che vorrebbero reagire spingendo avanti coesione e integrazione e quelli, come la Germania, che non vogliono invece rischiare che emerga una solidariet\u00e0 che poi li impegni sul piano economico e finanziario. <\/p>\n<p>Nel complesso, perci\u00f2, bench\u00e9 prudente e moderata, la politica occidentale verso la Siria si preannuncia tutt&#8217;altro che facile. Anche le assurde elezioni siriane potranno tornare di grande utilit\u00e0 a Bashar e ai suoi alleati.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I seggi devono ancora aprire, ma si conosce gi\u00e0 il nome del vincitore, Bashar al Assad. Il successo alle urne non servir\u00e0 per\u00f2 a legittimarlo dinnanzi ai suoi avversari interni n\u00e9 agli occhi della comunit\u00e0 internazionale. 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