{"id":26690,"date":"2014-06-03T00:00:00","date_gmt":"2014-06-02T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-nodo-del-conflitto-in-libia\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:36","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:36","slug":"il-nodo-del-conflitto-in-libia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/06\/il-nodo-del-conflitto-in-libia\/","title":{"rendered":"Il nodo del conflitto in Libia"},"content":{"rendered":"<p>Salto qualitativo nella crisi libica. La debolissima transizione democratica rischia di finire, lasciando spazio a una nuova fase gravida di incognite. La crisi \u00e8 stata innescata dalla campagna militare contro i \u201cterroristi\u201d, iniziata a sorpresa il 16 maggio dall\u2019ex generale Khaled Heftar nel nord-est della Libia. <\/p>\n<p>Un fatto nuovo che si intreccia con la grave crisi innescata nel Congresso generale nazionale dalle forzature del Partito della Giustizia e dell\u2019Edificazione (i Fratelli Mussulmani) e dei suoi alleati. Il motivo? L\u2019elezione come premier di Ahmed Maetig, un tycoon di Misurata che \u00e8 espressione delle forze e degli ambienti islamisti che prevalgono in quella citt\u00e0.<\/p>\n<p>La tensione nel Congresso con i non islamisti dell\u2019Alleanza delle Forze Nazionali, pur costellata di violenze, non aveva fin qui mandato a picco la transizione. Intraprendendo una vera e propria campagna militare contro gli islamisti, Heftar ha invece rotto il fragile equilibrio stabilitosi nel Congresso. <\/p>\n<p>La transizione post-rivoluzionaria, iniziata in modo promettente, \u00e8 stata progressivamente gettata nel caos dall\u2019emergere di una ragnatela di conflitti mossi da interessi eterogenei, che i deboli governi di coalizione avvicendatisi al potere non hanno assolutamente la forza di controllare, come del resto non ci riescono neanche gli attori esterni.<\/p>\n<p>Tuttavia, in questa disparata congerie di conflitti (le aspirazioni federaliste della Cirenaica, i conflitti etnici, il jihadismo arroccato a Derna e Bengasi, i contrasti fra le trib\u00f9) \u00e8 possibile individuare un conflitto politico centrale. Secondo la maggioranza degli analisti, questo conflitto sta fra l\u2019aspirazione a un cambiamento rivoluzionario radicale del passato regime di contro a un cambiamento, per cos\u00ec dire, riformista e, talvolta, continuista. <\/p>\n<p><b>Epurazione post Gheddafi<\/b><br \/>La polarizzazione fra questi due campi \u00e8 avvenuta, nel maggio 2013, con l\u2019approvazione della legislazione di epurazione delle personalit\u00e0 legate al precedente regime (la cos\u00ec detta legge dell\u2019isolamento politico) che ha escluso dal governo tutte queste personalit\u00e0, facendo di ogni erba un fascio. Sono stati epurati non solo i personaggi effettivamente corresponsabili nella dittatura di Gheddafi, ma anche quelli che, pur avendo ricoperto incarichi di governo pi\u00f9 o meno alti, hanno poi  promosso la rivoluzione (liberando dalle carceri quegli stessi islamisti che oggi li interdicono).<\/p>\n<p>Cos\u00ec, molte personalit\u00e0 fra i non islamisti dell\u2019Alleanza delle Forze Nazionali, fra cui lo stesso Mahmoud Jibril &#8211; uno dei massimi promotori della rivolta anti-gheddafiana e oggi leader dell\u2019Alleanza &#8211; sono stati esclusi dal Congresso e tendenzialmente dalla vita politica del paese. <\/p>\n<p>Di qui la lotta fra l\u2019Alleanza &#8211; che punta a mettere un termine a questo Congresso per poi arrivare a riformare la legislazione sull\u2019epurazione &#8211; e i Fratelli Mussulmani con i loro alleati che vogliono invece allungare la vita di questo Congresso, prendendo di fatto in mano il governo del paese, come infine hanno cercato di fare con la contestatissima elezione del governo Maetig.<\/p>\n<p><b>L\u2019equazione fuorviante di Heftar <\/b><br \/>L\u2019intervento militare di Heftar, che giura di voler \u201cripulire la Libia dai Fratelli Mussulmani\u201d, modifica i termini del confronto politico, proponendo una chiave di lettura che giustappone islamisti e non islamisti, invece che rivoluzionari e riformisti. Ma la realt\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 complessa e vede i due schieramenti originari raccogliere espressioni politiche molto pi\u00f9 variegate.<\/p>\n<p>Sino ad ora, in Libia, diversamente che in Egitto o in altri paesi arabi, nessuno ha messo in discussione il ruolo della religione, ipotizzando uno scontro tra religiosi e secolari, anche se al vertice dei due gruppi contrapposti ci sono, da un lato, gli islamisti (i Fratelli) e dall\u2019altro i non islamisti (l\u2019Alleanza). <\/p>\n<p>Ovviamente quindi la contrapposizione islamisti non islamisti pu\u00f2 essere strumentalizzata per caratterizzare diversamente, in termini di conflitto di civilt\u00e0, la contrapposizione fra rivoluzionari e riformisti. Questo sta facendo il generale Heftar, che eguaglia islamisti e terroristi &#8211; facendo eco al nuovo presidente egiziano Sisi e al siriano Assad. Ma \u00e8 una contrapposizione arbitraria e fuorviante che, se non verr\u00e0 attentamente valutata e gestita, rischier\u00e0 di essere fonte di gravi errori.<\/p>\n<p><b>Attori esterni in Libia<\/b><br \/>Chi rischia di sbagliare sono soprattutto gli attori esterni, pi\u00f9 o meno toccati dalla protratta instabilit\u00e0 libica. Essi dovrebbero rassegnarsi alla constatazione che la loro influenza sul conflitto in corso in Libia \u00e8 del tutto trascurabile. <\/p>\n<p>Di pi\u00f9, i tentativi di esercitare una influenza dall\u2019esterno sono da evitare in quanto inevitabilmente destinati ad inasprire lo scontro e ad essere impiegati da una parte contro l\u2019altra come accusa di ingerenza dello straniero o collusione con il medesimo.<\/p>\n<p>Infine, e pi\u00f9 grave, questi tentativi possono avere l\u2019effetto di rinsaldare pericolosi legami e contiguit\u00e0, come in particolare quella fra i Fratelli Mussulmani e i jihadisti di Derna e Bengasi. Si \u00e8 visto subito in questi ultimi giorni che questo \u00e8 precisamente l\u2019effetto che hanno avuto le sconsiderate dichiarazioni dell\u2019ambasciatore americano, Deborah Jones, e dell\u2019inviato speciale dell\u2019Unione europea, Bernardino L\u00e9on. Entrambi hanno fatto cenno alla minaccia dei \u201cterroristi\u201d, usando il linguaggio di Heftar, e li hanno accusati di essere d\u2019ostacolo alla transizione democratica. <\/p>\n<p>Queste dichiarazioni hanno rallegrato Heftar e l\u2019Alleanza, ma hanno anche avvicinato Fratelli e jihadisti, contribuendo a scavare il fossato. Non \u00e8 neppure escluso che Heftar, una vecchia conoscenza della Cia, sia un emissario vicino o lontano di qualche iniziativa che nasce negli Usa, anche se l\u2019amministrazione di Washington non pare proprio orientata a fare in Libia quello che fa debolissimamente in Siria (ma potrebbe essere un\u2019iniziativa ai margini, come \u00e8 successo non solo nei film di fantapolitica ma, per esempio, nella vicenda Iran-contras).<\/p>\n<p><b>Posizione italiana<\/b><br \/>Perci\u00f2, che fare? Nell\u2019immediato \u00e8 forse ancora possibile cercare di promuovere una mediazione. La Lega Araba ha nominato un inviato speciale, che per\u00f2 ha deciso di intervenire solo quando il nuovo governo Maetig sar\u00e0 formato (il che potrebbe posporre la missione anche indefinitamente). <\/p>\n<p>Una parte che potrebbe dare affidabilit\u00e0 sia agli islamisti sia ai nazional-liberali \u00e8 la Tunisia, dove forze politiche ugualmente contrapposte hanno trovato un compromesso grazie alla leadership dell\u2019islamista Rachid Ghannouchi. L\u2019Italia e altri europei potrebbero cercare di caldeggiare questo tipo di mediazione. L\u2019Unione europea, invece, schierandosi con le dichiarazioni di L\u00e9on, si \u00e8 messa fuori gioco da sola e quindi non pu\u00f2 aspirare a mediare.<\/p>\n<p>Se il conflitto si stabilizzer\u00e0 e generalizzer\u00e0, i paesi europei e occidentali, compresa l\u2019Italia, difficilmente potranno limitarsi a guardare. Dovranno pensare a prendere una posizione o vi saranno costretti, vale a dire che dovranno considerare un appoggio, non a una transizione democratica pi\u00f9 o meno difficoltosa, ma alle parti che pi\u00f9 sembreranno in linea con un minimo di principi democratici, la stabilit\u00e0 del Nord Africa e del Sahel e gli interessi nazionali, prima che &#8211; come \u00e8 accaduto in Siria &#8211; sia troppo tardi. Non \u00e8 una questione impellente, ma occorre cominciare a rifletterci.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Salto qualitativo nella crisi libica. La debolissima transizione democratica rischia di finire, lasciando spazio a una nuova fase gravida di incognite. La crisi \u00e8 stata innescata dalla campagna militare contro i \u201cterroristi\u201d, iniziata a sorpresa il 16 maggio dall\u2019ex generale Khaled Heftar nel nord-est della Libia. 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