{"id":26710,"date":"2014-06-04T00:00:00","date_gmt":"2014-06-03T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/presidente-cercasi-renzi-tra-merkel-e-cameron\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:36","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:36","slug":"presidente-cercasi-renzi-tra-merkel-e-cameron","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/06\/presidente-cercasi-renzi-tra-merkel-e-cameron\/","title":{"rendered":"Presidente cercasi, Renzi tra Merkel e Cameron"},"content":{"rendered":"<p>Nell\u2019Unione europea (Ue) tutti sono abituati a vedere Angela Merkel camminare diritta per la sua strada. Invece, sulla vicenda della presidenza della Commissione europea, la Merkel si muove a zig zag, come l\u2019automobilista dei film che vuole provare al poliziotto di non avere bevuto: \u00e8 difficile capire dove voglia arrivare e se davvero ci arriver\u00e0. E l\u2019incertezza alimenta il chiacchiericcio.<\/p>\n<p>Prima delle elezioni europee, la cancelliera tedesca era stata fra i leader popolari pi\u00f9 freddi all\u2019idea di designare un candidato alla presidenza della Commissione da sottoporre al vaglio dei cittadini: aveva accettato che il Ppe, buon ultimo, lo facesse, ma s\u2019era poi data ben poco da fare per sostenere il campione prescelto, Jean-Claude Juncker, ex premier lussemburghese per 18 anni, ex presidente dell\u2019Eurogruppo per 7 anni, il pi\u00f9 tedesco e il meglio germanofono dei leader Ue non tedeschi.<\/p>\n<p><b>Slalom attorno a Juncker<\/b><br \/>Sia i popolari che i socialisti avevano espresso un candidato alla presidenza della Commissione, rispettivamente Juncker e il tedesco Martin Schulz, presidente uscente del Parlamento europeo. Anche liberali, verdi e sinistra radicale avevano loro candidati, ma hanno preso un quinto dei seggi di popolari e socialisti.<\/p>\n<p>Subito dopo il voto, alla cena dei leader del 28 marted\u00ec 27 maggio a Bruxelles, la Merkel e altri, compreso il premier italiano Matteo Renzi, avevano traccheggiato. Se l\u2019Assemblea di Strasburgo giocava la carta del rispetto della volont\u00e0 dei cittadini e portava avanti la soluzione Juncker, i capi di Stato e di governo prendevano tempo: nessuno mostrava fretta e, soprattutto, nessuno moriva dalla voglia di scegliere Juncker.<\/p>\n<p>Anzi, c\u2019era un gruppetto, coagulato intorno al premier britannico David Cameron, che di Juncker non voleva, e non vuole, neppure sentire parlare.<\/p>\n<p>Dalla cena di Bruxelles, si usciva con due plenipotenziari: Junker, uomo di fiducia del Parlamento, e Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio europeo e voce dei leader, incaricati di sondare il terreno in vista di una decisione al Vertice europeo del 26 e 27 giugno, ultimo atto della presidenza di turno greca e prologo di quella italiana.<\/p>\n<p>Tre giorni dopo Bruxelles, la Merkel fa inversione di marcia e forse spiazza Renzi, che magari sta elaborando (e pregustando) strategie di mediazione europee. Per la presidenza della Commissione, la cancelliera appoggia Juncker. Proprio mentre la stampa britannica pi\u00f9 autorevole, come il <i>FT<\/i>, tiene bordone al premier Cameron e invita i leader dell\u2019Ue a scaricare l\u2019ex premier lussemburghese perch\u00e9 ci vuole un volto nuovo.<\/p>\n<p><b>Veto di Cameron<\/b><br \/>Nell\u2019intervista euro-buonista di sabato 31 maggio a <i>La Stampa<\/i> e ad altri prestigiosi quotidiani, Renzi dichiara la Germania un modello e ostenta stima per la Merkel, che \u201cnon \u00e8 un nemico\u201d. Ma, almeno teoricamente, sul pacchetto delle nomine, Italia e Germania paiono ora trovarsi in campi diversi. <\/p>\n<p>E i socialisti sono pi\u00f9 \u2018sparpagliati\u2019 che mai: Renzi, il pi\u00f9 forte del lotto ora, temporeggia, come Hollande; il cancelliere austriaco Werner Faymann si schiera con Juncker; i laburisti, che hanno sempre osteggiato Schulz, sono pure contrari a Juncker.<\/p>\n<p>Quando poi <i>Der Spiegel<\/i> rivela che Cameron minaccia di serrare i tempi del referendum sull\u2019uscita dall\u2019Ue della Gran Bretagna, previsto nel 2017, se Juncker diventer\u00e0 presidente della Commissione, la Merkel non fa spallucce, ma d\u00e0 un colpo di freno: vuole stare con Jean-Claude, ma non vuole rompere con David.<\/p>\n<p>Prossima tappa annunciata, il 9 giugno, quando il premier svedese Fredrik Reinfeldt intende riunire a Stoccolma un \u2018mini-vertice\u2019 con la Merkel, Cameron e l\u2019olandese Mark Rutte, per portare avanti un\u2019alternativa a Juncker.<\/p>\n<p><b>Schieramenti sulla Commissione europea<\/b><br \/>Sui nomi, il riserbo \u00e8 per ora massimo, ma <i>The Telegraph<\/i> rimette in circolo Christine Lagarde, direttore generale del Fondo monetario internazionale, francese, ma di destra: la Merkel &#8211; pare- avrebbe sondato in merito il presidente francese Fran\u00e7ois Hollande, socialista, che dovrebbe \u2018trangugiare il rospo\u2019. Una scelta da brividi: la Lagarde, un simbolo per ruolo di troika e rigore, farebbe l\u2019unanimit\u00e0 &#8211; contro- di europeisti entusiasti e tiepidi e di euro-scettici ed euro-critici.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, le scuole di pensiero sulla presidenza della Commissione sono almeno tre, dopo che le elezioni hanno prodotto un Parlamento europeo in cui i popolari sono i pi\u00f9 numerosi, davanti ai socialisti, ma dove n\u00e9 gli uni, che hanno perso quasi 60 seggi, n\u00e9 gli altri, che ne hanno perso una decina, possono davvero affermare di avere vinto.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 il partito del \u2018rispetto del voto\u2019, di cui s\u2019\u00e8 fatto recentemente alfiere su <i>La Stampa<\/i>, fra gli altri, Lorenzo Bini Smaghi: gli elettori sono stati interpellati, anche se magari molti di essi non erano consci che votavano anche per esprimere una preferenza per il presidente dell\u2019Esecutivo; e bisogna tenere conto del loro parere.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 il partito del \u201csi scelga il meglio\u201d, e n\u00e9 Juncker n\u00e9 Schulz lo sono, perch\u00e9 al pi\u00f9 rappresentano l\u2019usato sicuro di questa Unione. Tesi suggestiva, anche se, poi, alla prova dei fatti, il meglio \u00e8 funzione dell\u2019interesse di ciascuno: cos\u00ec, per i britannici, che s\u2019iscrivono in questo partito, il meglio \u00e8 un presidente quanto pi\u00f9 scolorito e quanto meno europeista possibile. <\/p>\n<p>E dire che il buon Juncker ha fatto di tutto, in campagna elettorale, riuscendoci pure perfettamente, ad apparire il pi\u00f9 moscio e il meno europeista possibile.<\/p>\n<p>Infine, c\u2019\u00e8 il partito che scarta Juncker e Schulz, perch\u00e9 n\u00e9 l\u2019uno n\u00e9 l\u2019altro hanno vinto le elezioni, e punta a legare tutte le scelte in un unico pacchetto, sul quale Renzi potrebbe mediare, essendo l\u2019Italia dal 1o luglio alla presidenza di turno del Consiglio dell\u2019Ue.<\/p>\n<p>E, qui, gli italici machiavelli ipotizzano vantaggi probabilmente illusori. Perch\u00e9, per mediare, l\u2019Italia si trover\u00e0 in posizione doppiamente privilegiata: presidente di turno e senza ambizioni perch\u00e9 la presenza di Mario Draghi alla presidenza della Banca centrale europea sembra escludere che ci tocchino altre fette della torta europea.<\/p>\n<p>Di qui alla fine dell\u2019anno, di posti da riempire l\u2019Unione europea ne ha un sacco: c\u2019\u00e8 il presidente della Commissione, e tutti i membri dell\u2019Esecutivo, ovviamente anche l\u2019italiano; c\u2019\u00e8 il presidente del Consiglio europeo &#8211; il belga Van Rompuy va esaurendo il mandato; e c\u2019\u00e8 l\u2019alto commissario per le politiche estera e di sicurezza comuni, con la britannica Catherine Ashton a fine corsa &#8211; si citano Schulz o il ministro degli esteri polacco Radoslaw Sikorski; infine, ci sarebbe il presidente dell\u2019Eurogruppo, dove il ministro olandese Jeroen Dijsselbloem pare avere il fiato corto.<\/p>\n<p>Un discorso a parte \u00e8 quello del presidente dell\u2019Assemblea di Strasburgo, che gli eurodeputati eleggeranno alla prima plenaria, all\u2019inizio di luglio, proprio quando Renzi presenter\u00e0 al Parlamento il programma della presidenza italiana.<\/p>\n<p>In attesa dei giochi che contano, l\u2019Italia \u00e8, per\u00f2, per il momento, \u2018zoppa\u2019, senza commissario nell\u2019Esecutivo di Bruxelles: Antonio Tajani, eletto a Strasburgo, \u00e8 ormai fuori e va sostituito. <\/p>\n<p>Qui, la parola \u00e8 a Renzi: pu\u00f2 aspettare, tenendosi la mossa in serbo sulla scacchiera delle nomine, fosse mai che acchiappa qualcosa con uno dei \u2018cavalli di razza\u2019 fatti fuori negli ultimi mesi, come Massimo D\u2019Alema o Enrico Letta; oppure, pu\u00f2 tappare la falla subito, puntando, magari a termine, su una figura esperta ed affidabile.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nell\u2019Unione europea (Ue) tutti sono abituati a vedere Angela Merkel camminare diritta per la sua strada. 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