{"id":26810,"date":"2014-06-07T00:00:00","date_gmt":"2014-06-06T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/brasile-campione-di-omicidi\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:35","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:35","slug":"brasile-campione-di-omicidi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/06\/brasile-campione-di-omicidi\/","title":{"rendered":"Brasile campione di omicidi"},"content":{"rendered":"<p>Dal 2011 a oggi, la guerra civile in Siria ha provocato la morte di circa 100-150 mila persone, gli attentati e le violenze in Iraq hanno prodotto circa 20 mila decessi e sono state uccise circa 2 mila persone nei disordini scoppiati in Libia dopo la caduta di Gheddafi. <\/p>\n<p>Nello stesso periodo, in Brasile, sono state assassinate quasi 200 mila persone. Un tasso di omicidi tra i pi\u00f9 alti del mondo, 27,5 morti ogni cento mila abitanti, secondo le stime del governo di Brasilia. \u00c8 come se il Brasile fosse in piena guerra civile. Ma nessuno lo dice apertamente.<\/p>\n<p><b>Guerra civile non dichiarata<\/b><br \/>Delle 50 citt\u00e0 pi\u00f9 violente della terra, 16 sono brasiliane, secondo uno studio realizzato dalla Ong messicana Consejo Ciudadano para la Seguridad P\u00fablica y la Justicia Penal. E questi dati potrebbero essere ancora pi\u00f9 tragici. Lo studio, infatti, considera soltanto le citt\u00e0 con popolazione superiore a 300 mila abitanti, escludendo completamente quelle pi\u00f9 piccole del Nordest, dove la situazione \u00e8 ancora pi\u00f9 grave. <\/p>\n<p>Questa condizione di violenza endemica non \u00e8 una novit\u00e0 in Brasile. Da sempre gli omicidi sono un problema estremamente grave. Secondo la \u201cMappa della Violenza del 2013\u201d, dal 2004 al 2007 sono state assassinate pi\u00f9 persone in Brasile che nei 12 principali conflitti armati attualmente in corso nel mondo. <\/p>\n<p>Nei quattro anni considerati, circa 206 mila brasiliani sono deceduti per morte violenta contro le 170 mila vittime dei conflitti in Iraq, Sudan, Afghanistan, Colombia, Repubblica Democratica del Congo, Sri Lanka, India, Somalia, Nepal, Kashmir, Pakistan e Israele-Palestina.<\/p>\n<p>La situazione \u00e8 drammaticamente peggiorata nei successivi cinque anni. Nel 2007 gli omicidi sono stati 47 mila, nel 2012 pi\u00f9 di 56 mila. Dal 1980 al 2011, il numero di omicidi \u00e8 quintuplicato, passando da 13 mila ad oltre 52 mila.<\/p>\n<p><b>Cultura della violenza brasiliana<\/b><br \/>Il problema, indicato da tutti gli studi, \u00e8 che esiste una vera e propria cultura della violenza in Brasile, molto radicata principalmente nei segmenti pi\u00f9 poveri ed emarginati della societ\u00e0. Favelas in primis. Esiste una bassa capacit\u00e0 di negoziazione dei conflitti sociali e di convivenza. Di conseguenza, la violenza \u00e8 frequentemente utilizzata per risolvere i problemi, anche i pi\u00fa piccoli. <\/p>\n<p>La maggior parte degli omicidi in Brasile, infatti, non sono legati al traffico di droga o ad altre attivit\u00e0 criminali, ma a questo \u201cculto della morte\u201d che porta persone ad assassinare il proprio vicino di casa o uno sconosciuto con cui si ha una discussione in mezzo al traffico per futili motivi.<\/p>\n<p>La quasi totale assenza del potere pubblico in vaste aree urbane e suburbane aggrava la situazione. A causa della mancanza di commissariati di polizia civile o caserme di polizia militare negli stati del Nordest o dell\u2019interno del Brasile, i parenti di vittime di omicidi non hanno modo di rivolgersi alle autorit\u00e0. Ci si fa quindi giustizia con le proprie mani.<\/p>\n<p>La presenza abbondante di armi da fuoco contribuisce a peggiorare il problema. Non esistono statistiche pubbliche o private attendibili sul numero totale di armi da fuoco presenti sul territorio brasiliano. Si stima che ne circolino circa 20 milioni, la met\u00e0 delle quali illegale. Per questo motivo il Brasile \u00e8 il campione mondiale di omicidi commessi con armi da fuoco: circa 35 mila l\u00b4anno.<\/p>\n<p><b>Salute pubblica in crisi<\/b><br \/>In Brasile la violenza appare dunque un fenomeno persistente e apparentemente indomabile, come accade in aree di guerra aperta. In molte regioni \u00e8 come se ci fosse un conflitto a bassa intensit\u00e0. Eppure, non esistono le aggravanti etniche, geopolitiche o religiose che sono all\u2019origine dei conflitti in corso in Africa o in Medio Oriente.<\/p>\n<p>L\u2019elemento scatenante sembra essere la terribile condizione sociale, caratterizzata da differenze abissali di reddito e di qualit\u00e0 della vita tra le diverse fasce della popolazione. Anche se negli ultimi 30 anni il paese ha attuato imponenti programmi per la promozione sociale dei pi\u00f9 svantaggiati, il numero di omicidi \u00e8 continuato a salire. <\/p>\n<p>L\u2019enorme tasso di omicidi in Brasile \u00e8 una questione di salute pubblica, una grave e continua violazione dei diritti umani, che opprime e sconvolge una societ\u00e0, famosa per la sua allegria e ospitalit\u00e0. In particolare, le migliaia di giovani brasiliani uccisi ogni anno generano una sofferenza silenziosa e impotente non solo per i familiari, ma per intere comunit\u00e0.<\/p>\n<p>La violenza impedisce che una parte significativa dei giovani brasiliani possa godere dei progressi sociali ed economici raggiunti negli ultimi anni ed \u00e8 causa di una tragica perdita di talenti, fondamentali per il futuro sviluppo del paese.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal 2011 a oggi, la guerra civile in Siria ha provocato la morte di circa 100-150 mila persone, gli attentati e le violenze in Iraq hanno prodotto circa 20 mila decessi e sono state uccise circa 2 mila persone nei disordini scoppiati in Libia dopo la caduta di Gheddafi. 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