{"id":26820,"date":"2014-06-09T00:00:00","date_gmt":"2014-06-08T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-paradosso-energetico-dellegitto\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:35","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:35","slug":"il-paradosso-energetico-dellegitto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/06\/il-paradosso-energetico-dellegitto\/","title":{"rendered":"Il paradosso energetico dell\u2019Egitto"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019Egitto \u00e8 terra di paradossi. Politici, con i Fratelli Musulmani spodestati dal capo supremo dell\u2019esercito che loro stessi avevano nominato. Sociali, con i movimenti protagonisti della Primavera araba che sembrano tornati dietro le quinte. Geopolitici, perch\u00e9 per mantenere il buon vicinato con Israele e salvaguardare la stabilit\u00e0 interna lungo la Striscia di Gaza, il Cairo deve tenere sotto controllo Hamas. <\/p>\n<p>E infine energetici, poich\u00e9 un paese esportatore di gas come l\u2019Egitto rischia di dover iniziare a importare gas proprio da Israele. <\/p>\n<p><b>Primum vivere <\/b><br \/>Storicamente secondo produttore di gas in Africa e terzo per riserve, l\u2019Egitto \u00e8 in prima linea sui mercati energetici attraverso la gestione del Canale di Suez e della <i>Suez-Mediterranean Pipeline<\/i>, rotte fondamentali per le esportazioni di petrolio e gas naturale liquefatto (Gnl) dal Golfo Persico.<\/p>\n<p>Il Cairo non riesce per\u00f2 a gestire la rapida crescita della domanda interna di gas dovuta all\u2019aumento demografico e ai generosi sussidi al consumo. Accompagnata da un fatale calo della produzione &#8211; passata dai circa 70 miliardi di metri cubi nel 2012 ai 50 attuali &#8211; la crescita della domanda ha portato al dimezzamento dell\u2019export. Un circolo vizioso che strangola l\u2019economia, riducendo le riserve di valuta straniera e aggravando il deficit di bilancio e quello commerciale.<\/p>\n<p>Le autorit\u00e0 hanno dovuto sacrificare le esportazioni per dirottare parte della produzione verso il mercato energetico interno e ridurre al minimo le interruzioni temporanee di elettricit\u00e0. I blackout rimangono comunque quotidiani. <\/p>\n<p>Nel 2012, il Cairo ha quindi chiuso i rubinetti verso Israele e Giordania, ufficialmente per insolvenze nei pagamenti da parte della <i>East Mediterranean Gas<\/i>, proprietario e operatore della pipeline che collega l\u2019Egitto a Israele. <\/p>\n<p>Dallo scorso anno anche l\u2019impianto di liquefazione del gas di Damietta \u00e8 fermo e pi\u00f9 di recente il terminale Segas ha rallentato il ritmo. A gennaio le compagnie energetiche nazionali, la <i>Egyptian Natural Gas Holding Co<\/i> e la <i>Egyptian General Petroleum Corp <\/i>sono state poste sotto accusa presso la Corte di arbitrato di Ginevra.<\/p>\n<p><b>L\u2019alternativa passa da Tamar<\/b><br \/>Per contrastare questa tendenza, l\u2019azienda energetica statunitense Noble, insieme all\u2019israeliana Delek, ha proposto di inviare in Egitto il gas del Bacino Levantino attraverso lo stesso gasdotto che fino a poco fa rendeva l\u2019Egitto uno dei principali fornitori di Tel Aviv. L\u2019idea \u00e8 nata in seguito alle scoperte di gas del dicembre 2013 nelle acque profonde del campo Tamar &#8211; dove le due aziende sono partner principali di un consorzio di estrazione.<\/p>\n<p>A inizio maggio \u00e8 stata firmata una lettera di intenti tra <i>Union Fenosa Gas<\/i> (di cui fanno parte Eni e la spagnola <i>Gas Natural Fenosa<\/i>), operante nell\u2019impianto di Damietta, e i partner del campo Tamar. <\/p>\n<p>Se nei prossimi mesi alla lettera far\u00e0 seguito un vero e proprio accordo bilaterale, l\u2019Egitto ricever\u00e0 da Tamar 68 miliardi di metri cubi di gas nell\u2019arco dei prossimi 15 anni. Un\u2019inversione di tendenza, o meglio di flussi, molto conveniente anche per l\u2019Egitto, visto che la costruzione ex novo di un gasdotto di tale lunghezza costerebbe circa 550 milioni di dollari (contro i 10-15 milioni sufficienti per il progetto).<\/p>\n<p>La questione \u00e8 ora oggetto di una trattativa bilaterale, ma servir\u00e0 tempo sia per la formalizzazione dell\u2019accordo che per gli eventuali lavori infrastrutturali. Da considerare poi la necessit\u00e0 di mettere in sicurezza il gasdotto, gi\u00e0 in passato oggetto di attacchi nel Sinai da parte di gruppi jihadisti e salafiti, alcuni di matrice qaedista. <\/p>\n<p>Nel frattempo, il governo cerca vie d\u2019uscita dalla crisi energetica mirando ad attirare capitali attraverso la concessione di nuove licenze esplorative per aumentare la produzione di gas. <\/p>\n<p>\u00c8 stata aperta una gara per 23 blocchi, ma le condizioni fiscali non incentivano l\u2019esplorazione delle riserve in acque profonde e diversi operatori internazionali lamentano costi troppo alti. Anche per questo, gli investimenti diretti esteri nel 2013 sono scesi ad appena tre miliardi di dollari, un terzo del 2011. Il governo deve riformare il sistema dei prezzi del gas per renderli pi\u00f9 flessibili, accrescendo gli incentivi per le aziende. <\/p>\n<p><b>Le sfide di Sisi <\/b><br \/>\u00c8 dunque fondamentale mantenere sul proprio territorio le aziende energetiche straniere gi\u00e0 operanti in loco, prime tra tutte Bp, Eni, Repsol e Apache, le cui attivit\u00e0 sono disciplinate da contratti di ripartizione della produzione (<i>production-sharing<\/i>). <\/p>\n<p>Queste, per\u00f2, sono stanche dei ritardi nei pagamenti dell\u2019Egitto, che ha accumulato un debito di 6,3 miliardi di dollari per il petrolio e il gas acquistati per uso domestico. Ad aprile il ministro dell\u2019Energia Ismail Sharif ha voluto rassicurare le compagnie promettendo il pagamento di un miliardo di dollari entro la fine di giugno e di tre miliardi in rate mensili entro il 2017. Alle parole, per\u00f2, dovranno seguire i fatti.<\/p>\n<p>Per farlo, il Cairo potrebbe intraprendere riforme che prevedono la riduzione dei sussidi. Nel 2012-2013, quelli energetici hanno rappresentato oltre il 20% della spesa pubblica. Cos\u00ec facendo, il governo dar\u00e0 soddisfazione a investitori e organismi finanziari internazionali, ma far\u00e0 adirare le fasce pi\u00f9 disagiate della popolazione nonch\u00e9 gli stessi militari, che nel sistema detengono interessi notevoli. Rischio di tensione sociale, dunque, ma anche di squilibri politici da parte degli stessi sostenitori del neoeletto presidente Abdel Fattah al-Sisi. <\/p>\n<p>La sua solidit\u00e0 \u00e8 tutta da verificare in un contesto, quello egiziano, in cui l\u2019energia pu\u00f2 tornare a essere la chiave di volta di una nuova stagione di dialogo regionale.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Egitto \u00e8 terra di paradossi. 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