{"id":26830,"date":"2014-06-09T00:00:00","date_gmt":"2014-06-08T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/francia-e-germania-lintesa-zoppa\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:35","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:35","slug":"francia-e-germania-lintesa-zoppa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/06\/francia-e-germania-lintesa-zoppa\/","title":{"rendered":"Francia e Germania, l\u2019intesa zoppa"},"content":{"rendered":"<p>Fra le analisi ingenue e provinciali che circolano dopo le elezioni europee c\u2019\u00e8 quella che vede l\u2019Italia sostituire una Francia indebolita nell\u2019<i>asse<\/i> con la Germania. Altrettanto velleitaria \u00e8 l\u2019analisi di chi vorrebbe l\u2019Italia alla guida di un gruppo di paesi mediterranei <i>contro<\/i> la Germania. Entrambe peccano di semplicismo.<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 mai stato un <i>asse<\/i> fra i due paesi che invece sono stati spesso <i>motore <\/i>dell\u2019integrazione. Sono i due maggiori membri dell\u2019Unione, ma l\u2019importanza del loro rapporto dipende meno da quanto sono vicini che da quanto sono distanti. <\/p>\n<p>Le loro visioni (politiche ed economiche) sono normalmente cos\u00ec diverse che quando con un notevole sforzo di volontarismo cercano un accordo, in generale la maggioranza degli altri pu\u00f2 collocarsi nel compromesso possibile.<\/p>\n<p><b>Sodalizio asimmetrico<\/b><br \/>Per valutare l\u2019importanza del sodalizio, dobbiamo ricordarne la forte componente emotiva. L\u2019integrazione europea \u00e8 nata dalla riconciliazione franco-tedesca con la straordinaria offerta di uguale dignit\u00e0 fatta da Monnet e Schuman a una Germania sconfitta. <\/p>\n<p>Nessun altro paese europeo ha intrapreso un simile sforzo di riconciliazione dopo secoli di guerre fratricide; se in Unione europea (Ue) c\u2019\u00e8 la pace, \u00e8 in primo luogo pace tra Francia e Germania. Tuttavia il sodalizio nato formalmente paritario, ma a guida francese, ha progressivamente cambiato natura ed \u00e8 diventato sempre pi\u00f9 asimmetrico a favore della Germania.<\/p>\n<p>Del resto, i due paesi lo interpretano in modo molto diverso. La Francia attuale ha ereditato l\u2019idea gollista che \u201cpolitica europea\u201d coincide con \u201cpolitica tedesca\u201d e confonde un legame privilegiato con un possibile duopolio. <\/p>\n<p>De Gaulle disse sprezzante (parlava dell\u2019Europa dei sei) che \u201cla Francia e la Germania sono l\u2019arrosto, l\u2019Italia la salsa e gli altri le erbette\u201d. I tedeschi hanno invece sempre giocato a tutto campo in Europa: con Parigi in primo luogo, ma anche con Londra e con tutti gli altri paesi.<\/p>\n<p>Recentemente, con particolare attenzione ai nordici e ai nuovi membri dell\u2019Europa centrale, in particolare la Polonia spesso trattata con condiscendenza dai francesi; pur restando fedele ai legami atlantici ha poi sviluppato una sua politica nazionale verso la Russia, cosa che non era riuscita alla Francia gollista. <\/p>\n<p>Parigi ha sempre affrontato gli allargamenti con riluttanza e ha mancato di capire la nuova dimensione dell\u2019Unione. Sono diventati pi\u00f9 distanti, oltre all\u2019economia, anche i sistemi politici: cancellieri stabili a Berlino e cambi di maggioranza a ogni elezione a Parigi.<\/p>\n<p><b>Francia, nuovo malato d\u2019Europa<\/b><br \/>Incapace di valutare appieno il prezzo pagato per l\u2019atavica diffidenza verso la prospettiva sovranazionale, una parte dei francesi si sente beffata e, rifiutando la Germania, rifiuta l\u2019Europa. L\u2019altra parte continua a tenere gli occhi esclusivamente fissi su Berlino, ma con un crescente senso d\u2019inferiorit\u00e0.<\/p>\n<p>Prostrata, apparentemente incapace di riformarsi, in crisi esistenziale e in serio pericolo di disfacimento politico, la Francia ora contende all\u2019Italia il poco invidiabile titolo di \u201cuomo malato\u201d dell\u2019Europa. <\/p>\n<p>Una Germania priva di complessi, (troppo?) sicura di s\u00e9, fiera delle sue riforme strutturali, apparentemente immune dall\u2019ondata di populismo dilagante, ma anche egemone riluttante deve conciliare i suoi molteplici obiettivi: consolidare l\u2019eurozona, mantenere il Regno Unito legato all\u2019Europa, ridefinire il rapporto con gli Stati Uniti e la Russia.<\/p>\n<p>Almeno per il momento, il primo obiettivo sar\u00e0 prioritario; lo sgomento con cui sono stati accolti i risultati francesi contribuir\u00e0 a rinsaldare, non a indebolire il rapporto. Se crolla la Francia, crolla anche l\u2019euro. Ogni sforzo sar\u00e0 quindi fatto per aiutare Hollande a portare a termine le riforme annunciate, mai attuate e oggi ancora pi\u00f9 difficili. <\/p>\n<p>Il realismo pragmatico della Cancelliera dovr\u00e0 spingerla verso un\u2019evoluzione delle politiche europee. Quella economica innanzitutto nella direzione di una maggiore flessibilit\u00e0, ma anche quella dell\u2019energia in senso meno nazionalista e quella dell\u2019immigrazione destinata a diventare pi\u00f9 restrittiva ma anche (forse?) pi\u00f9 solidale.<\/p>\n<p>Infine la politica estera verso la Russia, condizionata dalla crisi ucraina, dalle esitazioni americane e dalle comprensibili angosce dei paesi dell\u2019est.<\/p>\n<p>Angela Merkel dovr\u00e0 navigare fra numerosi scogli istituzionali. All\u2019interno, la Corte costituzionale, la Bundesbank e un\u2019opinione pubblica ancora troppo imbevuta di diffidenza verso i vicini. All\u2019esterno, l\u2019oggettiva impossibilit\u00e0 di procedere in tempi brevi a una riforma del trattato. <\/p>\n<p>La grande incognita \u00e8 se la Francia sar\u00e0 capace di rispondere all\u2019appello. Se cos\u00ec non fosse, gli scenari cambierebbero e Londra potrebbe sperare di ottenere quel rapporto privilegiato che ha invano cercato in passato.<\/p>\n<p><b>Italia, addio complesso di Calimero<\/b><br \/>All\u2019Italia si offre una straordinaria opportunit\u00e0. Non per creare improbabili assi, ma per riacquistare un ruolo da protagonista. Ci\u00f2 richieder\u00e0 una molteplicit\u00e0 di strumenti. Abbandonando il nostro provinciale \u201ccomplesso di Calimero\u201d, dobbiamo avere idee chiare su ci\u00f2 che si pu\u00f2 ragionevolmente proporre. Non sar\u00e0 facile; come ha notato Merkel uscendo dal Consiglio europeo, \u201ctutti vogliono pi\u00f9 crescita, ma ci sono idee diverse su come ottenerla\u201d.<\/p>\n<p>Inoltre, Roma dovr\u00e0 stabilire un rapporto non episodico con gli altri membri del Consiglio europeo. La personalit\u00e0 di Renzi non basta. Sar\u00e0 necessaria, anche oltre il semestre di presidenza, una squadra coesa e competente capace di dialogare a tutti i livelli. <\/p>\n<p>Sar\u00e0 poi importante stabilire un efficiente rapporto con le istituzioni. Nella Commissione, non scegliendo un rappresentante solo sulla base di considerazioni di politica interna. Nel Parlamento i nuovi eletti del Pd non possono accontentarsi del loro peso numerico nel gruppo socialista, ma dovranno anche essere assidui e concreti.<\/p>\n<p>Infine, ci sono due ragioni per l\u2019accoglienza trionfale avuta da Matteo Renzi al Consiglio europeo: la vittoria elettorale sui populisti e la percezione di una seria determinazione a portare a termine in Italia le riforme strutturali promesse. Per pesare in Europa \u00e8 la seconda quella che conta.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fra le analisi ingenue e provinciali che circolano dopo le elezioni europee c\u2019\u00e8 quella che vede l\u2019Italia sostituire una Francia indebolita nell\u2019asse con la Germania. Altrettanto velleitaria \u00e8 l\u2019analisi di chi vorrebbe l\u2019Italia alla guida di un gruppo di paesi mediterranei contro la Germania. Entrambe peccano di semplicismo. 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