{"id":26860,"date":"2014-06-09T00:00:00","date_gmt":"2014-06-08T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/ai-ferri-corti-sulla-difesa-antimissile\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:35","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:35","slug":"ai-ferri-corti-sulla-difesa-antimissile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/06\/ai-ferri-corti-sulla-difesa-antimissile\/","title":{"rendered":"Ai ferri corti sulla difesa antimissile"},"content":{"rendered":"<p>Il progetto di cooperazione Nato-Russia sulla difesa missilistica non \u00e8 solo sospeso, \u00e8 forse irrimediabilmente fallito. Eppure l\u2019obiettivo del progetto era proprio quello di esorcizzare quei fantasmi del passato che la crisi ucraina rischia invece di risuscitare.<\/p>\n<p><b>Dal vertice di Lisbona alla crisi ucraina<\/b><br \/>Al vertice di Lisbona del novembre 2010, la Nato decise di avviare lo sviluppo di una propria capacit\u00e0 di difesa missilistica e invit\u00f2 la Russia a cooperare al progetto.<\/p>\n<p>Il vertice Nato-Russia, tenutosi il giorno dopo il vertice Nato, fece ripartire la cooperazione per la difesa contro i missili \u2018di teatro\u2019 (essenzialmente, per proteggere le forze impegnate in operazioni) e decise anche di esplorare la possibilit\u00e0 di avviare una cooperazione nella difesa missilistica \u2018di territorio\u2019 (per proteggere anche le popolazioni). <\/p>\n<p>Tre anni e mezzo dopo il vertice di Lisbona siamo in piena crisi con la Russia sull\u2019Ucraina. Ad aprile i ministri degli esteri della Nato hanno condannato  l\u2019intervento militare illegale della Russia in Ucraina e congelato tutta la cooperazione civile e militare con Mosca, mantenendo aperti solo i canali del dialogo politico nell\u2019ambito del Consiglio Nato-Russia a livello ambasciatoriale e ministeriale, ma non nei gruppi di lavoro.<\/p>\n<p><b>Un progetto in crisi<\/b><br \/>La sospensione di qualsiasi forma di cooperazione pratica impedisce la continuazione del dialogo con la Russia sulla difesa missilistica. In realt\u00e0 il progetto era da tempo in difficolt\u00e0: lo scorso ottobre, infatti, la Russia aveva chiesto di sospenderlo temporaneamente, e comunque il dialogo si era gi\u00e0 inceppato parecchio prima.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 nell\u2019estate del 2012, pochi mesi dopo il vertice Nato di Chicago, la Russia aveva informato gli alleati di non essere interessata alla proposta Nato di creare due centri comuni Nato-Russia per sviluppare la cooperazione nella difesa missilistica. <\/p>\n<p>Anche una seconda proposta della Nato di creare un regime di trasparenza sulle rispettive capacit\u00e0 di difesa missilistica non ebbe alcun seguito. Ci si impantan\u00f2 sulle lezioni da trarre da una comune esercitazione di difesa missilistica di teatro, tenutasi a marzo 2012 in Germania. <\/p>\n<p>Anche l\u2019ipotesi di una cooperazione nella difesa missilistica di territorio, di cui si era iniziato a discutere due anni prima, fu accantonata. Dopo varie bozze di documento &#8211; ne circolarono due dozzine  &#8211; alla fine il documento fu riposto nel cassetto.<\/p>\n<p><b>Preoccupazioni russe<\/b><br \/>La preoccupazione di fondo espressa dalla Russia dal 2011 in poi era che la difesa missilistica della Nato potesse indebolire il suo deterrente nucleare. Ma era davvero cos\u00ec? <\/p>\n<p>Per mesi si cerc\u00f2 di capire come si potesse pensare che poche dozzine di intercettori SM3 1A, 1B e 2A in Europa sarebbero stati in grado di raggiungere velocit\u00e0 tali da distruggere i missili intercontinentali russi. <\/p>\n<p>Per un certo tempo la Russia continu\u00f2 a sostenere di essere preoccupata della  dimensione europea del progetto di difesa antimissili, ma a partire dal 2012 chiar\u00ec che la sua vera preoccupazione non era  legata tanto al progetto Nato, ma a quello di difesa missilistica &#8216;globale&#8217; portato avanti dagli Stati Uniti &#8211; anche in Asia, e perci\u00f2 sul lato orientale della Russia. <\/p>\n<p>Infine emerse che le preoccupazioni della Russia sul futuro del proprio deterrente nucleare non riguardavano solo la difesa missilistica, ma anche il parallelo sviluppo di altre capacit\u00e0 strategiche da parte degli Usa, da quelle convenzionali a quelle spaziali, in grado di colpire ovunque (<i>ConventionalPrompt Global Strike<\/i>). <\/p>\n<p>Visto in quest\u2019ottica, il dibattito sulle presunte velocit\u00e0 di alcuni intercettori SM3 posizionati in Europa non tocc\u00f2 il vero nocciolo della preoccupazione russa e fu perci\u00f2, in un certo senso, artificiale. <\/p>\n<p><b>La proposta di Mosca<\/b><br \/>In questi anni si \u00e8 anche dibattuto della proposta russa di creare un sistema di difesa missilistica comune.<\/p>\n<p>A Lisbona il presidente russo Medvedev propose di sviluppare un tale sistema comune con responsabilit\u00e0 settoriali, nel quale la Russia avrebbe fra l\u2019altro avuto la responsabilit\u00e0 di difendere i paesi baltici alleati &#8211; cosa quest\u2019ultima tutt\u2019altro che  gradita ai diretti interessati che preferiscono di gran lunga essere protetti dall\u2019Alleanza in base all\u2019articolo 5 del Trattato di Washington.<\/p>\n<p>Gli Stati Uniti e la Nato risposero che la via da esplorare non era tanto quella di un sistema comune, ma quella di due sistemi separati, ma coordinati, e quindi di beneficio reciproco. Negli anni successivi, Mosca mise in chiaro che intendeva difendere da s\u00e8 il suo territorio nazionale.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 possibile creare dei sistemi di difesa comune senza accettare l\u2019idea di affidarsi ad altri per la propria sicurezza nazionale? La risposta \u00e8 negativa. Ecco perch\u00e9  anche il dibattito sul sistema comune fu in un certo senso artificiale.<\/p>\n<p><b>Solo briciole per Mosca<\/b><br \/>In queste condizioni, e tenendo conto della mancanza di fiducia che si era instaurata in Russia perlomeno dai tempi dell\u2019abbandono del trattato Abm da parte degli Stati Uniti nel 2002, l\u2019impresa di trovare un accordo \u2018a 29\u2019 divenne proibitiva.<\/p>\n<p>Vani furono i tentativi di rassicurare la Russia con dichiarazioni politiche e visioni di una nuova partnership strategica.<\/p>\n<p>A Chicago nel 2012 i pi\u00f9 alti vertici politici della Nato dichiararono solennemente che la difesa missilistica dell\u2019alleanza non era diretta contro la Russia e che non ne avrebbe ridotto il deterrente strategico, ma Mosca rest\u00f2 sulle sue posizioni: continu\u00f2 a chiedere rassicurazioni legali che gli Stati Uniti non erano disposti a prendere in considerazione, anche perch\u00e9 vi videro un tentativo di riportare in vita il trattato Abm.<\/p>\n<p>Nell&#8217;estate del 2012 Mosca si irrigid\u00ec ulteriormente, inizi\u00f2 a ritirarsi gradualmente dai vari progetti ancora in corso, e rifiut\u00f2 di discutere le nuove proposte della Nato sulla creazione di centri di difesa missilistica comuni e su un regime di trasparenza.<\/p>\n<p>Per Mosca quello che l\u2019Occidente offriva non erano che briciole. Peccato, perch\u00e9, iniziando dalle briciole, avremmo potuto con il tempo arrivare a piatti ben pi\u00f9 sostanziosi.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il progetto di cooperazione Nato-Russia sulla difesa missilistica non \u00e8 solo sospeso, \u00e8 forse irrimediabilmente fallito. Eppure l\u2019obiettivo del progetto era proprio quello di esorcizzare quei fantasmi del passato che la crisi ucraina rischia invece di risuscitare. 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