{"id":26870,"date":"2014-06-10T00:00:00","date_gmt":"2014-06-09T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/gli-spettri-che-kiev-deve-esorcizzare\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:34","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:34","slug":"gli-spettri-che-kiev-deve-esorcizzare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/06\/gli-spettri-che-kiev-deve-esorcizzare\/","title":{"rendered":"Gli spettri che Kiev deve esorcizzare"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;elezione al primo turno di Poroshenko ha rafforzato la legittimit\u00e0 del nuovo regime di Kiev agli occhi della Comunit\u00e0 internazionale, ma riuscir\u00e0 anche a migliorare le probabilit\u00e0 di riuscire ad evitare una guerra civile e un intervento esterno?<\/p>\n<p>La guerra civile \u00e8 gi\u00e0 iniziata, anche se la si esorcizza presentandola come operazione \u201canti-terrorismo\u201d. L&#8217;obiettivo del nuovo presidente non pu\u00f2 che essere quello di vincerla rapidamente. In questa fase Mosca non sembra intenzionata ad intervenire apertamente, ma il sostegno indiretto o larvato ai separatisti, attraverso l&#8217;invio di armi e \u201cvolontari\u201d, tende all&#8217;<i>escalation <\/i>strisciante.<\/p>\n<p><b>Yugoslavia, Transnistria, Siria?<\/b><br \/>Lo spettro di una nuova Yugoslavia continua ad aleggiare sull&#8217;Ucraina, anche se al momento una analoga frammentazione del paese, con la sua scia di massacri e pulizie etniche, non \u00e8 all&#8217;orizzonte. <\/p>\n<p>La Russia si attiene alla linea della \u201cCrimea caso speciale\u201d, giustificato dalla storia e dal precedente del Kosovo: non sostiene cio\u00e8 attivamente il principio di autodeterminazione per le regioni orientali e meridionali dell&#8217;Ucraina. Si riserva per\u00f2 di decidere come applicare il proclamato impegno a proteggere i russi al di l\u00e0 delle proprie frontiere.<\/p>\n<p>Delle prime fasi della tragedia yugoslava torna alla mente, di fronte alla secessione delle \u201crepubbliche\u201d di Donetsk e di Lugansk, la vicenda delle \u201cKrajne\u201d serbe staccatesi dal nascente stato di Croazia nel 1991. Non annesse ma aiutate da Belgrado, non riconosciute dal mondo esterno, isolate, sopravvissero per 4 anni, fino a quando furono liberate militarmente dall&#8217;esercito croato, nel frattempo addestrato e armato dagli americani; e non prima che Milosevi&#269;, piegato dalle sanzioni, avesse abbandonato il progetto della Grande Serbia.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 vicino al contesto ucraino, e presumibilmente paventato dai dirigenti di Kiev, \u00e8 il modello negativo della Transnistria: provincia orientale della Repubblica Moldova con alta concentrazione di industrie e di russofoni, di fatto indipendente da oltre venti anni sotto un regime guidato da russi non autoctoni, mai riconosciuta ma sempre sostenuta da Mosca, che la utilizza per tenere sotto scacco la Moldova e impedirle di aderire alla Nato.<\/p>\n<p>Il governo ucraino ha evidentemente interesse ad evitare un analogo consolidamento delle \u201crepubbliche\u201d ribelli, e quindi ad attaccare in forze per snidare le milizie locali dai palazzi del potere prima che si intensifichi l&#8217;afflusso di mercenari caucasici ed altri \u201cvolontari\u201d (e qui aleggia un altro spettro, quello siriano).<\/p>\n<p>Attualmente pu\u00f2 contare su una certa insofferenza di una parte della popolazione del Donbass verso i gruppi armati che spadroneggiano e le autorit\u00e0 che non garantiscono il pagamento di stipendi e pensioni.<\/p>\n<p><b>Operazioni militarmente difficili<\/b><br \/>La strategia di riconquista \u00e8 inibita dalla necessit\u00e0 di contenere i danni collaterali alla popolazione civile. Non solo perch\u00e9 un&#8217;offensiva massiccia porterebbe la maggioranza silenziosa a stringersi intorno ai leader separatisti. Ma anche perch\u00e8 c&#8217;\u00e8 una invisibile soglia oltre la quale la politica russa di non-intervento potrebbe essere rimessa in discussione. <\/p>\n<p>Un \u201cintervento umanitario\u201d russo susciterebbe certo vibrate proteste occidentali (cui Mosca risponderebbe ricordando l&#8217;analoga guerra contro la Serbia per il Kosovo) e nuove sanzioni; ma efficaci misure militari di dissuasione da parte della Nato appaiono assai improbabili.<\/p>\n<p>Tagliare rapidamente tutte le teste dell&#8217;Idra secessionista prima che ricrescano, alimentate dall&#8217;arrivo di nuovi volontari, \u00e8 gi\u00e0 di per s\u00e9 un&#8217;impresa difficile. Ma \u00e8 resa quasi impossibile dalla necessit\u00e0 di non oltrepassare questa soglia. Il risultato rischia di essere una logorante e vana azione anti-guerriglia urbana. <\/p>\n<p>Posti di blocco rimossi che si ricostituiscono a pochi chilometri di distanza. Municipi liberati e subito altri palazzi pubblici occupati a sorpresa. Controlli ristabiliti ai valichi di frontiera principali e contrabbando di armi lungo le strade secondarie. Presidi militari a guardia di punti chiave riconquistati che diventano bersagli per atti di terrorismo.<\/p>\n<p><b>La strada del compromesso politico?<\/b><br \/>Non si vede come il conflitto possa essere superato senza quell&#8217; accordo di federalizzazione che gli estremisti respingono ma che potrebbe essere accettabile (<i>pro bono pacis<\/i>) alla maggioranza della popolazione, ed essere sostenuto anche dagli oligarchi pro-russi.<\/p>\n<p>Al momento quella prospettiva \u00e8 appesa al filo del \u201cdialogo nazionale\u201d promosso dall&#8217;Osce. Un filo assai tenue: non si \u00e8 voluta imporre &#8211; n\u00e9 le suscettibili autorit\u00e0 di Kiev avrebbero accettato &#8211; una autorevole mediazione esterna; e non si \u00e8 avviata una trattativa, che presupporrebbe l&#8217;esistenza di due parti su un piede di parit\u00e0. <\/p>\n<p>Si \u00e8 creata una specie di commissione, guidata, in nome del principio di <i>ownership<\/i>, da due politici ucraini del passato (peraltro in buona parte responsabili del malgoverno che ha portato alla \u201crivoluzione arancione\u201d del 2004 e a quella di qualche mese fa): gli ex-presidenti Krav&#269;uk e Ku&#269;ma. Il ruolo del rappresentantre dell&#8217;Osce, l&#8217;ex-diplomatico tedesco Ischinger, \u00e8 solo quello di \u201cassistere\u201d.<\/p>\n<p>Le Tavole Rotonde organizzate da questo singolare trio hanno carattere non negoziale ma meramente consultivo: \u201cascoltare le varie voci\u201d. In linea di principio anche le voci dei separatisti dell&#8217;Est, i quali per\u00f2 appaiono poco propensi a lasciarsi irretire in questo esercizio.<\/p>\n<p>La recente cattura di due squadre di osservatori Osce \u00e8 un segno eloquente dell&#8217;inesistente volont\u00e0 di dialogo e della sfiducia in qualsiasi arbitro o facilitatore internazionale. E ci\u00f2 bench\u00e9 della missione di osservazione dell&#8217;Osce facciano parte anche <i>monitors <\/i>russi.<\/p>\n<p><b>La strada stretta di Poroshenko<\/b><br \/>Ci sono dunque tutti gli ingredienti per una cronicizzazione della crisi: guerra civile a bassa intensit\u00e0, se non peggio; successiva tregua, forse, secondo il modello delle Krajne o della Transnistria. <\/p>\n<p>Per sfuggire a questa prospettiva, che fra l&#8217;altro farebbe precipitare l&#8217;Ucraina in una disastrosa crisi economica e finanziaria, aggravata dalle ritorsioni di Mosca, Poroshenko pu\u00f2 nella migliore delle ipotesi sperare di infliggere ai ribelli un colpo debilitante anche se non risolutivo, per poi rapidamente intavolare con i settori pi\u00f9 moderati un genuino dialogo sulle autonomie e sulla composizione del governo centrale, in modo da marginalizzare gli estremisti.<\/p>\n<p>Un atteggiamento non punitivo verso i ribelli, la concessione di reali autonomie e del bilinguismo pieno, il desiderio di pace e di ordine della popolazione, un&#8217;intesa con tutti gli oligarchi che contano, assicurazioni date a Mosca che l&#8217;Ucraina rinuncia all&#8217;ammissione alla Nato, e un auspicabile patto segreto di \u201c<i>restraint<\/i>\u201d fra Obama e Putin, potrebbero forse rendere quella ipotesi di disinnesco della secessione non del tutto utopistica.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;elezione al primo turno di Poroshenko ha rafforzato la legittimit\u00e0 del nuovo regime di Kiev agli occhi della Comunit\u00e0 internazionale, ma riuscir\u00e0 anche a migliorare le probabilit\u00e0 di riuscire ad evitare una guerra civile e un intervento esterno? 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