{"id":26890,"date":"2014-06-11T00:00:00","date_gmt":"2014-06-10T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/come-cambiano-gli-investimenti-esteri-in-cina\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:34","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:34","slug":"come-cambiano-gli-investimenti-esteri-in-cina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/06\/come-cambiano-gli-investimenti-esteri-in-cina\/","title":{"rendered":"Come cambiano gli investimenti esteri in Cina"},"content":{"rendered":"<p>Sin dai primi anni successivi alle riforme del 1978, la Repubblica popolare cinese (Rpc) ha valutato con grande interesse l\u2019opportunit\u00e0 di aprire le frontiere ai capitali in entrata dall\u2019estero. Negli anni Ottanta si \u00e8 assistito a una parziale apertura all\u2019ingresso di imprese multinazionali, accompagnata dalla creazione di zone economiche speciali (Zes) con l\u2019obiettivo di fornire incentivi allo scopo.<\/p>\n<p><b>Corsa a tappe degli investitori <\/b><br \/>Ciononostante, la decade \u201880-\u201890 \u00e8 stata caratterizzata da un basso livello di investimenti. Una delle ragioni \u00e8 che questo primo decennio \u00e8 servito per verificare le reali potenzialit\u00e0 dell\u2019apertura cinese verso un\u2019economia di mercato. Nel 1989 gli eventi di piazza Tiananmen, mostrarono come i timori di un insuccesso del nuovo modello cinese fossero tutt\u2019altro che infondati.<\/p>\n<p>Fu solamente nel 1992, con il celebre tour di Deng Xiaoping nelle province meridionali, che l\u2019accelerazione impressa alle riforme convinse gli investitori esteri a entrare in massa nel mercato cinese. In pochi anni, i flussi di investimenti diretti esteri (Ide) in entrata nel Paese aumentarono cos\u00ec rapidamente che la Rpc divenne in breve tra i maggiori beneficiari di Ide al mondo, attraendo da sola una quota vicina al 12-14% dei flussi globali.<\/p>\n<p>L\u2019intensificarsi delle riforme fu un fattore rilevante. Venne infatti esteso il numero dei settori ammessi a ricevere investimenti e, contemporaneamente, furono create nuove Zes. Queste ultime, basate sul modello delle <i>export processing zones <\/i>(Epz), gi\u00e0 testate altrove in Asia orientale, offrivano agli investitori diversi tipi di esenzioni fiscali per l\u2019importazione di beni intermedi e per le esportazioni, e garantivano nel contempo modelli aziendali e di mercato pi\u00f9 aggressivi, tra cui l\u2019introduzione della flessibilit\u00e0 salariale e l\u2019apertura a nuove tipologie societarie.<\/p>\n<p><b>Hong Kong e Taiwan i primi a investire<\/b><br \/>Ma le riforme da sole non possono spiegare il forte trend di Ide in entrata. Fattori per cos\u00ec dire esogeni al sistema hanno avuto un grosso ruolo. Tra questi, la contemporanea creazione di reti di produzione regionali e globali in cui i vicini paesi asiatici iniziarono a spostare parte dell\u2019attivit\u00e0 produttiva a pi\u00f9 basso costo per portare avanti un processo di cambiamento strutturale verso attivit\u00e0 a pi\u00f9 elevato valore aggiunto. <\/p>\n<p>Non stupisce allora che sin dall\u2019inizio i principali investitori in Cina fossero gli altri paesi asiatici (cos\u00ec come oggi, vedi Tab. 1) e specialmente Hong Kong e Taiwan.<\/p>\n<p><b>Tabella 1. &#8211; Distribuzione geografica (% sul totale) delle fonti di Ide in Cina<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/tab1_SF.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p><font size=\"1\">Fonte: Elaborazione su dati dell\u2019annuario statistico nazionale, China Statistical Yearbook 2013<\/font>.<\/p>\n<p><b>Soldi e know-how: la Cina assorbe come una spugna<\/b><br \/>I grossi afflussi di Ide hanno certamente contribuito allo sviluppo economico del paese. Trattandosi di flussi di capitale con un interesse di lungo termine da parte dell\u2019investitore, gli Ide si distinguono dai flussi pi\u00f9 erratici (come gli investimenti di portafoglio) per la loro capacit\u00e0 di trasferire, al paese ricevente, risorse strategiche oltre che capitali. <\/p>\n<p>Nei paesi in via di sviluppo, inoltre, gli Ide contribuiscono a colmare il gap dovuto ai bassi livelli di risparmio domestico per raggiungere il livello di investimenti fissi necessario per tassi di crescita sostenuti.<\/p>\n<p><b>Figura 1. &#8211; Flussi di Ide in Cina, totali e quota sul mondo<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/fig1_SF.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p><font size=\"1\">Fonte: Elaborazione su dati Unctad<\/font>.<\/p>\n<p><b>Figura 2. &#8211; Contributo degli Ide sul totale degli investimenti fissi<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/fig2_SF.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p><font size=\"1\">Fonte: Elaborazione su dati Unctad<\/font>.<\/p>\n<p>Ma nel caso cinese, questo contributo specifico \u00e8 rimasto marginale, anche nel periodo del boom (Fig. 2), perch\u00e9 sia i risparmi sia gli investimenti fissi finanziati con risorse interne sono rimasti sempre a un livello elevato. <\/p>\n<p>D\u2019altra parte, gli effetti pi\u00f9 sostanziali degli Ide hanno a che fare con la ricaduta delle attivit\u00e0 delle imprese a propriet\u00e0 estera sul territorio. <\/p>\n<p>Si stima infatti che, dall\u2019inizio del periodo delle riforme, le imprese estere abbiano contribuito per pi\u00f9 del 50% ai flussi di commercio estero (sia in entrata che in uscita); per il 30% della produzione industriale e per il 20% dei profitti. Tutto questo impiegando solo il 10% della forza lavoro totale, segno evidente di un pi\u00f9 elevato livello di produttivit\u00e0 rispetto alle imprese autoctone cinesi. <\/p>\n<p>Il confronto con la superiorit\u00e0 produttiva delle imprese estere ha inoltre contribuito a migliorare la <i>performance <\/i>delle imprese locali, spesso legate a quelle straniere da contratti di <i>joint venture<\/i>, determinando, in parte, la trasformazione strutturale dell\u2019economia cinese verso un modello produttivo pi\u00f9 avanzato.<\/p>\n<p><b>Il trend oggi: pi\u00f9 selezione in entrata<\/b><br \/>Venendo ai trend pi\u00f9 recenti &#8211; dato che la crisi economica non sembra aver scalfito l\u2019attrattivit\u00e0 del mercato cinese per gli investitori stranieri &#8211; sembra possibile identificare alcune interessanti nuove direzioni degli Ide. La prima \u00e8 quella settoriale. <\/p>\n<p>Se gli anni novanta sono stati sostanzialmente caratterizzati da investimenti nel manifatturiero, l\u2019ingresso nell\u2019Organizzazione mondiale del commercio nel 2001 e la progressiva tendenza a liberalizzare l\u2019accesso ai servizi ha fatto s\u00ec che questi ultimi attraessero un gran numero di nuovi investitori, come ben visibile dalla Fig. 3.<\/p>\n<p><b>Figura 3. &#8211; Ide per settore<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/fig31_SF.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/fig32_SF.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p>Fonte: China Statistical Yearbook 2013.<\/p>\n<p>Ma, oltre a questo, vi sono altre interessanti dinamiche in gioco. Indagini su campioni di investitori esteri mettono in rilievo tre tipi di criticit\u00e0: il crescente costo del lavoro; l\u2019elevato livello di concorrenza nel mercato interno; i frequenti casi di discriminazione, a livello di regolamentazione, delle imprese estere rispetto a quelle locali.<\/p>\n<p>Le nuove politiche del governo mirano salvaguardare le imprese nazionali privilegiando la qualit\u00e0 dei nuovi Ide in entrata rispetto alla loro quantit\u00e0, nell\u2019ottica di attrarre risorse nei settori a elevato contenuto tecnologico e con potenziale basso impatto sull\u2019ambiente, con l\u2019obbiettivo di sviluppare competenze, innovazione e sostenibilit\u00e0, per un nuovo modello di crescita meno dipendente dall\u2019estero.<\/p>\n<p><font size=\"1\">Articolo pubblicato su <a href= \"http:\/\/www.iai.it\/pdf\/OrizzonteCina\/OrizzonteCina_14-04.pdf\" target= \"blank\"><b><u> OrizzonteCina<\/u><\/b><\/a>, rivista online sulla Cina contemporanea a cura di Torino World Affairs Institute e Istituto Affari Internazionali<\/font>.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sin dai primi anni successivi alle riforme del 1978, la Repubblica popolare cinese (Rpc) ha valutato con grande interesse l\u2019opportunit\u00e0 di aprire le frontiere ai capitali in entrata dall\u2019estero. 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