{"id":26910,"date":"2014-06-12T00:00:00","date_gmt":"2014-06-11T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/promemoria-per-renzi-in-europa\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:34","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:34","slug":"promemoria-per-renzi-in-europa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/06\/promemoria-per-renzi-in-europa\/","title":{"rendered":"Promemoria per Renzi in Europa"},"content":{"rendered":"<p>Ci sono infiniti suggerimenti che possono esser dati a Matteo Renzi e al suo Governo in vista della Presidenza italiana dell\u2019Unione europea (Ue). Il documento elaborato dalla <i>Trans European Policy Studies Association<\/i> (<a href= \"http:\/\/www.iai.it\/content.asp?langid=1&#038;contentid=1116\" target= \"blank\"><b><u>Tepsa<\/u><\/b><\/a>), \u00e8 in materia l\u2019ultimo e utilissimo canovaccio. <\/p>\n<p>La condizione di difficolt\u00e0 del sistema industriale europeo \u00e8 la contro faccia della disoccupazione che piaga il continente. Adesso per\u00f2, essa potrebbe ricevere un altro serio colpo dalla produzione negli Stati Uniti di grandi quantit\u00e0 di <i>shale oil <\/i>rese possibili dalle nuove tecnologie. <\/p>\n<p>E fulminea \u00e8 calata l\u2019osservazione di Lorenzo Bini Smaghi: il gas di scisto, costando un terzo di quello importato in Europa, \u201c\u00e8 destinato a dare un vantaggio competitivo enorme all\u2019industria americana\u201d. Enorme; la parola era pensata. Non solo nelle industrie energivore, ma anche nella manifattura e nei servizi la robusta diminuzione del costo dell\u2019energia non pu\u00f2 che moltiplicare gli investimenti interni ed esteri. <\/p>\n<p><b>Politica energetica europea necessaria<\/b><br \/>\u00c8 un vantaggio che si aggiunge a quelli che gli Stati Uniti notoriamente gi\u00e0 possiedono, dall\u2019alta ricerca scientifica alla facilit\u00e0 di finanziamento degli investimenti, ad una serie di altri fattori che non si citano per brevit\u00e0. <\/p>\n<p>In altri termini, la competitivit\u00e0 del sistema industriale europeo, gi\u00e0 colpita dai processi di industrializzazione dei paesi emergenti, \u00e8 adesso messa a repentaglio anche dal nuovo forte sviluppo prevedibile per l\u2019industria statunitense. <\/p>\n<p>Nel frattempo il presidente russo Vladimir Putin sta per raggiungere con Pechino accordi commerciali di vasta portata: e tra essi quello per la fornitura alla Cina di imponenti quantit\u00e0 di gas.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 sembra dunque esigere l\u2019avvio di una risposta immediata. In primo luogo la messa in cantiere di quella politica energetica europea che non si \u00e8 riusciti a varare per anni. \u00c8 ben possibile che il timore di un\u2019accentuata deindustrializzazione e di un ulteriore incremento della disoccupazione spinga il Consiglio europeo ad accettare l\u2019idea che occorra finalmente privarsi, almeno in parte, della sovranit\u00e0 nazionale in questa materia. Se si riuscisse ad avere un consenso sulle direttive da dare ai ministri nazionali competenti sarebbe un bel passo avanti. <\/p>\n<p>Accanto a ci\u00f2, sarebbe urgente varare un piano di infrastrutture energetiche commisurato al volume delle possibili importazioni di gas statunitense proposte dal Presidente Barack Obama. <\/p>\n<p>Dovrebbe probabilmente impegnare sia le coste occidentali del continente, con la ramificazione di gasdotti diretti ai paesi europei non toccati dal North Stream; sia le coste mediterranee, con una rete che si spinga verso l\u2019est in modo da allentare la pressione russa sui paesi balcanici e centro-orientali. <\/p>\n<p>Se dalle mosse dell\u2019Unione europea derivasse poi un rapido abbassamento del prezzo del gas russo sarebbe questo un ulteriore vantaggio da cogliere. E se il Consiglio dicesse cortesemente alla nuova Commissione che \u00e8 stato un errore disimpegnare l\u2019Europa dall\u2019importante progetto di sfruttamento del petrolio e del gas nelle acque del Mediterraneo, da Cipro all\u2019Egitto, dalla Turchia ad Israele, farebbe probabilmente un altro atto concreto in direzione di una politica energetica europea.<\/p>\n<p><b>Trattative Ttip<\/b><br \/>Il secondo problema che deve incidere sulla condizione europea \u00e8 la creazione del mercato unico euro-americano, rappresentato dalla <i>Transatlantic trade and investment partership<\/i> (Ttip). <a href= \"http:\/\/ec.europa.eu\/trade\/policy\/countries-and-regions\/countries\/united-states\/\" target= \"blank\"><b><u>Secondo i dati della commissione europea<\/u><\/b><\/a>, nel 2012 i due poli atlantici hanno scambiano beni e servizi per un ammontare annuo di oltre 400 miliardi di euro.<\/p>\n<p>Con il pi\u00f9 grande accordo di libero scambio mai finora realizzato darebbero vita ad un gigantesco mercato unico: e la previsione tecnica \u00e8 che esso determinerebbe di per s\u00e9 una crescita intorno alla rispettabile cifra dell\u20191% del Pil europeo e di quello statunitense. <\/p>\n<p>Per l\u2019Europa, dice l\u2019Ue, 120 miliardi di euro. Ma l\u2019esperienza del mercato unico europeo induce a pensare che si tratterebbe di una spinta allo sviluppo anche pi\u00f9 considerevole. \u00c8 sorprendente che sia stato il Obama a porre recentemente il problema ai governi europei quando \u00e8 l\u2019Europa ad avere il maggiore interesse a fissare una strategia americana che non guardi pi\u00f9 alla priorit\u00e0 dell\u2019Asia, ma torni a considerare di pari interesse il Pacifico e l\u2019Atlantico.<\/p>\n<p>La trattativa per il Ttip \u00e8 in corso da molti e molti mesi, ma una spinta ad accelerare il negoziato potrebbe forse venire dal Consiglio europeo con la richiesta formale alle due parti di concludere l\u2019accordo entro una data stabilita, per esempio la primavera del prossimo anno.<\/p>\n<p>Indicando altres\u00ec la possibilit\u00e0 di una soluzione B: se non si chiudesse entro quella data, le questioni in sospeso passerebbero agli organi politici delle due aree, che certo posseggono una visione pi\u00f9 ampia degli interessi di settore. <\/p>\n<p><b>Nomine europee<\/b><br \/>Renzi ha infine un ruolo nella questione delle nomine nell\u2019Ue. L\u2019Italia gi\u00e0 detiene una posizione cruciale con la presidenza della Bce. \u00c8 proprio questo che, assicurando a Renzi una posizione indipendente e scevra di interessi particolari, gli conferisce ulteriore autorit\u00e0 e capacit\u00e0 di pressione per nomine che non si rifacciano solo a schemi geografici, ma abbiano forti contenuti politici.<\/p>\n<p>Il discorso sulle due priorit\u00e0 citate non pu\u00f2 che favorire la delegazione italiana. E la favorirebbe probabilmente anche la fermezza, accompagnata alla discrezione, sul dolente problema politico ed umano dell\u2019arrivo attraverso il Mediterraneo di povera gente derelitta, che si aspetterebbe qualcosa non solo dall\u2019Italia ma dall\u2019augusta e ricca Unione cui essa appartiene. <\/p>\n<p>.\t\t\t                 \t <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono infiniti suggerimenti che possono esser dati a Matteo Renzi e al suo Governo in vista della Presidenza italiana dell\u2019Unione europea (Ue). Il documento elaborato dalla Trans European Policy Studies Association (Tepsa), \u00e8 in materia l\u2019ultimo e utilissimo canovaccio. 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