{"id":26920,"date":"2014-06-13T00:00:00","date_gmt":"2014-06-12T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/gli-usa-stanchi-del-mondo\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:33","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:33","slug":"gli-usa-stanchi-del-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/06\/gli-usa-stanchi-del-mondo\/","title":{"rendered":"Gli Usa stanchi del mondo"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019ultimo discorso di Obama sulla politica estera ha suscitato pi\u00f9 delusioni che entusiasmo. Al presidente americano si imputa, in particolare, di non aver voluto distinguere tra il ricorso alla forza e l\u2019uso dello strumento militare come deterrente.<\/p>\n<p>Secondo alcuni critici di Obama, gli Stati Uniti starebbero rinunciando alla loro tradizionale leadership globale. Ma questa tesi trova davvero conferma in quanto ha detto il presidente americano?<\/p>\n<p><b>Obama e l\u2019opzione del ritiro<\/b><br \/>In un recente articolo, il politologo Usa Robert Kagan sostiene che l\u2019America si sta lentamente \u2018ritirando\u2019 dal mondo perch\u00e9 il pubblico americano non \u00e8 pi\u00f9 disposto a sostenere i costi e le responsabilit\u00e0 che discendono dallo status di superpotenza. <\/p>\n<p>Questa \u2018stanchezza del mondo\u2019 sarebbe secondo Kagan non tanto una conseguenza delle lunghe guerre in Iraq e Afganistan, ma effetto, un po\u2019 a scoppio ritardato, della fine della Guerra Fredda. In assenza della minaccia sovietica, gli statunitensi starebbero di nuovo cedendo a quella tentazione del disimpegno che li ha portati, anche in altri periodi, a badare alla loro sicurezza territoriale e ai loro interessi commerciali, scordandosi del resto del mondo.<\/p>\n<p>Obama starebbe quindi assecondando il naturale desiderio di normalit\u00e0 dell\u2019opinione pubblica. Un enorme pericolo tuttavia si annida in questo desiderio di \u2018ritiro\u2019, perch\u00e9 senza la forza militare americana a sostenere l\u2019ordine internazionale il mondo rischia di sprofondare in un\u2019era di insicurezza e conflitti.<\/p>\n<p>La tesi di Kagan ha un certo appeal perch\u00e9 traccia una linea di continuit\u00e0 tra le politiche di Obama e l\u2019atteggiamento verso il mondo che ha caratterizzato gli Stati Uniti sin dalle origini. Un atteggiamento molto radicato che \u00e8 cambiato solo sotto l\u2019enorme pressione della Seconda guerra mondiale e poi del comunismo. Questa tesi deve essere per\u00f2 confrontata con altre possibili letture del modo in cui Obama vede gli affari internazionali.<\/p>\n<p>Il presidente Usa gioca la carta della \u2018stanchezza del mondo\u2019 per compiacere il pubblico, ma basa le sue scelte di politica estera su altro. Due elementi hanno un\u2019influenza decisiva su come Obama percepisce il ruolo degli Stati Uniti nel mondo: una maggiore consapevolezza dei limiti imposti alla capacit\u00e0 d\u2019azione Usa dal lungo impegno militare in Iraq e Afganistan; e l\u2019ascesa di nuove potenze. Ci\u00f2 non vuol dire tuttavia che Obama abbia rinunciato a fare degli Usa il perno della sicurezza internazionale.<\/p>\n<p><b>Nuove minacce alla sicurezza internazionale<\/b><br \/>Certamente il mondo con cui Obama ha a che fare \u00e8 una bestia difficile da domare. Diverse zone di conflitto, reale o potenziale, sono emerse lungo le faglie che separano la Russia e la Cina dai sistemi di alleanze degli Usa in Europa e Asia orientale.<\/p>\n<p> Tuttavia, la sicurezza internazionale \u00e8 oggi messa a rischio non tanto da conflitti tra grandi potenze quanto da minacce di tipo funzionale, come la proliferazione nucleare, il terrorismo, la pirateria e le crisi regionali. L\u00e0 dove queste minacce intersecano la sicurezza di Cina e Russia, si genera una dinamica di convergenza con l\u2019Occidente. La competizione \u2018multipolare\u2019 accresce l\u2019importanza di queste forme di cooperazione limitata.<\/p>\n<p>Gli Usa possono optare per una strategia che, facendo leva sulla potenza militare, miri a contenere la Russia e la Cina, intervenire unilateralmente nella guerra siriana, e soggiogare paesi come Corea del Nord e Iran con la forza o la minaccia dell\u2019uso della forza.<\/p>\n<p>In alternativa, gli Usa possono scegliere di dare priorit\u00e0 a minacce quali al-Qaeda e gruppi affiliati, proliferazione nucleare e crisi regionali, coinvolgendo le altre grandi potenze nella gestione di queste minacce, e cercando di evitare che le tensioni con Mosca e Pechino raggiungano un punto di rottura.<\/p>\n<p><b>L\u2019America collabora con i suoi rivali<\/b><br \/>Obama pende verso questa seconda opzione. \u00c8 una scelta controversa perch\u00e9, in primo luogo, rende Washington dipendente, in parte, dalla cooperazione con i suoi principali rivali internazionali su questioni come Siria e Iran e, in secondo luogo, pu\u00f2 indurla a rispondere pi\u00f9 debolmente al revisionismo della Russia nello spazio ex sovietico e alle mire territoriali della Cina nel Mar cinese orientale e in quello meridionale.<\/p>\n<p>L\u2019esperienza dell\u2019Iraq scoraggia un nuovo intervento militare in un paese come la Siria, insanguinato da conflitti settari ed etnici. Non si vede come si possa pacificare il paese senza coinvolgere gli alleati del regime di Assad, e cio\u00e8 Russia e Iran. <\/p>\n<p>Similmente, le possibilit\u00e0 di raggiungere un accordo nucleare con l\u2019Iran sono maggiori se i russi e i cinesi remano nella stessa direzione (anche se pi\u00f9 lentezza e titubanza) degli americani e degli europei. <\/p>\n<p>Se i negoziati dovessero fallire, avere mantenuto un rapporto di collaborazione con Russia e Cina a bordo aumenterebbe la possibilit\u00e0 che l\u2019Onu imponga nuove sanzioni e forse potrebbe anche creare un ambiente meno ostile ad un eventuale attacco americano contro le infrastrutture nucleari iraniane.<\/p>\n<p>Non \u00e8 detto che le scelte di politica estera di Obama paghino. La decisione di non intervenire in Siria potrebbe creare pi\u00f9 insicurezza di un\u2019azione diretta, l\u2019imposizione graduale di sanzioni potrebbe essere insufficiente a dissuadere il presidente russo Putin da nuovi azzardi, e il \u2018pivot to Asia\u2019 potrebbe non portare da nessuna parte se non se ne specificano meglio estensione e proposito. <\/p>\n<p>Tuttavia, l\u2019evidenza empirica non suffraga la tesi che le scelte di Obama siano determinate dalla \u2018stanchezza del mondo\u2019 degli americani. Esse mirano piuttosto ad affrontare il problema di come usare e preservare la potenza americana in un\u2019era caratterizzata da persistenti minacce asimmetriche e da un\u2019incipiente multipolarit\u00e0. <\/p>\n<p>Dal punto di vista di Obama, rispondere adeguatamente a questo problema \u00e8 precisamente ci\u00f2 che serve per evitare che gli Usa si \u2018ritirino\u2019 dal mondo.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019ultimo discorso di Obama sulla politica estera ha suscitato pi\u00f9 delusioni che entusiasmo. Al presidente americano si imputa, in particolare, di non aver voluto distinguere tra il ricorso alla forza e l\u2019uso dello strumento militare come deterrente. Secondo alcuni critici di Obama, gli Stati Uniti starebbero rinunciando alla loro tradizionale leadership globale. Ma questa tesi [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[102,107,109],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26920"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=26920"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26920\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":61517,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26920\/revisions\/61517"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=26920"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=26920"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=26920"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}