{"id":26950,"date":"2014-06-17T00:00:00","date_gmt":"2014-06-16T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/siria-tra-lincudine-e-il-martello\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:33","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:33","slug":"siria-tra-lincudine-e-il-martello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/06\/siria-tra-lincudine-e-il-martello\/","title":{"rendered":"Siria tra l\u2019incudine e il martello"},"content":{"rendered":"<p>Le recenti elezioni presidenziali siriane sono state un primo passo verso la transizione democratica del paese? Com&#8217;era ampiamente prevedibile, Bashar al-Asad \u00e8 stato rieletto, incassando un successo plebiscitario (l&#8217;88,7%). <\/p>\n<p>Oltre alla ovvia reticenza a mollare il potere da parte del regime, bisogna interrogarsi sulla situazione mediorientale nel suo complesso. Chi potrebbe auspicare l&#8217;avvio di un processo di democratizzazione in Siria? Il regime? Le potenze regionali &#8211; Arabia Saudita, Iran e Israele &#8211; o quelle internazionali?<\/p>\n<p><b>Democratizzazione di Asad<\/b><br \/>Il clan Al-Asad governa la Siria con il pugno di ferro dal 1970. All&#8217;inizio del 2011, il regime si \u00e8 investito nell&#8217;opera di repressione violenta e sistematica di un movimento di opposizione a lungo rimasto in larghissima parte pacifico, rifiutando categoricamente di scendere a compromessi sulla questione principale, il ruolo di Bashar Al-Asad nel futuro della Siria.<\/p>\n<p>Al contrario, ha perseguito in maniera unilaterale un programma di riforme tardive e di facciata, quali l&#8217;abrogazione della legge d&#8217;emergenza (subito sostituita da un&#8217;altra analoga, anti-terrorismo), la riforma sulla libert\u00e0 dei media (di fatto sempre sotto il controllo del regime) e la modifica della Costituzione che, dopo 40 anni di monopolio baathista, ha introdotto nella carta fondamentale il pluralismo politico.<\/p>\n<p>Quest&#8217;ultima riforma prevede inoltre la possibilit\u00e0 per pi\u00f9 candidati di competere per la presidenza (le elezioni presidenziali sono sempre state un referendum di reinvestitura del presidente in carica) e stabilisce i criteri di candidabilit\u00e0 degli stessi &#8211; ad es.: aver risieduto in Siria per i 10 anni precedenti la candidatura, il che esclude tutti gli oppositori in esilio all&#8217;estero &#8211; che devono essere verificati dalla Suprema Corte costituzionale.<\/p>\n<p>Delle 23 domande di candidatura alla presidenza, la Suprema Corte ne ha approvate due, quelle di Hassan bin Abdullah al-Nouri (54 anni, uomo d&#8217;affari di Damasco) e di Maher Abdul-Hafiz Hajjar (43 anni, deputato indipendente di Aleppo), entrambi pressoch\u00e9 sconosciuti all&#8217;opinione pubblica siriana.<\/p>\n<p><b>Sguardo delle potenze internazionali su Damasco<\/b><br \/>Perch\u00e9 le potenze regionali e internazionali dovrebbero auspicare per la Siria una transizione verso la democrazia? <\/p>\n<p>Nella guerra civile siriana si riflette, tra gli altri, anche il conflitto tra Arabia Saudita e Iran che questi stanno combattendo all&#8217;interno del paese attraverso gruppi affiliati (ad es.: Hezbollah ed i vari gruppi islamisti sostenuti dai sauditi e da altre monarchie del Golfo). <\/p>\n<p>Riad e Teheran, nemici per eccellenza, trovano per\u00f2 un terreno d&#8217;intesa quando si tratta di evitare che si sviluppino nella regione pericolosi esempi di democratizzazione. Anche per Israele, che finora aveva trovato nel regime degli Al-Asad il suo \u201cmiglior nemico\u201d, una Siria avviata verso un processo di reale democratizzazione diventerebbe una scomoda incognita.<\/p>\n<p>Ad un altro livello il conflitto vede contrapposti Stati Uniti e Russia. Lo stesso al-Asad ha dichiarato in una recente intervista al quotidiano libanese Al-Akhbar che \u201cPutin, difendendo la Siria, ha voluto non solo riaffermare la forte alleanza tra di noi, ma anche riequilibrare un ordine internazionale che dalla disintegrazione dell&#8217;Unione Sovietica fino all&#8217;elezione di Putin \u00e8 stato dominato da un sistema unipolare guidato dagli Stati Uniti e dai suoi alleati nella Nato\u201d, esplicitando cos\u00ec l&#8217;intenzione della Russia a mantenere nella regione l&#8217;equilibrio internazionale precedente alla rivoluzione.<\/p>\n<p>Come riassume bene Muhammad al-Sadiq su Al-Araby Al-Jadeed, il fatto che Al-Asad dopotutto sia ancora al potere in Siria, e che Abdel Fattah Al-Sisi sia stato eletto presidente in Egitto, suggerisce che la politica del \u201cnessun vincitore, nessun perdente\u201d stia di fatto prevalendo e che, non solo da parte di Riad e Teheran, ci sia l&#8217;intenzione di mantenere congelata la regione senza discostarsi dai rassicuranti schemi tradizionali.<\/p>\n<p><b>Da rivoluzione a guerra civile<\/b><br \/>Inizialmente la rivoluzione siriana era riuscita a imporre parole d&#8217;ordine nuove e precise: libert\u00e0, democrazia, giustizia sociale e dignit\u00e0, nel rispetto delle diversit\u00e0 religiose ed etniche, e dell&#8217;unit\u00e0 del paese. A questi principi si rifacevano i comunicati dei gruppi pacifici della prima ora quali ad esempio i Comitati locali di coordinamento.<\/p>\n<p>Viceversa, le parole d&#8217;ordine imposte da subito dal regime e successivamente dai gruppi infiltratisi, sono servite a riportare il conflitto sui binari di contrapposizioni classiche: imperialismo-resistenza, sunnismo-sciismo, autoritarismo laico-fondamentalismo religioso, Oriente-Occidente.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che la rivoluzione siriana ha prodotto di pi\u00f9 \u201crivoluzionario\u201d, cio\u00e8 la sua pacifica, democratica e laica ispirazione, sembra ormai inevitabilmente schiacciato tra l&#8217;incudine e il martello della logica di forme antagoniste, ma egualmente autoritarie, di imperialismo e di fondamentalismo religioso.<\/p>\n<p>Forze che stanno riorientando la Siria verso vecchi e strumentali discorsi egemonici di cui queste stesse forze si nutrono, imponendo alla popolazione la convinzione che nessun cambiamento democratico sia possibile e che ci\u00f2 da cui stavano scappando sia in realt\u00e0 il loro miglior rifugio.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le recenti elezioni presidenziali siriane sono state un primo passo verso la transizione democratica del paese? 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