{"id":26960,"date":"2014-06-17T00:00:00","date_gmt":"2014-06-16T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/le-vere-dinamiche-dellavanzata-dellisil-su-baghdad\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:33","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:33","slug":"le-vere-dinamiche-dellavanzata-dellisil-su-baghdad","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/06\/le-vere-dinamiche-dellavanzata-dellisil-su-baghdad\/","title":{"rendered":"Le vere dinamiche dell\u2019avanzata dell\u2019Isil su Baghdad"},"content":{"rendered":"<p>Con la sua incredibile avanzata nell\u2019Iraq settentrionale, il gruppo jihadista noto come Stato islamico dell\u2019Iraq e del Levante\u201d (Isil, secondo l\u2019acronimo inglese) ha stordito il governo di Baghdad e l\u2019intera comunit\u00e0 internazionale. <\/p>\n<p>Dopo mesi di sforzi armati per mantenere il controllo su Falluja e di parziali insuccessi nella campagna volta a estendere la propria influenza sulla provincia occidentale di Al-Anbar, l\u2019Isil si \u00e8 impadronito in pochi giorni di Mosul, la seconda citt\u00e0 del paese, di parte della provincia di Ninive e di Tikrit, citt\u00e0 natale dell\u2019ex dittatore Saddam Hussein. <\/p>\n<p>L\u2019esclusiva attenzione riservata dai mezzi di informazione occidentali a questo gruppo jihadista coinvolto anche nel vicino conflitto siriano rischia tuttavia di fornire un quadro fuorviante rispetto a quanto sta realmente accadendo in Iraq.<\/p>\n<p>L\u2019avanzata dell\u2019Isil appare tanto pi\u00f9 inspiegabile se si pensa che il gruppo ha subito pesanti perdite negli ultimi mesi in Siria, dove ha dovuto arretrare a causa di una guerra fratricida con formazioni islamiste come Jabhat al-Nusra. <\/p>\n<p>La disorganizzazione e la corruzione di cui soffre l\u2019esercito regolare di Baghdad non sono sufficienti, da sole, a giustificare il fatto che poche migliaia di jihadisti hanno conquistato una porzione cos\u00ec ampia di territorio iracheno.<\/p>\n<p><b>Sunniti arruolati dall\u2019Isil<\/b><br \/>La dinamica degli eventi si chiarisce se si prende in considerazione la comunit\u00e0 sunnita irachena nel suo complesso. Molti abitanti di Mosul consideravano le forze regolari di Baghdad come un esercito sciita di occupazione e hanno perci\u00f2 accolto i miliziani dell\u2019Isil come dei liberatori. In aggiunta, a fianco del movimento jihadista stanno combattendo altre formazioni sunnite. <\/p>\n<p>In questa bizzarra (e probabilmente temporanea) alleanza, spiccano gruppi baathisti come quello guidato da Izzat Ibrahim Aal-Douri, gi\u00e0 comandante militare e braccio destro di Saddam, e l\u2019esercito degli Uomini dell&#8217;Ordine di Naqshbandi. Ad essi si aggiungono l\u2019Esercito islamico (una miscela di islamisti e nazionalisti), gruppi tribali ed altre milizie. Nelle file dell\u2019Isil si sono addirittura arruolati ex militari baathisti. <\/p>\n<p>L\u2019offensiva dell\u2019Isil e degli altri gruppi \u00e8 stata salutata come una \u201cprimavera irachena\u201d da Tariq Al-Hashemi, vicepresidente sunnita dell\u2019Iraq fino al 2011, poi fuggito dal paese poich\u00e9 accusato dal governo sciita di Nuri Al-Maliki di \u201csostegno al terrorismo\u201d. Accolto con tutti gli onori a Doha e Riyadh, nemiche giurate di Maliki, Hashemi vive ora in esilio in Turchia. <\/p>\n<p>L\u2019Associazione degli <i>ulema <\/i>musulmani dell\u2019Iraq, un\u2019organizzazione che riunisce alcuni fra i pi\u00f9 influenti religiosi sunniti del paese, ha anch\u2019essa definito gli eventi di questi giorni come una \u201crivoluzione\u201d, e ha ammonito che attribuirli esclusivamente all\u2019Isil \u00e8 un tentativo di infangare l\u2019azione rivoluzionaria. <\/p>\n<p>Molti esponenti dell\u2019Associazione operano da Amman, in Giordania, dove negli ultimi anni si \u00e8 organizzata buona parte dell\u2019opposizione sunnita a Maliki. L\u2019Associazione ha rapporti con numerosi capi tribali, a loro volta organizzatisi in un Consiglio militare unificato (affollato di ex generali dell\u2019esercito di Saddam) che \u00e8 presente soprattutto nella provincia di Al-Anbar, ma anche in quelle di Ninive e Salah Al-Din. <\/p>\n<p><b>Monopolio sciita <\/b><br \/>La portata di questa mobilitazione spiega la reazione allarmata del governo Maliki e dei suoi alleati (tra cui l\u2019Iran), e la loro necessit\u00e0 di arruolare migliaia di volontari sciiti per contrastarla. Sebbene il premier iracheno e Teheran abbiano interesse a stigmatizzare quanto sta avvenendo come un fenomeno puramente \u201cterroristico\u201d, la sfida che si profila per Baghdad va ben al di l\u00e0 di qualche migliaio di combattenti dell\u2019Isil. <\/p>\n<p>Tale sfida \u00e8 il risultato della decisione di una parte consistente della comunit\u00e0 sunnita di abbandonare il processo politico, monopolizzato dal governo autocratico di Maliki. A questa decisione ha contribuito anche la disfatta sunnita nelle recenti elezioni legislative. <\/p>\n<p>Non tutte le colpe dell\u2019attuale stallo politico sono tuttavia imputabili al governo. Se \u00e8 vero che le politiche discriminatorie da esso portate avanti all\u2019insegna della \u201cdebaathificazione\u201d dello stato hanno alienato la comunit\u00e0 sunnita, \u00e8 anche vero che quest\u2019ultima non \u00e8 riuscita a dare una risposta rassicurante alle paure della maggioranza sciita del paese, lungamente perseguitata sotto Saddam. <\/p>\n<p><b>Ingerenze internazionali<\/b><br \/>Al fallimento del processo di riconciliazione ha poi contribuito la riorganizzazione dello stato iracheno su base confessionale all\u2019ombra dell\u2019occupazione statunitense, a partire dal 2003. A ci\u00f2 bisogna aggiungere le pesanti ingerenze di tutti i paesi vicini negli affari interni iracheni &#8211; non solo quelle dell\u2019Iran a sostegno del governo Maliki, ma anche quelle di Turchia, Arabia Saudita e Qatar. <\/p>\n<p>Questi ultimi due paesi, in particolare, hanno emarginato il governo sciita considerandolo una mera pedina di Teheran, malgrado le aperture compiute da Baghdad nei loro confronti. Essi hanno invece appoggiato le diverse componenti della frammentata opposizione sunnita in chiave anti-iraniana. <\/p>\n<p>La prospettiva verso cui si avvia l\u2019Iraq \u00e8 ora quella di un rinnovato conflitto a sfondo settario, complicato dalle suddette ingerenze regionali, secondo un copione simile a quello siriano. Anzi, la crisi irachena e quella nella vicina Siria appaiono ormai legate in maniera crescente attraverso un confine sempre pi\u00f9 virtuale, e potrebbero fondersi in un unico spaventoso conflitto regionale.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con la sua incredibile avanzata nell\u2019Iraq settentrionale, il gruppo jihadista noto come Stato islamico dell\u2019Iraq e del Levante\u201d (Isil, secondo l\u2019acronimo inglese) ha stordito il governo di Baghdad e l\u2019intera comunit\u00e0 internazionale. 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