{"id":27150,"date":"2014-07-02T00:00:00","date_gmt":"2014-07-01T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/puzzle-mediorientale-su-baghdad\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:27","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:27","slug":"puzzle-mediorientale-su-baghdad","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/07\/puzzle-mediorientale-su-baghdad\/","title":{"rendered":"Puzzle mediorientale su Baghdad"},"content":{"rendered":"<p>La situazione medio orientale \u00e8 in tumultuosa evoluzione. \u00c8 difficile articolare una politica regionale coerente, di medio periodo, che possa sperare di abbassare il livello della conflittualit\u00e0, se prima non si comprendono le cause profonde di ci\u00f2 che sta avvenendo in questi giorni e in qual modo vengono coinvolti i maggiori attori internazionali.<\/p>\n<p><b>Rivalsa del Kurdistan iracheno<\/b><br \/>Gli Stati Uniti non sembrano essere in grado, n\u00e9 avere l\u2019intenzione, di farsi coinvolgere direttamente nelle dinamiche interne dell\u2019Iraq o della Siria. L\u2019 Unione europea \u00e8 solo marginalmente e poco impegnata negli sforzi per ridurre la crisi umanitaria in corso in questa regione.<\/p>\n<p>Il governo regione del Kurdistan (Krg) \u00e8 ad oggi l\u2019unico attore apparentemente disponibile ad assistere le vittime dalla violenza, anche se in realt\u00e0 sta sfruttando questa opportunit\u00e0 per allargare il suo controllo sui territori contestati, cominciando da Kirkuk, ma tenendo d\u2019occhio anche Telafar, come via d\u2019accesso a Sinjar.<\/p>\n<p>La Turchia, che tradizionalmente si opponeva alle intenzioni curde su Kirkuk, sembra ora pi\u00f9 disponibile a mantenersi fuori della mischia, forse anche perch\u00e9 il petrolio controllato dai curdi iracheni viene esportato attraverso il terminale turco di Ceyhan, sul Mediterraneo.<\/p>\n<p>Ankara inoltre \u00e8 in qualche difficolt\u00e0 a causa del sequestro di 49 membri del suo staff consolare a Mosul e di circa 30 autotrasportatori, da parte dell\u2019 Isil (Stato islamico dell\u2019Iraq e del Levante), malgrado i rapporti ufficiosi mantenuti con questa organizzazione. In altri termini, sembra che la politica turca in Siria le si sia ritorta contro in Iraq.<\/p>\n<p><b>Sostegno iraniano a Maliki<\/b><br \/>L\u2019Iran, d\u2019altra parte, sta proponendo agli Stati Uniti di unire le forze contro i terroristi, come se il gruppo terrorista Al-Quds non fosse coinvolto negli scontri in Iraq. L\u2019Iran sta anche chiedendo all\u2019Iraq di ricercare un rinforzo militare, cos\u00ec da riuscire a coinvolgere il proprio esercito in aggiunta alle forze armate di Qasim Suleimani. <\/p>\n<p>L\u2019Ayatollah sciita Ali-Sistani, che ha sempre mantenuto le distanze dagli sviluppi politici, ha invocato una politica jihadista. Moqtada Al-Sadr ha dichiarato di essere pronto a combattere l\u2019Isil. Il primo ministro sciita Nuri Al-Maliki, in un attimo di disperazione, ha sollecitato tutti i cittadini iracheni a imbracciare le armi contro l\u2019Isil, come se lui non avesse niente a che vedere con l\u2019insurrezione sunnita in Iraq. <\/p>\n<p>Samarra, dove la guerra partigiana ebbe inizio nel 2005, dopo il bombardamento della moschea di Al-Askariya, \u00e8 di nuovo sotto attacco, questa volta dell\u2019Isil. Qualora l\u2019Isil ravviasse un conflitto settario a Samarra, questo significherebbe l\u2019inizio della fine della nostra concezione attuale dell\u2019Iraq.<\/p>\n<p>Quando Iraqyye vinse le elezioni del 2010, la popolazione irachena indic\u00f2 con chiarezza quanto fosse forte il desiderio di un cambiamento politico. Essa dimostr\u00f2 di esser stanca dell\u2019atteggiamento ipocrita con cui i mullah si atteggiavano a difensori dei suoi diritti, senza peraltro far seguire i fatti alle parole, e sper\u00f2 in un cambiamento di governo che  riuscisse d assicurare al paese quei servizi di cui ha un bisogno disperato. <\/p>\n<p>Dopo quasi dieci mesi di battibecchi post-elettorali, nulla \u00e8 cambiato. L\u2019Iran ha fatto s\u00ec che si finisse per tornare esattamente allo stesso punto di partenza. Gli Stati Uniti hanno assecondato questa situazione. Dopo aver assunto la carica per la seconda volta, Maliki si \u00e8 impegnato a fondo nel tentativo di ottenere un controllo personale sia delle forze armate del paese sia del sistema di sicurezza. Inoltre ha eliminato dall\u2019Intelligence coloro che reputava a lui infedeli e ha assunto il controllo delle Forze Speciali.<\/p>\n<p><b>Sunniti nel mirino<\/b><br \/>L\u2019uso politico del sistema di sicurezza e del sistema giudiziario ha raggiunto vertici preoccupanti gi\u00e0 dalla fine del 2012. Non solo i politici sunniti, ma anche popolazione sunnita in generale si \u00e8 trovata nel mirino delle forze sciite di Maliki. Ci\u00f2 ha coinciso con l\u2019inizio delle proteste sunnite dopo la preghiera del venerd\u00ec. La prima principale repressione di queste proteste ha avuto luogo a Hawice, nell\u2019aprile del 2013, quando 300 protestanti furono barbaramente uccisi.<\/p>\n<p>Chi conosce il successo della \u201cpolitica di impatto\u201d del generale usa David Petreaus si ricorder\u00e0 di quando Al-Qaeda si ritrov\u00f2 isolato dalle trib\u00f9 sunnite grazie all\u2019impegno del Movimento per il risveglio sunnita.<\/p>\n<p>In quella occasione Al-Qaeda venne sopraffatta dalle forze armate statunitensi in cooperazione con le trib\u00f9 sunnite. I membri del Movimento furono disponibili per tale collaborazione poich\u00e9 erano state procurate loro concrete opportunit\u00e0 di lavoro nel settore della pubblica amministrazione ed era stato promesso un loro maggiore coinvolgimento a livello politico regionale.<\/p>\n<p>Tuttavia, anche in quel caso, Al-Qaeda non mise mai fine al tentativo di arruolare nuove reclute, puntando specialmente sui disoccupati e su persone senza sussidi economici.<\/p>\n<p><b>Da Al-Qaeda all\u2019Isil<\/b><br \/>Al-Qaeda ha avuto nuovamente la meglio quando Maliki ha sviluppato una politica di progressivo strangolamento della comunit\u00e0 sunnita. Maliki \u00e8 arrivato al punto di affermare che la punizione inflitta ai militanti sunniti avrebbe rappresentato un buon esempio per evitare nuove sfide contro la sua autorit\u00e0. L\u2019Iran lo ha appoggiato insieme alle forze di Al-Quds. <\/p>\n<p>In risposta, il Consiglio sunnita degli ulema (il Consiglio dei Dotti Islamici) nonch\u00e9 la Commissione delle trib\u00f9 sunnite hanno finito per stringere un rapporto di collaborazione con l\u2019Isil, nel presupposto che quest\u2019ultimo fosse comunque un male minore rispetto al governo attuale a Baghdad.<\/p>\n<p>L\u2019Isil ha assunto il comando negli scontri recenti, ma le fondamenta erano gi\u00e0 state stese dalle trib\u00f9 sunnite. \u00c8 probabile che queste stesse trib\u00f9 capiranno presto che l\u2019 Isil non costituisce affatto un male minore, ma un\u2019altra minaccia esistenziale. A quel punto, potremmo vedere un\u2019altra collisione all\u2019interno della comunit\u00e0 sunnita.<\/p>\n<p>Al momento nessuno sa dove o quando questi scontri avverranno e se finiranno per trasformarsi in una guerra settaria generalizzata. Alcuni parlano della opportunit\u00e0 di sviluppare una vera politica regionale, ma in realt\u00e0 non sembra esistere una forza in grado di delineare tale politica, n\u00e9 tantomeno di metterla in pratica.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La situazione medio orientale \u00e8 in tumultuosa evoluzione. \u00c8 difficile articolare una politica regionale coerente, di medio periodo, che possa sperare di abbassare il livello della conflittualit\u00e0, se prima non si comprendono le cause profonde di ci\u00f2 che sta avvenendo in questi giorni e in qual modo vengono coinvolti i maggiori attori internazionali. 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