{"id":27160,"date":"2014-07-02T00:00:00","date_gmt":"2014-07-01T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-prezzo-dellaccordo-di-associazione\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:27","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:27","slug":"il-prezzo-dellaccordo-di-associazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/07\/il-prezzo-dellaccordo-di-associazione\/","title":{"rendered":"Il prezzo dell\u2019Accordo di Associazione"},"content":{"rendered":"<p>In una cornice politica tutt\u2019altro che distesa e con gli scontri ancora in corso sul confine orientale, l\u2019Ucraina ha firmato la parte economica dell\u2019Accordo di associazione con l\u2019Unione europea, il cosiddetto Dcfta (<i>Deep and Comprehensive Free Trade Area<\/i>), che va a completare il capitolo sul dialogo politico e la cooperazione siglato a marzo dal premier Arseniy Yatsenyuk.<\/p>\n<p>Accanto alla cooperazione in ambito legislativo e all\u2019impegno a lavorare per la libera circolazione delle persone, figurano anche le aree di sicurezza, non-proliferazione e prevenzione dei conflitti, anche se n\u00e9 l\u2019Accordo di Associazione n\u00e9 il Dcfta contengono alcuna previsione sul futuro non-allineamento o sulla futura neutralit\u00e0 ucraina nella sfera della sicurezza.<\/p>\n<p>Quali sono i vantaggi di questo tanto agognato accordo di associazione? \u00c8 davvero una partita di tiro alla fune quella che si sta giocando a Kiev? Per nessuno delle parti in causa, quella che si sta scrivendo sembra una storia a lieto fine.<\/p>\n<p><b>Zona di libero scambio<\/b><br \/>La creazione di una zona di libero scambio tra l\u2019Unione europea e l\u2019Ucraina costituisce la parte pi\u00f9 significativa dell\u2019accordo di associazione e si sviluppa sulla base delle clausole che regolano la <i>membership <\/i>ucraina nell\u2019Organizzazione mondiale del Commercio (Wto).<\/p>\n<p>Il commercio estero ucraino si dirige principalmente in due direzioni: a est, l\u2019Unione doganale, di cui fanno parte Russia, Bielorussia e Kazakhstan, e a ovest l\u2019Unione europea, che riceve circa il 28% delle esportazioni ucraine.<\/p>\n<p>Anche se attraverso il sistema generale delle preferenze in vigore dal 1993, le esportazioni ucraine erano gi\u00e0 state liberalizzate in buona parte, con l\u2019introduzione del Dcfta i prodotti ucraini quali materiali ferrosi e materie prime circoleranno ancora pi\u00f9 facilmente. <\/p>\n<p>Sul mercato ucraino arriveranno beni ad alto valore commerciale come macchinari, mezzi di trasporto, disponibili a un prezzo pi\u00f9 basso, ma \u00e8 difficile pensare che i prodotti agricoli potranno accedere al gi\u00e0 saturo mercato europeo.<\/p>\n<p>Al contrario secondo uno studio della <i>Berlin Economics<\/i>, la partecipazione dell\u2019Ucraina all\u2019Unione doganale avrebbe vantaggi molto limitati dato che l\u2019Ucraina gode gi\u00e0 del libero scambio tra i paesi della Comunit\u00e0 di Stati Indipendenti.<\/p>\n<p>Sulla strada della stabilizzazione ucraina, per\u00f2, non c\u2019\u00e8 solo la scelta di un\u2019integrazione regionale, ma si incontrano anche difficolt\u00e0 pi\u00f9 profonde radicate nella struttura industriale del Paese.<\/p>\n<p><b>Colossi sovietici<\/b><br \/>Il ruolo di Mosca non si esaurisce nelle concessioni speciali sul gas e nemmeno nella misura dei 5 fino ai 10 miliardi di dollari l\u2019anno per il sostegno di Kiev.<\/p>\n<p>In Ucraina soprattutto nella parte orientale, l\u2019industria manifatturiera si alimenta soltanto grazie alle commesse russe: a causa del basso contenuto tecnologico e della sostanziale inefficienza delle strutture di produzione, che non potrebbe assolutamente rivolgersi a nessun altro mercato. <\/p>\n<p>Questi stabilimenti sono fioriti in epoca sovietica, quando l\u2019industria ucraina si inseriva in un contesto economico unico e ricco di fonti energetiche, le cui rendite (dal petrolio e dal gas) ne garantivano la sopravvivenza. Per fare un esempio, la produzione bellica ucraina contribuiva alla difesa sovietica nella misura di un quarto rispetto a quella russa, ma era concentrata nei centri di Kiev, Kharkov, Dnepropetrovsk e Nikolayev.<\/p>\n<p>Non stupisce, dunque, che il presidente russo Vladimir Putin, abbia recentemente dichiarato la necessit\u00e0 di intensificare la produzione bellica in loco e ridurre le importazioni. Attualmente, il brusco calo della domanda russa sta costando all\u2019Ucraina circa tre miliardi di dollari l\u2019anno.<\/p>\n<p><b>Chi rompe, paga<\/b><br \/>Nell\u2019indossare i panni di \u201cdifensore dell\u2019Ucraina\u201d l\u2019Occidente deve chiedersi se \u00e8 disposto a pagare o a riparare pi\u00f9 di quanto la Russia sia in grado di distruggere o danneggiare.<\/p>\n<p>Finora il fondo monetario internazionale ha gi\u00e0 stanziato 17 miliardi di dollari, altrettanto ha fatto l\u2019Ue. Appare insostenibile l\u2019ipotesi che l\u2019Fmi si impegni a finanziare queste imprese inefficienti e a coprire le perdite dei posti di lavoro. Secondo alcune stime, si tratterebbe di circa 2 trilioni di euro in 20 anni.<\/p>\n<p>Perdere le manifatture ucraine per la Russia non sarebbe un grosso problema, dato che per ogni industria ce n\u2019\u00e8 una gemella sul territorio al di l\u00e0 degli Urali. Quello che la Russia non pu\u00f2 permettersi, infatti, non \u00e8 \u201cperdere\u201d l\u2019Ucraina al tiro alla fune, ma \u201cvincerla\u201d: non sarebbe in grado di finanziare il Paese se questo dovesse venir tagliato fuori dal mercato occidentale.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 dunque, \u00e8 che la sopravvivenza dell\u2019Ucraina \u00e8 inimmaginabile senza un impegno serio da parte di Mosca e di Bruxelles. Se si smetter\u00e0 di giocare alla guerra fredda e si cercher\u00e0 di fare gli interessi del Paese, si dovr\u00e0 per\u00f2 essere disposti ad accettare una finlandizzazione dell\u2019Ucraina, perch\u00e9 solo garantendo la neutralit\u00e0 di questo Paese-fratello, la Russia potr\u00e0 continuare a tendere la mano, e con essa i rubli.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In una cornice politica tutt\u2019altro che distesa e con gli scontri ancora in corso sul confine orientale, l\u2019Ucraina ha firmato la parte economica dell\u2019Accordo di associazione con l\u2019Unione europea, il cosiddetto Dcfta (Deep and Comprehensive Free Trade Area), che va a completare il capitolo sul dialogo politico e la cooperazione siglato a marzo dal premier [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[146,148,140],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27160"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=27160"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27160\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":62539,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27160\/revisions\/62539"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=27160"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=27160"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=27160"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}