{"id":27190,"date":"2014-07-03T00:00:00","date_gmt":"2014-07-02T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lossessione-tedesca-per-la-slealta-italiana\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:26","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:26","slug":"lossessione-tedesca-per-la-slealta-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/07\/lossessione-tedesca-per-la-slealta-italiana\/","title":{"rendered":"L\u2019ossessione tedesca per la slealt\u00e0 italiana"},"content":{"rendered":"<p>Nel giro di pochi giorni sui principali quotidiani tedeschi abbiamo letto due commenti di segno opposto con titoli forti:  \u201cIl tradimento dell\u2019Italia\u201d  (<i>Frankfurter Allgemeine Zeitung<\/i>) e \u201cRenaissance dell\u2019Italia\u201d (<i>S\u00fcddeutsche Zeitung<\/i>). A firmarli due giornalisti \u201cesperti di cose italiane\u201d, rispettivamente Tobias Piller e Stefan Ulrich. <\/p>\n<p>I pezzi all\u2019interno sviluppano i loro argomenti in modo meno perentorio della loro titolazione, ma forse segnalano l\u2019aprirsi un nuovo capitolo della percezione dell\u2019Italia in Germania. Con la ripresa dei tenaci indistruttibili pregiudizi &#8211; negativi e positivi &#8211; naturalmente ricambiati dagli italiani.<\/p>\n<p><b>Tradimento dell\u2019Italia<\/b><br \/>Da parte tedesca c\u2019\u00e8 la dichiarata sfiducia verso l\u2019Italia per la sua costante, storica inaffidabilit\u00e0 nel mantenere quanto promette. Ad essa si affianca per\u00f2 (minoritariamente) anche una benevola attesa per le sue straordinarie risorse latenti. \u00c8 la scommessa di sempre, non solo dai tempi dei mitizzati rapporti tra Konrad Adenauer e Alcide De Gasperi, ma da ancora prima, si pu\u00f2 addirittura risalire a Bismarck e alla classe politica italiana post-cavouriana.<\/p>\n<p>Lasceremmo perdere volentieri quel passato pi\u00f9 o meno remoto, se dal suo profondo non provenisse un modo di sentire e di esprimersi che porta con s\u00e9 l\u2019odiosa parola \u201ctradimento\u201d. Oggi \u00e8 appena corretta o tenuta a bada dal \u201cpoliticamente corretto\u201d. Lo si vede in questi mesi di celebrazioni internazionali dell\u2019inizio della Grande Guerra che registr\u00f2  il passaggio dell\u2019Italia dall\u2019alleanza con la Germania e Austria al fronte opposto franco-inglese. <\/p>\n<p>Molta storiografia internazionale continua a trattare con una benevola supponenza questo \u201ccambio di alleanze\u201d, come se non si fosse trattato di un legittimo (magari discutibile) atto di sovranit\u00e0 nazionale, ma appunto di un tradimento pi\u00f9 o meno mascherato \u201call\u2019italiana\u201d.<\/p>\n<p>\u00c8 un discorso impegnativo naturalmente, a met\u00e0 tra riflessione storiografica e psicologia collettiva. Ma \u00e8 assolutamente scorretto parlare di \u201c tradimento\u201d per criticare l\u2019atteggiamento italiano di oggi. \u00c8 fortemente equivoco affermare polemicamente che \u201cl\u2019Italia riceve aiuti immediati contro vaghe promesse, e la Germania ha motivo di sentirsi raggirata\u201d (come scrive Tobias Piller, utilizzando con un\u2019acrobazia interpretativa, un\u2019espressione di Carlo Azeglio Ciampi).<\/p>\n<p><b>Monti, il \u201ctedesco\u201d che chiede flessibilit\u00e0<\/b><br \/>Non si tratta di fare una patetica difesa d\u2019ufficio patriottica o di attenuare le responsabilit\u00e0 italiane, ma di giudicare con realismo la situazione.<\/p>\n<p>Emblematica \u00e8 l\u2019esperienza di Mario Monti. Contiene quasi tutti gli ingredienti di altre esperienze storiche: iniziale simpatetica convergenza di intenti con la Germania, adesione alle sue posizioni virtualmente egemoniche, poi graduale emergere di prospettive e propositi diversi se non alternativi, che portano i tedeschi a denunciare una fraudolenta rottura italiana degli accordi presi.<\/p>\n<p>\u00c8 accaduto appunto con Monti, il premier inizialmente salutato con entusiasmo e gratificato dall\u2019epiteto di \u201ctedesco\u201d (in sottile antagonismo con \u201cl\u2019italiano\u201d Mario Draghi). L\u2019anomalia istituzionale del governo \u201ctecnico\u201d &#8211; un autentico \u201cgoverno del Presidente\u201d &#8211; \u00e8 stata accolta con assoluta benevolenza perch\u00e9 il programma da lui enunciato e in parte realizzato era in sintonia con la linea tedesca. <\/p>\n<p>Quando Monti per\u00f2 ha tentato di modificare la rotta comune, chiedendo alla Germania \u201cmaggiore elasticit\u00e0\u201d in tema di patto fiscale, sistema di stabilit\u00e0 finanziaria e riforma bancaria, ha subito incontrato l\u2019ostilit\u00e0 tedesca. Come scrive Stefan Kornelius nella sua apprezzata biografia sulla cancelliera, all\u2019indomani del summit del giugno 2012 e della conferenza notturna di Monti, \u201cMerkel era furiosa. Monti aveva rotto le regole\u201d.<\/p>\n<p>Anzich\u00e9 entrare nel merito delle misure proposte da Monti, contro di lui \u00e8 scattata la sindrome tedesca della slealt\u00e0 italiana, l\u2019accusa agli italiani di essere congenitamente incapaci di mantenere i patti.<\/p>\n<p><b>Renzi, faccia della \u201csorprendente Italia\u201d<\/b><br \/>Una presunta lettura antropologica ha preso il posto dell\u2019analisi politica. Non c\u2019\u00e8 stata nessuna seria analisi se la politica di Monti, al di l\u00e0 del suo stile tecnocratico e della sua problematica \u201cstrana maggioranza\u201d, fosse quella pi\u00f9 adatta per un\u2019Italia economicamente stremata.<\/p>\n<p>La crescente alienazione della popolazione dalla politica (che alle elezioni si sarebbe tradotta in un\u2019elevatissima astensione), la crescita esponenziale del grillismo, la persistenza del berlusconismo e quindi il flop elettorale di Monti, sono stati letti in Germania  come conferma della cronica instabilit\u00e0 italiana. Quindi come antropologica inaffidabilit\u00e0 degli italiani. Non come segni di colossali problemi oggettivi da affrontare con un nuovo approccio razionale ed economico. <\/p>\n<p> Poi inatteso arriva il fenomeno Renzi &#8211; l\u2019altra faccia della \u201csorprendente Italia\u201d. Ricomincia il gioco. Angela Merkel sfoggia la sua benevola simpatia per il giovane premier italiano che dichiara la Germania non un nemico da battere, ma un modello da imitare. Ma la cautela politica \u00e8 d\u2019obbligo e la cancelliera \u00e8 maestra in questo.<\/p>\n<p>Nessuno sa ancora come andr\u00e0 a finire. <\/p>\n<p> Rimane un punto importante: smettiamola con gli stereotipi su italiani e tedeschi. In particolare \u00e8 tempo che le classi politiche tedesca e italiana, invece di baloccarsi con reciproci luoghi comuni, imparino a conoscersi e a parlarsi pi\u00f9 seriamente.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel giro di pochi giorni sui principali quotidiani tedeschi abbiamo letto due commenti di segno opposto con titoli forti: \u201cIl tradimento dell\u2019Italia\u201d (Frankfurter Allgemeine Zeitung) e \u201cRenaissance dell\u2019Italia\u201d (S\u00fcddeutsche Zeitung). 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