{"id":27220,"date":"2014-07-06T00:00:00","date_gmt":"2014-07-05T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/italia-possibile-promotrice-della-stabilizzazione-in-medio-oriente\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:26","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:26","slug":"italia-possibile-promotrice-della-stabilizzazione-in-medio-oriente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/07\/italia-possibile-promotrice-della-stabilizzazione-in-medio-oriente\/","title":{"rendered":"Italia possibile promotrice della stabilizzazione in Medio Oriente"},"content":{"rendered":"<p>Ben poco la Presidenza italiana dell\u2019Unione o l\u2019Alto rappresentante di vecchia o fresca nomina potranno fare da soli per mettere ordine nel travolgente scenario di quello che in altri tempi fu il Grande Medio Oriente. <\/p>\n<p>Ma potranno, questo s\u00ec, farsi carico di attivare una forte iniziativa diplomatica per chiamare a raccolta i protagonisti regionali e internazionali della crisi attorno a un tavolo ove dispiegare le carte, comparare le posizioni, delineare un percorso concordato di stabilizzazione. A partire dal reiterato appello del segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon di smetterla con le forniture di armamenti a tutte le parti in causa. <\/p>\n<p>Le condizioni potrebbero ora essere riunite, dopo anni di inerzia, di dichiarazioni, di tentativi mal riusciti, ivi incluso dei due inviati speciali dell\u2019Onu in Siria, Kofi Annan e Lakhdar Brahimi, di malcelate aspirazioni di dominio e mal riposte tentazioni di influenza di taluni paesi, lobby, personalit\u00e0 laiche o religiose, e di interventi frammentari.<\/p>\n<p><b>L\u2019Isil, terzo incomodo<\/b><br \/>Paradossalmente, l\u2019Isil (lo Stato islamico dell\u2019Iraq e del Levante), con qualche migliaio di combattenti ben armati, ben addestrati, e con una buona dose di ferocia, ha rivelato il fallimento della variegata gamma di tattiche e strategie addensatesi intorno ai destini dell\u2019Iraq e della Siria. <\/p>\n<p>Scavalcando le frontiere e proclamando un inatteso Stato islamico unitario da Aleppo alle porte di Bagdad, sia pur velleitario e subito qualificato da taluni esperti come \u2018privo di significato concreto\u2019, l\u2019Isil \u00e8 emerso come dirompente \u2018terzo incomodo\u2019 sul campo di battaglia, capace di confrontare i jihadisti di Al-Qaeda cos\u00ec come l\u2019esercito iracheno, intessere ambigui legami tattici con il regime di Damasco, poggiare su pezzi residuali di baathismo siriano e iracheno che si pretendevano depotenziati, e seminare, assieme a violenze inaudite dirette contro quanti non si piegano alla logica del terrore, <i>in primis<\/i> cristiani e sciiti, il virus della sovversione dall\u2019interno di ogni assetto statale ereditato dal colonialismo o da rivoluzioni islamiche. <\/p>\n<p>L\u2019Isil ha drammatizzato lo scenario al punto tale da inquietare tutti. La Turchia, che vede svanire il sogno di influenza neo-ottomana, le monarchie del Golfo con in testa l\u2019Arabia Saudita, che percepiscono i germi di potenziali nemici interni, i paesi confinanti, <i>in primis <\/i>Giordania e Libano, alle prese con una quotidiana precariet\u00e0 e un impossibile carico di rifugiati, la Russia, lungi dal fiancheggiare chi lo Stato lo vuole distruggere, gli occidentali, e anche l\u2019Iran. <\/p>\n<p>Tutti, per differenti ragioni, hanno preso le distanze dall\u2019Isil. Salvo il silenzio del regime siriano, verosimilmente impegnato in un\u2019ardita operazione di collegamenti alimentati dagli accoliti del mai defunto Baath. <\/p>\n<p>La posta in gioco ha una portata immensa. Non tanto in relazione all\u2019instaurazione di stati islamici nella regione, notoriamente gi\u00e0 perseguita con alterne vicende da Al-Qaeda, o alla supremazia di componenti sunnite su componenti sciite o viceversa, quanto per il sovvertimento di ogni criterio di statualit\u00e0 che fin qui ha retto gli assetti regionali, e che Al-Qaeda stessa, pur con il corredo di un\u2019ideologia pan-islamica estrema, \u00e8 riuscita a scalfire appena, con la tragica eccezione della Siria. <\/p>\n<p>L\u2019unione fa la forza.<\/p>\n<p><b>Precedente nei Balcani <\/b><br \/>Che sia questo \u2018terzo incomodo\u2019, con il suo cinismo, assenza d\u2019ideologia, potenziale sovversivo, e non ultimo con il coinvolgimento di popolazioni disperate e stanche di vessazioni, a mobilitare la comunit\u00e0 internazionale per una concertazione vera sul futuro dell\u2019area? <\/p>\n<p>A convincere l\u2019Europa che sostenere con molte dichiarazioni e pochi fatti un\u2019opposizione siriana pi\u00f9 divisa che mai, un governo iracheno incapace di visione unitaria del proprio paese, non \u00e8 certo sufficiente? A scorgere il rischio altissimo di ulteriori frantumazioni e crescenti estremismi per la stessa Europa? <\/p>\n<p>Ad occuparsi a fondo di un\u2019area cos\u00ec vicina e cos\u00ec drammaticamente instabile ed esausta, mettendo in campo tutta la strumentazione disponibile, politica, diplomatica, economica, e di solidariet\u00e0 sociale? Ad aggiungere ai massicci aiuti umanitari il proprio peso per riorganizzare gli assetti e reperire i termini di una stabilit\u00e0 il pi\u00f9 possibile democratica? A conferire il suo contributo di idee, non per imporle ma per condividerle? <\/p>\n<p>Per molto meno, negli anni \u201990, nella gestione del travaglio dei Balcani, furono messi rapidamente all\u2019opera, con il determinante contributo dell\u2019Italia, <i>Steering Board<\/i>, <i>Contact Group<\/i>, e assemblee plenarie partecipate da tutti i protagonisti regionali e internazionali sotto l\u2019egida dell\u2019Onu. <\/p>\n<p>Si dir\u00e0, ma quella era Europa, e ci volle un decennio per costruire le basi di stati democratici, e la prospettiva di divenirne parte al termine del processo. Vero, questa non \u00e8 Europa, ma la dignit\u00e0 e i diritti umani delle persone sono gli stessi. Nessuno degli interlocutori regionali chiede di diventare europeo, al contrario, domanda il rispetto delle differenze. E nessuno pu\u00f2 certo immaginare che i tempi di una stabilizzazione democratica possano essere ravvicinati. <\/p>\n<p><b>Meccanismo di collaborazione internazionale<\/b><br \/>Si tratterebbe quindi di cominciare con la creazione di un meccanismo di collaborazione internazionale, che risponda alla logica di un mondo globalizzato, di convenire gradualmente su una visione complessiva per il futuro dell\u2019area che tenga conto di tutti interessi in causa (inclusi quelli dei curdi), su una piattaforma che valorizzi i punti di convergenza dei protagonisti esterni, e contrasti l\u2019impunit\u00e0 di quelli interni, e soprattutto di perseverare. <\/p>\n<p>Non dunque un progetto compiuto, elaborato in questa o quella capitale, e in quanto tale divisivo, ma un movimento corale che si traduca in un processo basato sulla corresponsabilit\u00e0, e garantito dall\u2019Onu. <\/p>\n<p>Un\u2019iniziativa in tal senso della Presidenza italiana, ben preparata con una serie di consultazioni preliminari, dovrebbe trovare il consenso dei partner europei e ben oltre, ivi inclusi i paesi dell\u2019area.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ben poco la Presidenza italiana dell\u2019Unione o l\u2019Alto rappresentante di vecchia o fresca nomina potranno fare da soli per mettere ordine nel travolgente scenario di quello che in altri tempi fu il Grande Medio Oriente. 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