{"id":27230,"date":"2014-07-07T00:00:00","date_gmt":"2014-07-06T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/renzi-alla-sfida-del-digitale\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:25","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:25","slug":"renzi-alla-sfida-del-digitale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/07\/renzi-alla-sfida-del-digitale\/","title":{"rendered":"Renzi alla sfida del digitale"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 in corso in questi giorni Digital Venice, un incontro di alto livello sul mondo del digitale promosso dalla Presidenza italiana del consiglio dell&#8217;Ue. Il momento culminante sar\u00e0 senza dubbio oggi pomeriggio, quando parler\u00e0 il primo Ministro italiano Matteo Renzi, dal quale ci si attende una dettagliata illustrazione dei piani della Presidenza italiana dell\u2019Ue appena avviata. <\/p>\n<p>Cosa aspettarsi dall\u2019azione del governo italiano? I temi sono a dir poco scottanti, ed \u00e8 bene riepilogarli, per dar conto della natura titanica della sfida. Una sfida che la Presidenza italiana \u00e8 stata costretta a raccogliere, anche perch\u00e9 la presidenza precedente, quella greca, non si \u00e8 occupata del \u201cpacchetto telecomunicazioni\u201d, se non in minima parte.<\/p>\n<p><b>Un mercato a spizzichi e bocconi<\/b><br \/>Il tema centrale dell\u2019agenda digitale europea, in questo momento, \u00e8 senza dubbio quello del mercato unico (o meglio, della sua assenza). L\u2019Unione europea \u00e8 ancora un insieme di 28 mercati quasi completamente separati, complice anche un quadro regolamentare &#8211; quello delle comunicazioni elettroniche, in vigore dal 2002 &#8211; concepito per aprire ciascuno dei mercati nazionali alla concorrenza imponendo agli ex monopolisti di offrire l\u2019accesso alla rete ai nuovi operatori che volessero entrare sul mercato, a prezzi regolamentati (e spesso molto bassi). <\/p>\n<p>Tale scelta ha avuto conseguenze disastrose, che sono oggi sotto gli occhi di tutti: le differenze di prezzo tra gli stati membri sono ancora notevolissime sia nei servizi di rete fissa che in quelli mobili, quasi nessun operatore nuovo entrante ha investito pienamente in una propria infrastruttura, e il ricorso a una regolazione piuttosto invasiva ha portato gli ex monopolisti ad abbandonare i piani di investimento. <\/p>\n<p>Non sorprende dunque che i paesi Ue si trovino anni luce dagli altri paesi industrializzati (la Corea del Sud, il Giappone, gli Usa, il Canada, la Svizzera) quanto a disponibilit\u00e0 di connessioni a banda larga ad altissima velocit\u00e0, e stiano perdendo clamorosamente terreno anche nel mobile, vero motore dei futuri mercati, nel quale la diffusione delle connessioni 4G \u00e8 ancora assai limitata (negli Usa Verizon copre gi\u00e0 il 70% della popolazione con il 4G, nell\u2019Ue sommando centinaia di operatori non si arriva al 30%). <\/p>\n<p>A completare il quadro, va ricordato che l\u2019Ue \u00e8 ancora frammentata anche per quanto riguarda i contenuti, soprattutto per via di differenze normative e mancanza di consenso paneuropeo in aree come il diritto d\u2019autore e la protezione dei dati personali.<\/p>\n<p>La lentezza europea rispetto alla transizione digitale \u00e8 strutturale: basti pensare che in un territorio che conta 26 milioni di disoccupati, la Commissione europea stima che vi siano 900mila posti di lavoro nel settore ICT che rimangono vacanti per mancanza di competenze.<\/p>\n<p>Si tratta di una vera e propria emergenza, perch\u00e9 il digitale \u00e8 oggi il vero motore della produttivit\u00e0, e come tale una scelta obbligata per chi voglia tornare a crescere. Di fronte a questa impasse, la Commissione europea ha presentato nel settembre del 2013 una proposta che prometteva di compiere alcuni passi importanti, per quanto non conclusivi, nella direzione del completamento del mercato unico.<\/p>\n<p>Il pacchetto \u201c<i>Connected Continent<\/i>\u201d &#8211; contenente numerose proposte in tema di <i>roaming<\/i>, neutralit\u00e0 della rete e accesso alle infrastrutture, \u00e8 stato per\u00f2 brutalmente e immotivatamente peggiorato dal Parlamento europeo lo scorso aprile, e ora attende la posizione del Consiglio, tradizionalmente avverso alla centralizzazione dei poteri regolatori in mano alla Commissione. La decisione del Consiglio \u00e8 prevista, per l\u2019appunto, durante il semestre italiano di presidenza.<\/p>\n<p><b>Verso \u201ccampioni europei\u201d?<\/b><br \/>Cosa far\u00e0 Renzi, e cosa dovrebbe fare? Se si pensa che l\u2019Italia si presenta all\u2019appuntamento di <i>Digital Venice<\/i> come vero fanalino di coda della Ue (sia quanto a diffusione delle reti a banda larga ad altissima velocit\u00e0, sia per interazione online tra cittadini e Pubblica amministrazione), verrebbe da aspettarsi poco o nulla. <\/p>\n<p>Ma \u00e8 anche vero che l\u2019appuntamento di Venezia arriva al momento giusto: il (probabile) prossimo Presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, ha puntato sul mercato unico digitale durante la recente campagna elettorale. Renzi stesso ha attribuito a questo obiettivo un\u2019importanza strategica. <\/p>\n<p>Inoltre, finalmente vi \u00e8 consenso politico sulla necessit\u00e0 di rafforzare e consolidare il mercato delle telecomunicazioni europeo, creando gradualmente dei \u201ccampioni europei\u201d in grado di competere ad armi pari con i giganti del Web, soprattutto statunitensi. <\/p>\n<p>Il consiglio europeo del 26 giugno ha auspicato il completamento del mercato interno entro il 2015, senza specificare cosa questo voglia dire nella pratica, e senza accorgersi che il 2015 \u00e8 tanto vicino da rendere l\u2019impresa, pi\u00f9 che improba, impossibile. <\/p>\n<p>Cosa mettere, dunque, nella \u201clista della spesa\u201d della presidenza italiana sul digitale? Idealmente, otto misure di ampio respiro, tese a portare l\u2019Europa intera nella societ\u00e0 digitale.<\/p>\n<p><b>Un piano in otto punti<\/b><br \/>Primo: un progetto ambizioso di supporto all\u2019investimento in infrastrutture fisse a banda larga <i>ultrafast<\/i> in gran parte del territorio della Ue. <\/p>\n<p>Secondo: l\u2019annuncio di un\u2019asta paneuropea per l\u2019assegnazione delle frequenze a 600Mhz e 700Mhz allo standard di telefonia 5G che promette di portare gli utenti a velocit\u00e0 oggi inimmaginabili per la fine del decennio. <\/p>\n<p>Terzo, l\u2019avvio di un lavoro di progettazione dell\u2019asta tale da portare a un consolidamento degli operatori mobili in Europa, attraverso la concessione di un numero limitato di lotti (ad esempio, 12) in modo da garantire la concorrenza tra almeno 2-3 operatori in ciascun CAP del territorio della Ue.<\/p>\n<p> Quarto: il coinvolgimento della Banca europea degli Investimenti per portare la banda larga mobile a costi non proibitivi nelle zone meno popolose. <\/p>\n<p>Quinto: una proposta di revisione degli obiettivi e dei target dell\u2019Agenda Digitale europea che miri al completamento del mercato interno e accesso universale piuttosto che a obiettivi di velocit\u00e0. <\/p>\n<p>Sesto: un programma ambizioso di rafforzamento delle competenze e conoscenze digitali dei cittadini europei, a partire dalla scuola, per arrivare alla formazione della \u201cgenerazione perduta\u201d, vale a dire quei milioni di giovani che si trovano oggi senza un impiego e stanno scivolando in modo quasi permanente fuori dalla forza lavoro attiva e attivabile. <\/p>\n<p>Settimo: un piano per aumentare il livello di sicurezza delle reti informatiche europee, permettendo cos\u00ec ai servizi <i>cloud<\/i> e a rivoluzioni come l\u2019<i>eHealth<\/i> e i pagamenti mobili di poter davvero diffondersi tra i 500 milioni di cittadini della Ue. <\/p>\n<p>Ottavo: un programma di informatizzazione e interoperabilit\u00e0 tra le pubbliche amministrazioni nazionali e regionali in tutti i Paesi Membri. <\/p>\n<p>Accadr\u00e0 davvero? Con ogni probabilit\u00e0, no. Ma il premier italiano ha dato l\u2019impressione di voler cogliere l\u2018opportunit\u00e0, e fa della velocit\u00e0 uno dei propri tratti distintivi. Venezia \u00e8 una ghiotta occasione per dimostrare che il nuovo governo italiano pu\u00f2 far \u201ccambiare verso\u201d anche alla disastrata agenda digitale europea. <\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 in corso in questi giorni Digital Venice, un incontro di alto livello sul mondo del digitale promosso dalla Presidenza italiana del consiglio dell&#8217;Ue. 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