{"id":27240,"date":"2014-07-07T00:00:00","date_gmt":"2014-07-06T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/juncker-lusato-che-puo-innovare\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:25","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:25","slug":"juncker-lusato-che-puo-innovare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/07\/juncker-lusato-che-puo-innovare\/","title":{"rendered":"Juncker, l\u2019usato che pu\u00f2 innovare"},"content":{"rendered":"<p>Nel percorso che ha portato alla decisione da parte del Consiglio europeo del 26-27 giugno di candidare Jean-Claude Juncker alla presidenza della Commissione europea, bisogna distinguere il metodo dal profilo del candidato.<\/p>\n<p>Il metodo \u00e8 sicuramente un\u2019innovazione. Sia perch\u00e9 &#8211; su richiesta del premier inglese David Cameron, deciso oppositore alla nomina di Juncker &#8211; non si \u00e8 votato per consenso unanime, ma si \u00e8 fatto ricorso a un voto formale (finito 26 contro 2). Sia perch\u00e9 i capi di stato e di governo hanno tenuto conto del risultato democratico delle elezioni europee del 25 maggio.<\/p>\n<p>\u00c8 stato infatti designato il candidato indicato dal Ppe, il Partito popolare europeo che ha ottenuto la maggioranza relativa al Parlamento. La vera vincitrice di questa partita sembra essere dunque l\u2019assemblea di Strasburgo uscita dalle elezioni europee.<\/p>\n<p><b>Juncker, vecchio capitano della politica europea<\/b><br \/>\nSe questi sono gli aspetti innovativi nella procedura seguita per designare Juncker, l\u2019ex premier del Lussemburgo non rappresenta tuttavia una scelta di rinnovamento, dal momento che ha governato e gestito la politica del suo paese come presidente del Consiglio dal 1995 al 2013, ha partecipato per quasi venticinque anni alla definizione della politica europea e ha gestito la politica monetaria e finanziaria dell\u2019Unione europea (Ue) come presidente dell\u2019Eurogruppo per otto anni.<\/p>\n<p>Un capitano di lungo corso della politica europea, al quale vanno riconosciute esperienza e capacit\u00e0 di negoziato utili per trovare compromessi, ma che difficilmente pu\u00f2 essere considerato un elemento di rottura rispetto alle politiche fin qui adottate. Proprio per questo ha incassato, dopo qualche esitazione, il sostegno pi\u00f9 pesante alla sua nomina, quello di Angela Merkel, certa di poterne fare il garante della propria visione di continuit\u00e0 con gli impegni assunti.<\/p>\n<p>Riuscir\u00e0 Juncker a smentire questa attesa, a invertire il trend di sfiducia verso l\u2019Ue che la forte astensione e l\u2019avanzata dei partiti anti-europei alle elezioni del 25 maggio hanno rivelato?<\/p>\n<p>Paradossalmente si potrebbe pensare che qualche possibilit\u00e0 esista, se si tiene presente che la violenta campagna contro l\u2019ex-premier lussemburghese portata avanti da Cameron si \u00e8 basata principalmente su un\u2019accusa ben precisa: quella di essere un leader politico \u201ctroppo federalista\u201d, di essere cio\u00e8 sostenitore di una visione dell\u2019Europa che mira a aumentare i poteri di Bruxelles e a ridurre quelli degli stati.<\/p>\n<p>Un\u2019accusa tutta da verificare. Bench\u00e9 sia vero che Juncker nel 2010 sulle colonne del <i>Financial Times<\/i>, insieme all\u2019allora ministro dell\u2019economia italiano Giulio Tremonti, si era fatto promotore dell\u2019emissione di euro-bond per dare una risposta forte alla crisi dell\u2019euro, nei dibattiti della recente campagna elettorale il leader politico lussemburghese ha espresso una posizione apertamente contraria, sostenendo che non vi sono le condizioni.<\/p>\n<p><b>Sfide della nuova Commissione <\/b><br \/>\nSe il voto del 16 luglio del Pe dar\u00e0 l\u2019investitura ufficiale a Juncker, saranno le priorit\u00e0 programmatiche della sua Commissione a indicare la direzione che il nuovo presidente intende imprimere all\u2019azione dell\u2019istituzione dotata dell\u2019iniziativa legislativa. Si potr\u00e0 allora capire se esiste la possibilit\u00e0 concreta di delineare un rilancio del progetto europeo. La nuova Commissione si insedier\u00e0 solo a novembre e il periodo di transizione si presenta particolarmente delicato. Innanzitutto perch\u00e9 la partita delle nomine non si \u00e8 conclusa.<\/p>\n<p>Mancano infatti i nomi del nuovo presidente del Consiglio europeo, dell\u2019Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza e del presidente dell\u2019Eurogruppo. Ogni paese dovr\u00e0 poi designare un esponente quale membro della Commissione, con un\u2019ulteriore competizione per l\u2019assegnazione dei portafogli pi\u00f9 pesanti all\u2019interno del collegio dei commissari.<\/p>\n<p>Solo dopo questo passaggio, nel quale le doti di mediazione di Juncker verranno messe alla prova, si conoscer\u00e0 la sua squadra e si potr\u00e0 avere qualche indicazione sull\u2019indirizzo politico che intender\u00e0 seguire.<\/p>\n<p><b>Crescita e occupazione<\/b><br \/>\nI margini di manovra di cui disporr\u00e0 sono stati per\u00f2 gi\u00e0 delimitati. Il Consiglio ha infatti definito le priorit\u00e0 strategiche che dovranno orientare il prossimo ciclo istituzionale dell\u2019Ue, priorit\u00e0 la cui attuazione il Consiglio intende \u201cmonitorare\u201d.<\/p>\n<p>Sono cinque i settori sui quali le istituzioni europee sono chiamate a porre l\u2019accento: occupazione, crescita, competitivit\u00e0; protezione dei cittadini; strategia in materia di energia e clima; azioni congiunte in materia di libert\u00e0, sicurezza e giustizia; azioni comuni sulla scena internazionale.<\/p>\n<p>I governi nazionali, nel momento stesso in cui hanno riconosciuto l\u2019influenza del parlamento europeo nel processo di designazione del presidente della Commissione, hanno anche manifestato la chiara volont\u00e0 di controllare e indirizzare l\u2019agenda dell\u2019esecutivo comunitario. Le cui prerogative di iniziativa legislativa e indipendenza sembrano rimesse in questione.<\/p>\n<p>Merkel ha peraltro sottolineato che spetta alla Commissione e non agli stati membri verificare l\u2019applicazione del Patto di stabilit\u00e0, riaffermando implicitamente il ruolo politico dell\u2019esecutivo. La presa di posizione della cancelliera tedesca non sembra per\u00f2 scaturire da una volont\u00e0 di difesa dell\u2019istituzione in s\u00e9, quanto dall\u2019obiettivo di impegnare su una linea rigorista la futura Commissione.<\/p>\n<p>Mettere l\u2019Europa sulla strada della crescita e della creazione di occupazione \u00e8 la sfida che aspetta la nuova Commissione. La vera sfida che aspetta Juncker \u00e8 fare in modo che la sua designazione e la vittoria del Parlamento non siano una vittoria di Pirro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel percorso che ha portato alla decisione da parte del Consiglio europeo del 26-27 giugno di candidare Jean-Claude Juncker alla presidenza della Commissione europea, bisogna distinguere il metodo dal profilo del candidato. Il metodo \u00e8 sicuramente un\u2019innovazione. 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