{"id":27250,"date":"2014-07-08T00:00:00","date_gmt":"2014-07-07T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/i-dilemmi-della-flessibilita\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:25","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:25","slug":"i-dilemmi-della-flessibilita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/07\/i-dilemmi-della-flessibilita\/","title":{"rendered":"I dilemmi della flessibilit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>In occasione dell\u2019avvio del semestre di presidenza italiana dell\u2019Unione europea (Ue), si \u00e8 continuato a parlare di flessibilit\u00e0, argomento ampliamente trattato anche all\u2019ultimo vertice europeo che si \u00e8 cos\u00ec concluso:<\/p>\n<p>\u201c<i>Occorre prestare particolare attenzione a riforme strutturali che potenzino la crescita e migliorino la sostenibilit\u00e0 di bilancio, anche attraverso un&#8217;adeguata valutazione delle misure di bilancio e delle riforme strutturali, sfruttando al meglio, nel contempo, la flessibilit\u00e0 insita nelle norme esistenti del patto di stabilit\u00e0 e crescita<\/i>\u201d.<\/p>\n<p>In sintesi, il patto di stabilit\u00e0 e crescita gi\u00e0 prevede forme di flessibilit\u00e0 per calibrare il risanamento dei bilanci pubblici, che devono essere sfruttate al meglio per tener conto dell\u2019impatto delle riforme strutturali e del loro impatto sulla crescita economica. Che cosa significa?<\/p>\n<p><b>Il caso italiano<\/b><br \/>\nPrendiamo l\u2019esempio dell\u2019Italia. Il principale problema \u00e8 un debito molto elevato, pari al 132,6% del Pil nel 2013. In sei anni il nostro debito pubblico \u00e8 aumentato di circa 30 punti rispetto al reddito. Secondo le previsioni, nel 2014 salir\u00e0 al 135,2%.<\/p>\n<p>Se il debito non comincia a ridursi c\u2019\u00e8 il rischio che diventi insostenibile e che i risparmiatori non siano pi\u00f9 disposti ad acquistare titoli di stato, provocando un aumento dei tassi d\u2019interesse e un avvitamento del debito.<\/p>\n<p>Secondo le regole del patto di stabilit\u00e0, un paese dovrebbe avere un disavanzo pubblico inferiore al 3%. Queste regole dipendono tuttavia dalla crescita potenziale dell\u2019economia. Erano state concepite a cavallo degli anni \u201880 e \u201890, quando la crescita europea si aggirava intorno al 3%. In queste condizioni, un disavanzo del 3% con una crescita economica del 3% e una inflazione del 2% (e dunque una crescita nominale del 5%) garantiva una diminuzione del debito.<\/p>\n<p>Applicando queste ipotesi al caso attuale dell\u2019Italia, che a fine 2013 registrava un debito pari al 133% del Pil, un disavanzo pubblico del 3% comporterebbe un aumento equivalente del debito, che salirebbe al 136%. Questo se il denominatore della frazione, cio\u00e8 il Pil, non crescesse.<\/p>\n<p>Se invece il prodotto interno lordo crescesse secondo le ipotesi previste inizialmente dal patto di stabilit\u00e0 &#8211; ossia del 3% in termini reali e l\u2019inflazione del 2% &#8211; il rapporto tra debito e Pil scenderebbe in realt\u00e0 al 129,5%. Il problema \u00e8 che nella situazione attuale l\u2019ipotesi di una crescita del 3% all\u2019anno appare irrealistica, almeno per l\u2019Italia.<\/p>\n<p><b>Una scommessa difficile <\/b><br \/>\nNel periodo 1999-2007, precedente alla crisi, la crescita media annua \u00e8 stata di circa l\u20191%. Dal 2008 al 2013 il Pil \u00e8 invece calato complessivamente del 9% e non \u00e8 chiaro quale sia la crescita potenziale del paese.<\/p>\n<p>Secondo alcune stime prudenziali, la crescita potenziale sarebbe intorno allo 0,5% all\u2019anno. In questo caso un disavanzo del 3% consentirebbe appena di stabilizzare il debito, non di ridurlo. Peraltro, l\u2019inflazione dovrebbe rimanere inferiore al 2%, almeno per un paese come l\u2019Italia che deve recuperare competitivit\u00e0.<\/p>\n<p>Per ridurre il debito in modo sostenibile, il disavanzo pubblico italiano deve essere ben al di sotto del 3% previsto dal patto di stabilit\u00e0. Con una crescita tendenziale dello 0,5% e una inflazione all\u20191,5%, il disavanzo pubblico necessario per ridurre il debito di almeno due punti all\u2019anno non dovrebbe essere superiore all\u20191%.<\/p>\n<p><b>Margini di flessibilit\u00e0<\/b><br \/>\nQuali sono i margini di flessibilit\u00e0 all\u2019interno di questo quadro?<\/p>\n<p>Un primo aspetto riguarda gli investimenti pubblici. Il patto di stabilit\u00e0, come rivisto nel provvedimento del \u201cTwo Pack\u201d, consente di usare lo spazio tra il disavanzo previsto e il margine del 3% facendo investimenti pubblici, almeno fin quando l\u2019economia \u00e8 in recessione.<\/p>\n<p>Tuttavia, come gi\u00e0 evidenziato, un disavanzo del 3% comporterebbe un aumento del debito. Per evitarlo, sarebbe necessario che gli investimenti pubblici creassero un aumento del reddito tale da generare risorse fiscali necessarie per compensare l\u2019aumento del disavanzo necessario per finanziare gli investimenti.<\/p>\n<p>Riprendendo l\u2019esempio di prima, se invece di un disavanzo dell\u20191% del Pil un paese registra un disavanzo del 2%, perch\u00e9 avvia un piano di investimenti pubblici, il debito rischia di non ridursi pi\u00f9. Tuttavia, se grazie a quell\u2019investimento pubblico il Pil cresce di pi\u00f9, ad esempio dell\u20191,3%, invece del solo 0,5%, l\u2019impatto sul rapporto debito-Pil diventa nuovamente favorevole.<\/p>\n<p>Bisogna dunque che il piano d\u2019investimenti pubblici produca effetti molto rilevanti sulla crescita economica, con un impatto moltiplicatore elevato. Risulta per\u00f2 difficile verificare <i>ex ante<\/i> tale condizione, soprattutto nel caso italiano dove gli investimenti richiedono molto tempo e generalmente costano pi\u00f9 del previsto.<\/p>\n<p><b>Impatto riforme strutturali<\/b><br \/>\nUn\u2019alternativa \u00e8 quella di aumentare il Pil potenziale, dallo 0,5% all\u20191% o forse oltre, non attraverso investimenti, ma tramite riforme strutturali, come quelle che vengono richieste da anni all\u2019Italia, mirate a migliorare le condizioni d\u2019investimento del paese.<\/p>\n<p>L\u2019aumento della crescita potenziale migliora la valutazione del bilancio pubblico e produce due effetti. Il primo \u00e8 quello di incrementare in modo permanente la crescita, e dunque di contribuire alla riduzione del rapporto debito-Pil. Il secondo \u00e8 di migliorare la valutazione del bilancio pubblico. Pi\u00f9 alto \u00e8 il potenziale di crescita, pi\u00f9 grande \u00e8 il cosiddetto <i>output-gap<\/i>, cio\u00e8 lo spazio di recupero per la crescita rispetto alla situazione depressa attuale.<\/p>\n<p>Ad esempio, nelle ultime previsioni della Commissione europea, dell\u2019aprile scorso, il disavanzo previsto nel 2014 \u00e8 pari al 2,6% del prodotto. Al netto degli effetti ciclici, cio\u00e8 del divario tra Pil attuale e quello potenziale &#8211; ossia se non ci fosse la recessione &#8211; il disavanzo \u00e8 pari allo 0,7%, perch\u00e9 l\u2019<i>output gap <\/i>\u00e8 circa il 3,5%.<\/p>\n<p>Se vengono fatte delle riforme che aumentano il potenziale di crescita dell\u2019economia e hanno effetti nel tempo, l\u2019<i>output gap<\/i> aumenta, e il disavanzo attuale, calcolato al netto degli effetti ciclici migliora notevolmente.<\/p>\n<p>Ad esempio, un aumento dell\u2019<i>output gap <\/i>dell\u20191% farebbe diminuire il disavanzo corretto per il ciclo dello 0,5%. Ci\u00f2 significherebbe che l\u2019Italia \u00e8 sostanzialmente in pareggio di bilancio. Potrebbe dunque permettersi un lieve aumento del disavanzo, di mezzo punto, in via temporanea, magari per fare investimenti come la banda larga che contribuirebbero ulteriormente alla crescita del potenziale, senza compromettere sostanzialmente il percorso di riduzione del debito.<\/p>\n<p><b>Via stretta<\/b><br \/>\nQual \u00e8 il problema di questa strategia? La difficolt\u00e0 di valutare l\u2019impatto delle riforme sul potenziale di crescita, soprattutto se le riforme sono ancora da fare. L\u2019esperienza della Francia e dell\u2019Italia mostrano che molte riforme annunciate non sono poi state realizzate, o hanno avuto un impatto limitato. La flessibilit\u00e0 pu\u00f2 dunque essere concessa, senza compromettere l\u2019obiettivo di riduzione del debito, solo sulla base di misure concrete di riforme.<\/p>\n<p>In sintesi, la flessibilit\u00e0 nell\u2019attuazione del risanamento di bilancio si scontra, nel caso italiano, con l\u2019elevato debito pubblico e la bassa crescita economica tendenziale. Per riuscire a usare i margini di flessibilit\u00e0 bisogna fare riforme che consentano di aumentare il potenziale di crescita, rendendo cos\u00ec sostenibile il percorso di riduzione del debito nel tempo. Ci\u00f2 \u00e8 esplicitamente concesso dalle norme europee, ed \u00e8 stato usato in passato. L\u2019applicazione dipende per\u00f2 dall\u2019attuazione delle riforme stesse.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In occasione dell\u2019avvio del semestre di presidenza italiana dell\u2019Unione europea (Ue), si \u00e8 continuato a parlare di flessibilit\u00e0, argomento ampliamente trattato anche all\u2019ultimo vertice europeo che si \u00e8 cos\u00ec concluso: \u201cOccorre prestare particolare attenzione a riforme strutturali che potenzino la crescita e migliorino la sostenibilit\u00e0 di bilancio, anche attraverso un&#8217;adeguata valutazione delle misure di bilancio [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[151,96,140],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27250"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=27250"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27250\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":64157,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27250\/revisions\/64157"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=27250"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=27250"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=27250"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}