{"id":27260,"date":"2014-07-08T00:00:00","date_gmt":"2014-07-07T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/isil-rimette-in-discussione-le-frontiere-di-siria-e-iraq\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:25","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:25","slug":"isil-rimette-in-discussione-le-frontiere-di-siria-e-iraq","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/07\/isil-rimette-in-discussione-le-frontiere-di-siria-e-iraq\/","title":{"rendered":"Isil rimette in discussione le frontiere di Siria e Iraq"},"content":{"rendered":"<p>Si devono ancora considerare intoccabili le frontiere dello stato iracheno e di quello siriano imposte negli anni venti del secolo scorso dalle potenze vincitrici della prima Guerra mondiale che si spartirono le spoglie dell\u2019impero ottomano? <\/p>\n<p>Non sarebbe pi\u00f9 giusto e realistico pensare alla spartizione dell\u2019Iraq in coerenza con la suddivisione ottomana di quel territorio nelle provincie di Kirkuk (curda), Baghdad (sunnita) e Bassora (sciita), ciascuna dipendente dal potere imperiale ma comunque separate una dall\u2019altra? <\/p>\n<p>Non si potrebbe immaginare lo stesso per la Siria, con una spartizione del territorio tra sunniti e alawiti come d\u2019altronde era stata gi\u00e0 tentata dai francesi tra le due guerre mondiali?<\/p>\n<p>  <b>Rischio balcanizzazione del Medio Oriente<\/b><br \/>Per ora solo l\u2019Isil, Stato islamico dell\u2019Iraq e del Levante, ha messo apertamente in discussione le frontiere tra i due paesi disegnate novanta anni fa dalla aristocratica inglese Gertrude Bell per stabilire le \u201czone di influenza\u201d franco-britanniche.<\/p>\n<p>L\u2019Isil fa paura non solo agli sciiti, ma anche a settori del sunnismo che fino a ora l\u2019hanno tollerato e perfino sostenuto. Prevale il timore, nella comunit\u00e0 internazionale, che una spartizione dell\u2019Iraq o della Siria possa portare alla balcanizzazione della regione, coinvolgendo in una paurosa spirale anche altri paesi (Libano, Giordania, Arabia saudita).<\/p>\n<p>Eppure esiste uno stato curdo \u201csempre pi\u00f9\u201d indipendente (e che ha incamerato Kirkuk proprio in questi giorni) che sembra ora deciso a rompere il tab\u00f9 dell\u2019integrit\u00e0 territoriale. Il secolare conflitto tra sunniti e sciiti inoltre, \u00e8 diventato, anche in Iraq una vera e propria guerra civile. La convivenza pacifica delle due storiche comunit\u00e0 dell\u2019Islam nei due paesi appare, al momento, illusoria.<\/p>\n<p><b>Iraq e Siria, stati federali <\/b><br \/>Come fare, allora, per rimettere in piedi stati ormai travolti dalla frantumazione politica e religiosa, dal caos e dalla violenza? <\/p>\n<p>L\u2019illusione \u00e8 che ancora una volta si cerchi di sacrificare la soluzione politica a quella militare. La sconfitta dell\u2019Isil e di altre espressioni del fondamentalismo sunnita? Per il momento sembra questa l\u2019ipotesi prevalente. Resta per\u00f2 il problema cruciale di un fondamentalismo che non \u00e8 soltanto un\u2019escrescenza fanatica di societ\u00e0 sostanzialmente sane. <\/p>\n<p>L\u2019Isil, in particolare, non \u00e8 una fotocopia di Al-Qaeda ma \u00e8, al contrario, un movimento di \u201cinsorgenti\u201d con un obiettivo politico che non pu\u00f2 essere sottovalutato: la rimessa in discussione degli stati nazione imposti dalle potenze occidentali nel primo dopo guerra e la creazione di una nazione araba sunnita (il califfato).Un movimento che contesta i valori dell\u2019Occidente, ma anche i regimi autoritari e disuguali della regione.<\/p>\n<p>Se s\u2019intendono salvare l\u2019unit\u00e0 irachena e quella siriana in una prospettiva democratica, \u00e8 urgente consolidare con soluzioni appropriate stati federali, all\u2019interno dei quali le diverse identit\u00e0 godano di ampia autonomia dal potere centrale e diritti espliciti all\u2019uso equilibrato delle risorse, in particolare la grande risorsa petrolifera irachena. In Siria andrebbe sostituita la dittatura minoritaria di Assad con un regime pluralista e rispettoso delle varie identit\u00e0.<\/p>\n<p>In Iraq, l\u2019attuale costituzione andrebbe rinforzata con precise regole che garantiscano alle diverse realt\u00e0 etnico &#8211; religiose ( maggioranza sciita e minoranze curda e sunnita) una reale partecipazione al potere.<\/p>\n<p>In altre parole: una sorta di quel \u201cmodello democratico libanese\u201d che giustamente non piace ai teorici dello stato secolare dei cittadini, ma che \u00e8 il solo, pur con alti e bassi, che ha comunque funzionato in Medio Oriente. Meglio democrazie zoppe che regimi dittatoriali.<\/p>\n<p><b>Contenimento del califfato<\/b><br \/>Come fare? Se s\u2019intende davvero realizzare in Medio Oriente un ultimo sforzo di pacificazione tra le due compagini storiche dell\u2019Islam, occorre che gli Usa accettino il dato di fondo della attuale situazione e cio\u00e8 che la principale minaccia alla pace in Medio Oriente non viene dall\u2019Iran degli ayatollah bens\u00ec dall\u2019estremismo sunnita. Questo deve essere combattuto, ma non solo sul piano militare, se si vuole bloccare il tentativo dell\u2019Isil e di altri gruppi di imporre il califfato islamico e di esportare il terrorismo.<\/p>\n<p>Da qui l\u2019interrogativo di fondo: pu\u00f2 oggi la diplomazia occidentale contribuire ad attivare una fase davvero nuova nella regione? Pu\u00f2 compartire una soluzione che convinca non solo i governi sunniti allarmati dalla minaccia eversiva che nasce al loro interno e che sta penetrando i propri territori, ma anche le forze sciite della regione? <\/p>\n<p>Di fronte a tanto sangue e dopo tanti errori, si sente l\u2019esigenza di un ripensamento strategico delle alleanze politiche in Medio Oriente. Non \u00e8 pi\u00f9 tempo per generiche dichiarazioni, n\u00e9 per interventi dettati dalla sola urgenza. Per il momento, purtroppo, prevale il disorientamento. Come dimostrano le tante perplessit\u00e0 sulla politica estera del presidente statunitense Barack Obama e l\u2019imbarazzato silenzio dell\u2019Unione europea.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si devono ancora considerare intoccabili le frontiere dello stato iracheno e di quello siriano imposte negli anni venti del secolo scorso dalle potenze vincitrici della prima Guerra mondiale che si spartirono le spoglie dell\u2019impero ottomano? 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