{"id":27360,"date":"2014-07-16T00:00:00","date_gmt":"2014-07-15T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/mano-lunga-della-cina-sul-mare\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:22","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:22","slug":"mano-lunga-della-cina-sul-mare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/07\/mano-lunga-della-cina-sul-mare\/","title":{"rendered":"Mano lunga della Cina sul mare"},"content":{"rendered":"<p>In questi ultimi tempi, la Comunit\u00e0 internazionale ha cominciato a prestare notevole attenzione all\u2019inasprirsi dei rapporti fra la Cina e alcuni stati del Sud-Est asiatico. <\/p>\n<p>L\u2019oggetto del contendere \u00e8 rappresentato dalla sovranit\u00e0 su alcune isole del Mare Cinese del Sud, raggruppate in quattro arcipelaghi principali: Spratlys, Paracels, Pratas e Macclesfield Bank, ai quali si aggiunge la barriera corallina denominata Scarborough Shoal.<\/p>\n<p>L\u2019insorgere delle tensioni risale ai tardi anni Sessanta, insieme al sospetto che il fondale marino della zona fosse ricco di petrolio e gas. Ciononostante, la controversia si \u00e8 accesa nel 2009, quando la Cina, sulla base di \u201cabbondanti\u201d, ma non meglio precisate, \u201cprove storiche e giuridiche\u201d, ha rivendicato la sua sovranit\u00e0 su una considerevole porzione di mare che comprende gli arcipelaghi di cui sopra, racchiusa dalla cosiddetta \u2018linea ad U\u2019.<\/p>\n<p><b>Manila porta in tribunale Pechino <\/b><br \/>A tale rivendicazione si oppongono quegli Stati costieri della regione che, in virt\u00f9 delle norme stabilite dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del mare (Cdm), considerano i loro diritti pregiudicati dalle pretese cinesi: il gruppo include Brunei, Vietnam, Malesia e Filippine.<\/p>\n<p>L\u2019aggressiva strategia della Cina, che ha di recente avviato operazioni di trivellazione in alcune delle zone contese, ha alimentato le ostilit\u00e0: allo scorso maggio risale la notizia dell\u2019affondamento di un peschereccio vietnamita a opera di navi cinesi, riportata da fonti vicine ad Hanoi.<\/p>\n<p>La supremazia militare, politica ed economica cinese sulla regione \u00e8 indiscussa, e gioca certamente un ruolo centrale negli equilibri geopolitici della regione. Proprio per questo, le Filippine stanno perseguendo la via del ricorso alla giurisdizione internazionale, ipotesi che anche il Vietnam ha di recente affermato di prendere in considerazione.<\/p>\n<p>Il governo di Manila respinge la legittimit\u00e0 della \u2018linea ad U\u2019, e ribadisce il principio consuetudinario, pi\u00f9 volte riaffermato dalla Corte internazionale di giustizia (Cig), stando al quale \u201cla terra domina i mari\u201d, cosicch\u00e9 solo pertinenze territoriali sono in grado di generare zone marittime sulle quali si estenda la sovranit\u00e0 di uno stato. Al fine di godere di diritti esclusivi sui fondali della zona, pertanto, la Cina dovrebbe provare la sovranit\u00e0 sulle isole.<\/p>\n<p>Cina e Filippine &#8211; come del resto gli altri stati della regione &#8211; hanno entrambe ratificato la Cdm, la quale prevede, nel caso insorga una disputa fra due stati membri, il ricorso obbligatorio a uno degli strumenti giudiziali di cui all\u2019articolo 287: il Tribunale internazionale del Diritto del mare, la Cig, o un tribunale arbitrale costituito secondo le norme dell\u2019Annesso VII alla Convenzione. <\/p>\n<p>Qualora uno stato non abbia preventivamente operato una scelta, si ritiene che lo stesso abbia tacitamente optato per il terzo. \u00c8 questo il caso di Cina e Filippine, e il governo di Manila, nel gennaio 2013, ha attivato un procedimento arbitrale proprio sulla scorta dell\u2019Annesso VII alla Cdm.<\/p>\n<p>Tuttavia, Pechino ha espresso il categorico rifiuto di accettare l\u2019arbitrato, considerato illegittimo. Tale posizione trova una precisa giustificazione nell\u2019articolo 298 della stessa Cdm, in virt\u00f9 del quale uno stato pu\u00f2 escludere dal novero delle dispute soggette a risoluzione giudiziale obbligatoria le controversie vertenti sui confini territoriali.<\/p>\n<p>La Cina, avendo opportunamente attivato la clausola nel 2006, non pu\u00f2 subire un procedimento contenzioso al riguardo, stante la regola del consenso operante in materia di controversie inter-statali.<\/p>\n<p>Manila ha per\u00f2 tentato di aggirare il problema, chiedendo al Tribunale di pronunciarsi non sulla questione della sovranit\u00e0, bens\u00ec sull\u2019idoneit\u00e0 delle isole a generare diritti esclusivi. Le norme della Cdm, infatti, stabiliscono che le isole generano, oltre a una piattaforma continentale, una zona di 200 miglia marine sulla quale lo stato sovrano esercita in via esclusiva il diritto allo sfruttamento economico. <\/p>\n<p>Al contrario, \u201cgli scogli che non si prestano all&#8217;insediamento umano n\u00e9 hanno una vita economica autonoma non possono possedere n\u00e9 la zona economica esclusiva n\u00e9 la piattaforma continentale\u201d (articolo 121). Ebbene, considerando che la maggior parte delle isole contese rimane sotto il livello dell\u2019acqua anche in condizioni di bassa marea, \u00e8 perlomeno dubbio che le stesse possano considerarsi adatte all\u2019insediamento umano.<\/p>\n<p><b>Patata bollente con conseguenze regionali <\/b><br \/>Il Tribunale \u00e8 ora chiamato a pronunciarsi sull\u2019ammissibilit\u00e0 del procedimento: il collegio pu\u00f2 ritenere che i quesiti posti dalle Filippine non pregiudichino la questione della sovranit\u00e0, ed entrare poi nel merito della controversia. Alternativamente, pu\u00f2 sostenere che, di fatto, la controversia non possa prescindere dall\u2019attribuzione di diritti sovrani su pertinenze territoriali, e che di conseguenza non sussistano le condizioni per esercitare la giurisdizione.<\/p>\n<p>I giudici hanno fra le mani una patata bollente: qualora optassero per l\u2019ammissibilit\u00e0, scatenerebbero senz\u2019altro l\u2019ira di Pechino, i cui vertici potrebbero facilmente decidere di non accettare il lodo arbitrale, mettendo cos\u00ec a repentaglio la credibilit\u00e0 stessa del sistema di risoluzione delle controversie approntato dalla Cdm. <\/p>\n<p>Al contrario, decretando l\u2019inammissibilit\u00e0 del caso, renderebbero la via giudiziale impraticabile anche per il Vietnam e gli altri stati della regione, cos\u00ec esponendosi alla ricorrente critica che vede i tribunali internazionali come strumenti ligi agli interessi delle grandi potenze mondiali. Il presidente designato del collegio, Chris Pinto, stimato giurista di caratura internazionale, si \u00e8 gi\u00e0 astenuto, sulla base del fatto che sua moglie \u00e8 filippina. <\/p>\n<p>Nel frattempo, il progressivo coinvolgimento di diversi attori del panorama internazionale testimonia la crucialit\u00e0 della questione, capace di incidere notevolmente sugli equilibri economico-politici a livello mondiale.<\/p>\n<p>Il giudice Xue Hanqin, membro della Cig ed ex ministro degli esteri cinese, ha tentato di giustificare il rifiuto di partecipare al processo da parte del suo governo. Gli Stati Uniti, nel frattempo, hanno a pi\u00f9 riprese dichiarato il loro appoggio alle Filippine, ricevendo risposte a dir poco piccate da Pechino.<\/p>\n<p>La palla passa ora al Tribunale Arbitrale, il quale non potr\u00e0 non essere influenzato dal valore della posta in palio.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In questi ultimi tempi, la Comunit\u00e0 internazionale ha cominciato a prestare notevole attenzione all\u2019inasprirsi dei rapporti fra la Cina e alcuni stati del Sud-Est asiatico. 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