{"id":27440,"date":"2014-07-18T00:00:00","date_gmt":"2014-07-17T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-fine-della-diplomazia-in-medio-oriente\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:21","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:21","slug":"la-fine-della-diplomazia-in-medio-oriente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/07\/la-fine-della-diplomazia-in-medio-oriente\/","title":{"rendered":"La fine della diplomazia in Medio Oriente"},"content":{"rendered":"<p>Dopo averla minacciata sin dai primi giorni della tensione seguita al lancio dei missili palestinesi, Israele ha dato inizio all\u2019invasione della Striscia di Gaza. Questa \u00e8 stata di fatto trattenuta sia dalla riluttanza del premier israeliano Benjamin Netanyahu, sia dagli sforzi e dalle pressioni internazionali volti a realizzare un cessate il fuoco. <\/p>\n<p>Nei due giorni scorsi era sembrato che una mediazione egiziana ci fosse stata, ma in realt\u00e0 Hamas ha detto di non saperne nulla e Israele non ha di fatto commentato. L\u2019invasione \u00e8 stata quindi avviata, frustrando le attese internazionali e inasprendo un conflitto dalle prospettive assai incerte e rischiose.<\/p>\n<p><b>Fallimento diplomazia internazionale <\/b><br \/>Che la diplomazia internazionale abbia fallito non stupisce, poich\u00e9 nel contesto attuale &#8211; come la maggior parte dei commentatori ha sottolineato &#8211; la differenza con le crisi del 2008 e 2012, entrambe risolte dalla <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=2734\" target= \"blank\"><b><u> mediazione egiziana<\/u><\/b><\/a>, \u00e8 precisamente l\u2019assenza di questa mediazione. <\/p>\n<p>Gli Stati Uniti, avendo messo Hamas sulla loro \u201cblack list\u201d dei movimenti terroristici e avendocela lasciata, non sono mai stati in grado di mediare n\u00e9 nei conflitti precedenti n\u00e9 in questo. Si era parlato di una puntata al Cairo di Kerry da Vienna, dove si trovava per il negoziato nucleare con l\u2019Iran. <\/p>\n<p>Il segretario di Stato se n\u2019\u00e8 semplicemente tornato a Washington, ben conscio della sua impotenza diplomatica nel corso dei negoziati per un\u2019eventuale tregua ospitati dall\u2019Egitto. Ma questa volta Kerry non ha potuto contare sul Cairo, il quale con l\u2019avvento del presidente Abdel Fattah al-Sisi e la messa al bando dei Fratelli Mussulmani ha ora con Hamas solo dei pessimi rapporti.<\/p>\n<p>Insomma, c\u2019\u00e8 stato un cambiamento sostanziale negli equilibri regionali, che ha schierato l\u2019Egitto dalla parte dell\u2019estremismo sunnita dei sauditi, ha bruciato i Fratelli Musulmani come possibile alternativa politica e, in particolare, ha isolato profondamente Hamas. Con questo, la cerniera egiziana nell\u2019ambito del sistema regionale di sicurezza stabilito a Camp David non funziona pi\u00f9 come prima e non pu\u00f2 pi\u00f9 rendere agli Stati Uniti gli indispensabili servizi del passato.<\/p>\n<p><b>Ritiro statunitense dal Medio Oriente<\/b><br \/>Mentre Israele entra con le sue forze a Gaza, senza questa volta avere alcuna copertura politica alle spalle (per un\u2019azione che non ha alcuna soluzione militare reale perch\u00e9 Hamas non riconoscer\u00e0 alcuna sconfitta), emerge con evidenza la realt\u00e0 di un equilibrio regionale pi\u00f9 rigido, assai meno duttile che impedisce ai governi della regione e dell\u2019Occidente di poter anche solo gestire la crisi permanente e multiforme che \u00e8 diventato il Medio Oriente. <\/p>\n<p>Altro che strategie di <i>off-shore balancing<\/i>! L\u2019amministrazione Obama indica a sostegno del ritiro statunitense dal Medio Oriente una strategia di gestione indiretta degli equilibri regionali, che si affida agli alleati e ai partner &#8211; quella che durante la crisi di Libia nel 2011 fu definita \u201cleading from behind\u201d. <\/p>\n<p>Ma l\u2019attuazione di una strategia di questo genere, per essere efficace, deve essere accompagnata da una moltiplicazione degli sforzi diplomatici e, soprattutto, da obiettivi politici chiari.<\/p>\n<p>Questi obiettivi invece mancano, sia negli Usa che in Europa, con il risultato che il ritiro militare non si accompagna alla maggiore iniziativa politica che sarebbe necessaria e i rischi provenienti dal Medio Oriente, lungi dall\u2019attenuarsi, stanno crescendo e potrebbero diventare un giorno o l\u2019altro delle vere e proprie minacce. <\/p>\n<p>Lo si vede ora a Gaza e in Iraq, come lo si \u00e8 visto nei tre anni passati in Siria, in Libia, nello Yemen e, a conti fatti, in Egitto.<\/p>\n<p>Questo irrigidimento delle strutture diplomatiche mediorientali, messo cos\u00ec bene in evidenza nella crisi in corso, segna il fallimento della politica di Obama nella regione: oggi a Gaza si capisce meglio che in Medio Oriente e Nord Africa l\u2019amministrazione, pi\u00f9 che gestire gli equilibri con abile diplomazia indiretta, ha solo messo la spazzatura sotto il tappeto e distribuito tranquillanti destinati a durare poco senza risolvere niente. <\/p>\n<p><b>Ondata jihadista<\/b><br \/>Inoltre, va considerato che la crisi di Gaza si sviluppa in un contesto di serio aggravamento dell\u2019instabilit\u00e0 regionale e rischia di saldarsi con le determinanti di questo aggravamento. <\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 dubbio che la molla del conflitto in corso risiede nell\u2019emergenza jihadista che dalla Siria si \u00e8 riversata in Iraq ora si ripercuote in Palestina. Il confitto \u00e8 stato voluto e suscitato dalla parte jihadista che si trova ai bordi estremi dell\u2019ombrello di Hamas, galvanizzata e forse direttamente istigata dall\u2019impresa di \u201cStato Islamico\u201d in Iraq e dalle sue possibili prospettive in Giordania.<\/p>\n<p>In conclusione, mentre \u00e8 assai difficile pronunciarsi sul destino prossimo dell\u2019invasione in atto a Gaza, si pu\u00f2 senza esitazione affermare che essa finisce di rendere visibile l\u2019inadeguatezza, se non l\u2019inesistenza, della politica occidentale verso il Medio Oriente. <\/p>\n<p>Ci\u00f2 danneggia gravemente le popolazioni della regione e gli stessi Stati Uniti. Danneggia ugualmente le nazioni europee, che non riuscendo a unirsi per fare quello che loro conviene, lasciano fare gli Stati Uniti, i quali per\u00f2 a loro volta, come abbiamo cercato di  argomentare, non fanno o fanno male. Dunque Gaza, dovrebbe essere per gli europei un segnale della necessit\u00e0 di prendere in mano il loro destino.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo averla minacciata sin dai primi giorni della tensione seguita al lancio dei missili palestinesi, Israele ha dato inizio all\u2019invasione della Striscia di Gaza. Questa \u00e8 stata di fatto trattenuta sia dalla riluttanza del premier israeliano Benjamin Netanyahu, sia dagli sforzi e dalle pressioni internazionali volti a realizzare un cessate il fuoco. 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