{"id":27500,"date":"2014-07-24T00:00:00","date_gmt":"2014-07-23T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/servirebbe-uno-scatto-di-reni\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:19","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:19","slug":"servirebbe-uno-scatto-di-reni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/07\/servirebbe-uno-scatto-di-reni\/","title":{"rendered":"Servirebbe uno scatto di reni"},"content":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 una strettoia a Bruxelles che rende pi\u00f9 difficile a Matteo Renzi l\u2019approvazione integrale del suo programma. Apparentemente, essa \u00e8 determinata da alcuni leader politici: quelli tedeschi in prima approssimazione. Ma non \u00e8 un mistero che sotto il velo delle posizioni politiche sta la resistenza pi\u00f9 o meno ostile di buona parte della tecno-burocrazia comunitaria. <\/p>\n<p>\u00c8 essa che esprime il massimo di rigidit\u00e0 sul terreno della politica economica, certo in accordo anche con altre strutture dell\u2019economia e della finanza tedesche ed europee. \u00c8 essa che preme su Merkel e Schauble, rendendo loro pi\u00f9 difficile far passare un\u2019impostazione economica nuova: corrispondente alla ricostituzione di una volont\u00e0 politica nei luoghi deputati alle decisioni della politica e non alle istanze della burocrazia. <\/p>\n<p>Non vederlo significa portarsi appresso quel pregiudizio favorevole alla Commissione di Bruxelles che appartenne al primo federalismo europeo. Invece la Commissione, da motore dell\u2019unit\u00e0 europea, \u00e8 sempre pi\u00f9 divenuta un organo burocratico di resistenza alla innovazione oggi concentratasi sulla riforma dell\u2019indirizzo economico dell\u2019Unione europea (Ue). <\/p>\n<p>La domanda da porsi sembra dunque se sia possibile uscire da questa impasse attraverso iniziative che modifichino il peso della reale struttura di potere che grava sull\u2019Ue. Urgono iniziative politiche di rilievo, di respiro: che non siano fermate dal consueto richiamo al debito, al deficit di bilancio e a quant\u2019altro di simile viene messo in campo. <\/p>\n<p><b>Priorit\u00e0 alla politica industriale<\/b><br \/>Sotto questo profilo la condizione del sistema industriale europeo \u00e8 questione che va appunto affrontata in termini di visione strategica. Non solo perch\u00e9 la ripresa \u00e8 difficile debole e fragile, e non solo perch\u00e9 non corrisponde al nuovo dinamismo dei grandi paesi emergenti; ma anche perch\u00e9, <i>rebus sic stantibus<\/i>, \u00e8 ben prevedibile un maggiore sviluppo concorrenziale della forte industria americana, sollecitato dall\u2019enorme vantaggio competitivo che le deriver\u00e0, accanto ad altri fattori, dalla produzione dal gas di scisto. <\/p>\n<p>Associare questo problema con una forte spinta politica alla creazione del mercato unico euro-americano (la Ttip) non sembra allora un invenzione di pittori della domenica. \u00c8 stato il Presidente Usa a dire agli europei che l\u2019arrivo del gas americano &#8211; ad un costo enormemente minore di quello della Russia e di altri tradizionali paesi produttori &#8211; sarebbe ancor pi\u00f9 facile nel quadro della Ttip. <\/p>\n<p>Ci\u00f2 esigerebbe fin d\u2019oggi l\u2019approntamento di un vasto piano di infrastrutture gasifere e di gasdotti conseguenti. E i benefici che deriverebbero da questi investimenti alla crescita economica dell\u2019Ue si sommerebbero, cos\u00ec, all\u2019impulso generato dalla nascita del mercato transatlantico, cifrata consuetamente nell\u2019ordine dell\u20191%. <\/p>\n<p>Mentre si apre la possibilit\u00e0 di un\u2019iniziativa sulla grande fonte energetica in corso di esplorazione nelle acque sotto Cipro, nel quadro di una pi\u00f9 audace politica mediterranea dell\u2019Ue.<\/p>\n<p> <b>Una Germania meno americana?<\/b><br \/>Su questi punti occorrerebbe fare presto. E iniziative sembrano ancor pi\u00f9 necessarie se si tengono presenti due avvenimenti recentissimi. Il viaggio di Angela Merkel in Cina e l\u2019esplosione dello scandalo dello spionaggio americano in Germania, culminata nella espulsione del capo della Cia a Berlino. Sembrano due fatti da considerare insieme. <\/p>\n<p>L\u2019incontro della signora Merkel con i dirigenti cinesi ovviamente rafforza il legame tra la Germania e la Cina. Non a caso nel corso di questo anno i due paesi daranno vita a ben 3 summit: una frequenza che si era registrata solo tra paesi dell\u2019Ue. <\/p>\n<p>Il viaggio della signora Merkel \u00e8, anche, naturalmente un viaggio di affari. Ma sembra significare pure la volont\u00e0 di  marcare per la Germania un ruolo maggiore nella condizione internazionale avviata verso la dominanza dei grandi Stati di peso continentale. <\/p>\n<p>Ora il corso della Germania \u00e8 notoriamente decisivo per l\u2019Europa. Se si impegnasse su un corso differente (o in parte differente) da quello degli ultimi sessant\u2019anni ci sarebbe da preoccuparsi, comunque la si pensi. <\/p>\n<p>E per\u00f2 \u00e8 vero che una duplice inclinazione ha pesato negli ultimi decenni sulla politica tedesca: una Germania sempre pi\u00f9 europea nel legame tra i due pilastri atlantici? o una Germania sempre pi\u00f9 autonoma, capace di trascinare dietro di s\u00e9 tutti o alcuni paesi europei, e desiderosa di giocare in proprio? Il dialogo pi\u00f9 stretto con la Cina sposta in questa direzione. <\/p>\n<p><b>Puntare sui veri interessi comuni<\/b><br \/>Attenzione dunque a che l\u2019Ue faccia ogni sforzo per rafforzare il primo corno del dilemma. Attenzione a combattere tempestivamente, con atti politici, quel tanto di neo-nazionalismo che ha cominciato da tempo ad influire sugli orientamenti di tutti i partiti tedeschi.<\/p>\n<p>L\u2019ira della signora Merkel per il reclutamento di un agente dei servizi segreti tedeschi da parte degli Stati Uniti (in aggiunta all\u2019intercettazione del telefono privato della Cancelliera) \u00e8 ben comprensibile: ma avr\u00e0 un impatto sull\u2019opinione pubblica tedesca che \u00e8 stato naturalmente meditato. <\/p>\n<p>Non a caso, il portavoce della Cancelliera ha subito dichiarato che il nuovo episodio non mette in questione la creazione del mercato transatlantico. <\/p>\n<p>Ma \u00e8 chiaro che lo scandalo delle spie alimenter\u00e0 il sentimento antiamericano gi\u00e0 circolante al fondo della condizione tedesca. Ed \u00e8 inevitabile che ci\u00f2 renda pi\u00f9 difficile persuadere i tedeschi dei benefici di una pi\u00f9 stretta cooperazione con gli Stati Uniti. <\/p>\n<p>Le tensione transatlantiche rischiano cos\u00ec di dare nuova spinta alla tesi del ruolo autonomo della Germania e a pi\u00f9 strette relazioni con la Cina, essendo entrate in difficolt\u00e0 quelle con gli Stati Uniti e in crisi quelle con la Russia di Putin.<\/p>\n<p>Ecco, su questi punti occorrerebbe probabilmente uno scatto di qualit\u00e0 da parte di Matteo Renzi. Spostare il fuoco dell\u2019attenzione verso i grandi problemi che condizionano tutti i paesi europei \u00e8 una mossa giusta; che serve anche ad attenuare su altre questioni il fuoco di sbarramento da cui \u00e8 annebbiato il cielo di Bruxelles e a gettare acqua suoi fuochi neo-nazionalisti che spuntano in Germania.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 una strettoia a Bruxelles che rende pi\u00f9 difficile a Matteo Renzi l\u2019approvazione integrale del suo programma. Apparentemente, essa \u00e8 determinata da alcuni leader politici: quelli tedeschi in prima approssimazione. Ma non \u00e8 un mistero che sotto il velo delle posizioni politiche sta la resistenza pi\u00f9 o meno ostile di buona parte della tecno-burocrazia comunitaria. 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