{"id":27580,"date":"2014-07-30T00:00:00","date_gmt":"2014-07-29T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/una-commissione-a-geometria-variabile\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:16","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:16","slug":"una-commissione-a-geometria-variabile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/07\/una-commissione-a-geometria-variabile\/","title":{"rendered":"Una Commissione a geometria variabile"},"content":{"rendered":"<p>Disegnare il telaio della sua nuova Commissione senza preoccuparsi troppo di chi mettere ai posti di guida. Il <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=2724\" target= \"blank\"><b><u>neo-eletto presidente Jean-Claude Juncker<\/u><\/b><\/a> ha ancora qualche settimana per dedicarsi a questa missione. <\/p>\n<p>L\u2019incertezza stessa che persiste su chi sar\u00e0 il prossimo <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=2739\" target= \"blank\"><b><u>Alto rappresentante<\/u><\/b><\/a> per la politica estera (e suo vice) potrebbe incoraggiare una riflessione meno personalizzata e pi\u00f9 orientata a trovare una<a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=2753\" target= \"blank\"><b><u> soluzione funzionale<\/u><\/b><\/a> efficace ai problemi che hanno afflitto l\u2019azione esterna dell\u2019Unione europea (Ue) dopo Lisbona &#8211; e che il presidente &#8211; eletto della Commissione ha dichiarato di voler affrontare e, sperabilmente, risolvere.<\/p>\n<p><b>Squadre di commissari<\/b><br \/>Fra questi, l\u2019assetto interno del collegio rappresenta un\u2019assoluta priorit\u00e0. L\u2019esperienza della scorsa legislatura \u00e8 stata piuttosto deludente in termini di coordinamento e collegialit\u00e0 fra i suoi membri con competenze dirette nell\u2019ambito delle relazioni esterne.<\/p>\n<p>La creazione formale di un \u2018gruppo\u2019 di commissari &#8211; presieduto da Catherine Ashton e, all\u2019occorrenza, dallo stesso Jos\u00e8 Barroso &#8211; non ha avuto alcun seguito significativo, e i conflitti \u2018territoriali\u2019 fra Commissione e il <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=2435\" target= \"blank\"><b><u>Servizio europeo per l\u2019azione esterna<\/u><\/b><\/a> (Seae) non sono certo mancati.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, la natura sempre pi\u00f9 ibrida e complessa delle crisi a cui l\u2019Ue \u00e8 stata esposta in questi ultimi anni avrebbe richiesto &#8211; e continuer\u00e0 a richiedere &#8211; una volont\u00e0 e una capacit\u00e0 di azione concertata da parte di tutti, tanto all\u2019interno del collegio che fra i vari servizi (Seae compreso). <\/p>\n<p>Alcuni passi incoraggianti sono stati compiuti di recente, a livello operativo, su cybersecurity, Ucraina e sicurezza marittima &#8211; ma molto resta ancora da fare. Soprattutto, i segnali devono venire dall\u2019alto.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 che (ri)creare gruppi o assetti interni pi\u00f9 o meno rigidi, e magari controversi, potrebbe ad esempio valere la pena di immaginare un <i>modus operandi <\/i>del collegio pi\u00f9 flessibile &#8211; per \u2018squadre\u2019 di commissari coordinate da un vice-presidente (per le relazioni esterne, in linea di principio, dall\u2019Alto rappresentante) e autorizzate a operare come vere e proprie <i>task forces <\/i>su certe crisi o dossiers complessi &#8211; come una serie di ellissi mobili e sovrapposte, piuttosto che di piramidi chiuse o silos prestabiliti.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente che, accanto ai portafogli pi\u00f9 tradizionali legati all\u2019azione esterna (sviluppo, aiuti umanitari, in parte allargamento), appare sempre pi\u00f9 difficile non associarvi commercio (tanto pi\u00f9 ora che le sanzioni sono divenute uno strumento centrale della politica estera e di sicurezza comune), clima (anche in vista della Conferenza internazionale di Parigi dell\u2019anno prossimo), o il settore legato a migrazioni, visti e asilo. <\/p>\n<p>Mentre stabilire e mantenere gerarchie formali all\u2019interno del collegio creerebbe problemi di varia natura, una struttura pi\u00f9 agile e a tempo &#8211; con adeguate deleghe di competenze e conseguente revisione dei regolamenti finanziari &#8211; permetterebbe forse di ottenere migliori risultati con minori attriti. <\/p>\n<p><b>Azione esterna dell\u2019Ue<\/b><br \/>Qualcosa potrebbe essere ritoccato anche nella sfera \u2018relazioni esterne\u2019 del collegio. L\u2019esperienza degli ultimi dieci anni ha dimostrato, ad esempio, che il mandato che associava allargamento e vicinato ha creato pi\u00f9 problemi di quanti non ne abbia risolti. <\/p>\n<p>Con 27 portafogli da assegnare ad altrettanti commissari, l\u2019inevitabile frammentazione andrebbe forse vista, allora, come un\u2019opportunit\u00e0 per favorire una certa specializzazione. <\/p>\n<p>E la politica di vicinato va comunque rivisitata: l\u2019ambizione di mantenere un approccio unico dal Marocco alla Bielorussia \u00e8 stata demolita dai fatti (e non ha certo impedito la nascita dell\u2019Unione per il Mediterraneo e il lancio del Partenariato orientale) ancor prima di doversi confrontare con la primavera araba o la crisi ucraina. <\/p>\n<p>Dunque perch\u00e9 non ricavarne pi\u00f9 portafogli? Accanto all\u2019allargamento, che assumer\u00e0 del resto contorni sempre pi\u00f9 \u2018interni\u2019 e di lungo termine legati all\u2019incorporazione dell\u2019<i>acquis<\/i> da parte degli attuali candidati, ci sarebbe infatti spazio per due commissari &#8211; uno per il vicinato meridionale e uno per quello orientale, in senso lato &#8211; operanti entrambi sotto la supervisione dell\u2019Alto rappresentante (e autorizzati, come Juncker stesso ha lasciato capire, a operare come suoi vice quando necessario) ma in grado anche di collaborare con le altre Direzioni generali della Commissione, in modo da focalizzare l\u2019azione comune e darle pi\u00f9 visibilit\u00e0 anche personale. <\/p>\n<p><b>Difesa europea<\/b><br \/>Infine, la difesa &#8211; gi\u00e0 in cima all\u2019agenda Ue l\u2019anno scorso e destinata a ritornarvi l\u2019anno prossimo. Diversi dossiers legati alla politica di sicurezza e difesa comune sono attualmente trattati dalla Commissione in compartimenti separati all\u2019interno di diverse Direzioni generali, per lo pi\u00f9 come sotto-sezioni di altre politiche comuni, che si tratti di concorrenza e mercato interno, industria, ricerca, cyber o altro. <\/p>\n<p>Se \u00e8 vero che la Commissione non ha competenze dirette nel settore (salvo in materia di mercato interno), \u00e8 anche vero che questa dispersione non giova n\u00e9 alla Commissione n\u00e9 alla politica di sicurezza e difesa comune. <\/p>\n<p>Perch\u00e9 allora non concentrare sotto la responsabilit\u00e0 di un nuovo commissario (o, perch\u00e8 no, dello stesso Alto rappresentante, che avrebbe cos\u00ec un \u2018suo\u2019 portafoglio all\u2019interno del collegio) le importanti risorse e capacit\u00e0 esistenti, dando cos\u00ec pi\u00f9 coerenza e visibilit\u00e0 all\u2019azione comunitaria? Forse un piccolo passo per la Commissione ma, potenzialmente, un gigantesco balzo per l\u2019azione esterna dell\u2019Unione.<\/p>\n<p>  .<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Disegnare il telaio della sua nuova Commissione senza preoccuparsi troppo di chi mettere ai posti di guida. Il neo-eletto presidente Jean-Claude Juncker ha ancora qualche settimana per dedicarsi a questa missione. 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