{"id":27590,"date":"2014-07-31T00:00:00","date_gmt":"2014-07-30T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/libia-verso-la-somalizzazione\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:15","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:15","slug":"libia-verso-la-somalizzazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/07\/libia-verso-la-somalizzazione\/","title":{"rendered":"Libia verso la somalizzazione"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019evacuazione dalla Libia di cittadini stranieri, uomini d\u2019affari, diplomatici e tecnici ha assunto un ritmo serrato. <\/p>\n<p>Il motivo occasionale sta nelle due sanguinose battaglie in corso: all\u2019aeroporto di Tripoli lo scontro \u00e8 fra le milizie di Zintan &#8211; nazional liberali &#8211; e quelle di Misurata &#8211; filo islamiste; a Bengasi, Ansar al-Sharia e altri estremisti islamici combattono contro una coalizione di milizie pi\u00f9 o meno politicamente apparentabili con quelle di Zintan, fra cui quella formata negli ultimi mesi dall\u2019ex generale Khalifa Haftar.<\/p>\n<p>Lo scontro di oggi ha per\u00f2 un profilo politico diverso dal conflitto a bassa intensit\u00e0 di tutti contro tutti che abbiamo conosciuto nei due anni precedenti e certamente prefigura una svolta.<\/p>\n<p>Da una parte, la multipolarit\u00e0 della crisi libica &#8211; il moltiplicarsi di conflitti fra i pi\u00f9 disparati attori &#8211; appare in declino. Dall\u2019altra, le violenze in corso sembrano mettere definitivamente in causa il processo politico di transizione democratica che si era messo in moto dopo la rivoluzione. Entrambe questi fattori possono determinare un salto di qualit\u00e0 nei conflitti in atto.<\/p>\n<p>Nei due anni passati, la crisi libica \u00e8 stata un rompicapo a causa del suo carattere multipolare, di tutti contro tutti: le trib\u00f9, le etnie, la Cirenaica e la Tripolitania. Pi\u00f9 di recente alcuni di questi conflitti, pur lungi dall\u2019essere risolti, hanno per\u00f2 cominciato a recedere. Ci\u00f2 vale per l\u2019occupazione dei terminali petroliferi, la tensione fra i \u201cfederalisti\u201d cirenaici e il centro tripolino e il conflitto fra gli Awad arabi e i Tubu nell\u2019estremo sud del paese.<\/p>\n<p><b>Conseguenze della legge per l\u2019epurazione<\/b><br \/>Si \u00e8 invece rafforzato il conflitto di fondo che nei due anni passati \u00e8 fermentato fra le forze rivoluzionarie esclusive e quelle inclusive. Lo scontro \u00e8 avvenuto, in particolare, sulla legge per l\u2019epurazione, che ha sancito severi criteri di esclusione per tutti quei leader e funzionari che avevano servito sotto il regime di Muammar Gheddafi. <\/p>\n<p>Questi criteri si sono rivelati cos\u00ec rigidi da escludere anche Mahmoud Jibril, uno dei leader indiscussi della rivoluzione (anche se a era in precedenza nei ranghi dell\u2019amministrazione del regime).<\/p>\n<p>Beninteso, la legislazione sull\u2019epurazione non \u00e8 nata come strumento di esclusione dei nazional-liberali ma, cammin facendo, la coalizione islamista nel Congresso generale (i Fratelli Mussulmani e il Blocco dei Martiri di Abu Sahmain) l\u2019ha indubbiamente usata proprio a questo scopo: per rovesciare i governi e la maggioranza dominati dall\u2019Alleanza delle Forze Popolari dei nazional-liberali.<\/p>\n<p><b>Milizie e lotta per il potere<\/b><br \/>Diplomatici e analisti internazionali hanno continuato a interpretare il processo politico libico come una transizione fondamentalmente consensuale verso la democrazia, in cui erano impegnati sia nazional-liberali che islamisti liberali, anche se disturbata, ahim\u00e9, dalla prevaricazione delle milizie, forti del monopolio della forza a fronte di un governo privo di mezzi coercitivi.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, c\u2019\u00e8 stata una dura lotta per il potere, in cui tutte le parti in conflitto non hanno esitato a usare a loro vantaggio le milizie, al fine di escludere l\u2019avversario. Gli islamisti, in particolare, non hanno neppure esitato, quando gli \u00e8 convenuto, di allearsi con i jihadisti di Derna e Bengasi.<\/p>\n<p>I Fratelli Mussulmani e i loro alleati non hanno accettato la loro condizione di minoranza nel Congresso e nel paese, fino al tentativo di nominare, malgrado minoranza, un loro governo al posto di quello di Ali Zeidan, dopo averlo costretto alle dimissioni e alla fuga dal paese. <\/p>\n<p>Fallito questo tentativo, il 25 giugno si sono fatte elezioni legislative con l\u2019obiettivo di rinnovare lo screditato Congresso Generale, cui \u00e8 stata data anche la nuova denominazione di Camera dei Rappresentanti. <\/p>\n<p>Anche le elezioni sono state per\u00f2 un fallimento. Alle elezioni si sono candidati solo indipendenti, essendo stati esclusi i partiti. Nessuno perci\u00f2 \u00e8 in grado di dire quale tendenza la nuova Camera esprimer\u00e0 e in che tempi. Non \u00e8 neanche chiaro se la Camera dei Rappresentanti riuscir\u00e0 a riunirsi, ma \u00e8 evidente che, se pure ci riuscisse, non sar\u00e0 certo in grado di avviare quel processo politico che in due anni ha registrato solo fallimenti. Il nuovo Parlamento \u00e8 anzi assurto a simbolo della fallita transizione democratica.<\/p>\n<p><b>Ruolo comunit\u00e0 internazionale<\/b><br \/>La comunit\u00e0 internazionale non pu\u00f2 illudersi di stabilizzare il paese, riattivando un processo politico finito in un vicolo cieco o cercando di addestrare le forze di sicurezza necessarie a ridare al governo libico (quale governo?) il monopolio della forza. <\/p>\n<p>Cos\u00ec il futuro della Libia sembra sempre pi\u00f9 dipendere dall\u2019esito del conflitto, come in alcuni paesi del Levante. Nessuno vuole intervenirvi militarmente, n\u00e9 \u00e8 in grado di esercitare una qualche influenza politica significativa. Per la Libia si profila quindi uno scenario simile a quello della Siria: difficolt\u00e0 a individuare dei partner a parte intera; quindi, assai scarsa convinzione e impegno nel sostenerli; in conclusione, un\u2019influenza insignificante.<\/p>\n<p>In Libia per\u00f2 la destabilizzazione ha effetti pi\u00f9 immediati sull\u2019Europa e sui suoi interessi. Inoltre, non esiste, come in Siria, un centro politico strutturato come quello degli Assad. In questo senso, la Libia sembra avviata pi\u00f9 verso il destino della Somalia che della Siria, cio\u00e8 a diventare un vero e proprio stato fallito.<\/p>\n<p>Difficilmente per\u00f2 l\u2019Europa pu\u00f2 restare a guardare. Dagli Stati Uniti gli europei possono aspettarsi un appoggio, ma non un\u2019iniziativa che surroghi, come al solito, la loro. Dagli arabi possono aspettarsi di pi\u00f9, in particolare dall\u2019Egitto e, forse dall\u2019Arabia Saudita, ma su un terreno politico molto scivoloso.<\/p>\n<p>Il rischio \u00e8 che l\u2019Europa sia coinvolta in uno dei tanti conflitti settari che stanno sconvolgendo la regione e finisca per essere trascinata in un confronto contro jihadisti e\/o Fratelli Mussulmani, politicamente inopportuno per i suoi interessi. \u00c8 venuto il momento che a questi sviluppi e ai gravi rischi che essi comportano si ponga finalmente mente, e che lo si faccia al pi\u00f9 presto.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019evacuazione dalla Libia di cittadini stranieri, uomini d\u2019affari, diplomatici e tecnici ha assunto un ritmo serrato. 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